L'allarme della Caritas: "Povertà sommersa". Nel 2016 sostenute più di 2500 persone

Ravenna | 19 Febbraio 2017 Cronaca
Raffaella Bazzoni, coordinatrice del centro di ascolto diocesano della Caritas, commenta i dati relativi al 2016, anche se i numeri sono destinati a crescere perchè andranno sommati a quelli raccolti dalle tante parrocchie del territorio. Quante sono state, ad oggi, le richieste? «Non abbiamo dati ufficiali, ma in linea generale posso dire che c’è stato un calo del 10% rispetto ai nuclei assistiti, in quanto siamo passati dai 1011 del 2015 ai 907 del 2016. In totale abbiamo sostenuto 2676 persone, ma la nostra percezione è che non ci sia stata una diminuzione di chi è in difficoltà, bensì che esistano situazioni sempre più complesse e una povertà sommersa. Un aspetto che non emerge, ma che è sempre più forte, è la debolezza relazionale e la solitudine di chi incontriamo. Abbiamo anche l’impressione che siano tanti gli anziani che vivono nel silenzio delle loro case». La maggior parte delle persone assistite è straniera? «Sul totale, 530 sono stranieri (58,4%), mentre gli italiani sono 349 (38,50%). In media, i connazionali che si rivolgono a noi sono più di quelli che vanno nei centri dell’Emilia-Romagna, dove ci si ferma al 21%. Di conseguenza possiamo dire che la povertà, a Ravenna, è un problema molto sentito anche dagli italiani» Quanti sono stati i nuovi contatti? «Tra i 907 che nel 2016 si sono rivolti a noi, in 214 ci hanno contattato per la prima volta. Si tratta del 24%, quindi di un numero molto alto. In totale abbiamo distribuito 3496 pacchi viveri e, anche se c’è un lieve calo rispetto al 2015, siamo convinti che la povertà sia comunque molto accentuata. Un grande disagio è manifestato dagli over 50 che faticano a ricollocarsi nel mondo del lavoro». Ci sono molti giovani? «Tra gli stranieri la fascia più rappresentativa è quella tra i 25 e i 34 anni, mentre per gli italiani si sale tra i 45 e i 54 anni. Se guardiamo i connazionali, c’è una maggioranza di persone sole, non coniugate, e questo ci dimostra che chi è da solo è in una situazione di maggiore difficoltà. Al contrario, tra gli stranieri ci sono più famiglie che però, proprio perchè sono numerose, comportano maggiore fragilità economica». (Federica Ferruzzi)
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