Imola, Scoperta una 'Maestà' del 1480 a Villa Torano

Imola | 28 Novembre 2018 Cultura
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- di Laura Sangiorgi Cellini 
Sulle colline di Imola si trova la residenza estiva dei Vescovi di Imola: Villa Torano.
Nel 1622 il Vescovo dell’epoca Rodolfo Millini fece costruire la villa e vi inglobò l’antica aedicola del ‘400 costruendo l’attuale chiesa che venne poi sconsacrata una trentina di anni fa.
Oggi nell’abside è stato avviato il restauro dell’affresco della Madonna che ha portato alla scoperta di una ‘Maestà’ di 177 cm di altezza riconducibile ad una datazione molto antecedente rispetto a quello che si pensava. Sotto la pittura murale infatti si è palesata una scritta in gotico antico che fa riferimento al 1480. La dott.ssa Margherita M. Boffo, la restauratrice che ha la direzione dei lavori, ci racconta come sia arrivata alla scoperta attraverso l’ausilio di un’apparecchiatura specifica che registra le immagini grazie ad una piccolissima telecamera.
 
“Ammirare tanta “Maestà” è un’emozione e una soddisfazione che riempie il cuore” - Inizia così a raccontare la restauratrice eccitata per la scoperta - “Il mio incontro con Don Beppe e la ‘Madonnina’ del comprensorio Vescovile  di Villa Torano è nato due anni fa grazie ad una mia carissima Amica ed ho accolto subito con passione la richiesta di Don Beppe di occuparmi del restauro.”
 
Le incongruenze: dall’intuito alla scoperta grazie alla diagnostica
 
“Ero da Don Beppe e prima di partire desideravo passare in Chiesa per salutare la ‘Madonnina’  che aspettava il permesso di essere restaurata. Mentre la guardavo ho notato che la luce rifletteva delle orribili pennellate di ‘porporina e acrilico’ che non avevano nulla a che vedere con la pittura murale. Osservandola meglio mi sono accorta anche dei sollevamenti della pellicola pittorica e ho subito deciso subito di sollecitare la Sovrintendenza per ottenere al più presto il permesso per l’inizio dei lavori. Nell’ eseguire i tasselli di pulizia richiesti dalla procedura di fase preliminare di restauro mi sono accorta con sorpresa di diverse incongruenze. Ai lati dell’affresco c’erano delle fessure che potevano ricondurre alla presenza di uno spazio vuoto sottostante, inoltre lo strucco centrale a ridosso dell’affresco era pericolante tanto che rischiava di danneggiare la stessa pittura ed infine, addossato al muro sottostante, era situato un cassettone che fungeva da altare provvisorio realizzato in tavole di legno di nessun pregio (l’altare autentico non esiste più o è stato completamente rimosso in passato). A seguito poi dell’esito delle analisi fatte mi sono resa conto degli impropri interventi che la pittura murale  aveva subito nel tempo, intromissioni effettuate da inesperti e a dir poco inetti “improvvisati artisti”.
 Oltre a questi elementi di composizione anche i miei studi di iconografia mi hanno suggerito un possibile indirizzo di indagine. Informazioni che si distaccavano nettamente dal periodo storico di attribuzione della Madonna che fino a questo momento era collocata agli inizi del 1600.  Un intuito che mai avrei pensato mi portasse a scoprire tale tesoro! La mia attenzione si è quindi spostata verso la cuffia indossata dal Devoto inginocchiato, riconducibile,  a mio parere, ad un tardo Medioevo.”
 
Un’opera d’arte di tale importanza ha meritato una diagnostica d’eccellenza
 
“In qualità di direttore dei lavori – spiega -  ho scelto per questo restauro colleghi di altissimo livello per effettuare tutte le diagnostiche necessarie al fine di condurre un progetto di restauro nel rispetto totale dell’opera. Ho tenuto infatti ben in considerazione il fatto che le informazioni che notavo mi avrebbero potuta portare a confermare una datazione antecedente di oltre 150 anni. Il mio consulente tecnico del progetto è il prof. Sotirios Karoutsos, mio carissimo amico  e docente di dipinti murali all’ Accademia di Belle Arti di Bologna, la diagnostica è stata effettuata dal prof. Giancarlo Grillini, geologo che ha eseguito l’analisi mineralogico-petrografica e granulometrica degli intonaci dipinti , dal prof.  Davide Bussolari, che si è occupato della fluorescenza ultravioletta e della termografia e dal prof. Michele Di Foggia, docente di chimica del restauro, che ha eseguito le analisi spettroscopiche.
La diagnostica, effettuata sulla Madonna di 80x120 cm, è stata fondamentale e mi  ha  supportata con informazioni estremamente importanti per la scoperta.”
Essenziale tra tutte le analisi è stato l’utilizzo dell’endoscopio da laboratorio che ha registrato e confermato la continuazione dell’affresco nella parte che è giunta fino a noi.
“Dopo la seconda autorizzazione da parte della Sovrintendenza di Bologna -  prosegue la restauratrice incaricata del lavoro -  in sinergia con il mio funzionario referente la dott.ssa Anna Stanzani, ho iniziato il progetto di  restauro effettuando le operazioni di spostamento del cassettone. Dapprima ho scoperto la scritta in gotico antico e di conseguenza poi la continuazione dell’affresco rivelatosi una ‘Maestà’ intera.
E’ doveroso per me ringraziare i Ragazzi di San Giacomo per il contributo nella raccolta dei fondi per il restauro e la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, nel presidente dott. Fabio Bacchilega, per il sostegno economico all’inizio dei lavori.”
Un grazie enorme va anche a Don Beppe, detto “il Don”, per il legame forte e di sostegno che si è creato anche fra mille tortuosità. Lo ringrazio soprattutto per aver ridato vita al comprensorio di Villa Torano  che era ormai in disuso, riportandolo a nuova vita con ‘la Madonnina’ che mi ha permesso di arrivare sino a qui.”
“Sono immensamente felice - conclude la dott.ssa Boffo -  la bellezza di questa pittura murale giunta a noi quasi integra mi emoziona!”
 
Dal 2015 la Curia di Imola ha dato in gestione la Villa a don Giuseppe Tagariello, Rettore della comunità imolese di San Giacomo. Il ‘Don’, conosciuto da tanti imolesi anche come ex docente di storia e filosofia al Liceo Scientifico di Imola, ci ha riassunto il quadro dell’epoca storica dove possiamo ricollocare l’affresco.
 
“Alla base dell' affresco della Madonna nella chiesetta di Torano - ha attaccato Don Beppe  - escono inaspettatamente informazioni che ci hanno  colto di sorpresa: la datazione ‘1480’ e la frase in latino scritta in lettere gotiche ‘Mater Dei genuit te ….[..]’
La prima  delle due osservazioni che desidero esporre riguarda il periodo storico dell' affresco: a Imola governavano i Riario-Sforza e precisamente Girolamo e Caterina .
Balza sulla scena storica del futuro territorio italiano l'inizio dell' era moderna e Imola , la mia città di adozione, gioca un ruolo non secondario nello scenario politico e religioso europeo .
Caterina è un personaggio che non può passare inosservato a coloro che  un minimo si addentrino nel conoscere la sua straordinaria personalità: una donna ecletticamente colta e una guerriera che molti accostano a Giovanna D' Arco o alla stupenda abbadessa medievale benedettina Ildegarda di Bingen. “
“In quel periodo - continua il ‘Don’ -  a Forlì i Riario conquistavano la città spodestando la famiglia degli Ordelaffi. Proprio nel 1480 a Imola iniziarono i lavori dell' attuale Palazzo Sersanti che, in barba alla moderna complicata ed interminabile burocrazia , termineranno nel breve tempo di 4 anni.
La gerarchia ecclesiastica sfornava Papi molto mondani per i miei gusti: Sisto IV, Alessandro VI, Giulio II, Leone X, Clemente VII. Ci vorrà la scissione di Lutero a scuotere la sensibilità cattolica e in seguito il concilio di Trento ad incoraggiare, nella seconda metà del '500, una quantità di congregazioni religiose guidate dai loro santi fondatori: Ignazio di Loyola, Filippo Neri, Gaetano da Thiene, Teresa D 'Avila, Vincenzo  Saverio, Camillo de Lellis, i cappuccini, le visitandine e gli innumerevoli e più abbondanti rami femminili.
La seconda osservazione che mi sento di fare è di carattere religioso. Nel periodo in questione si registrano tantissime forme popolari di interventi della Madonna: nel 1480 a Bocca di Rio, nel 1483 al Piratello e cosi' via in Regione, in tutta Europa, nel mondo.”
“Secondo ricerche storiche locali, eseguite dal dott. Nildi, - precisa don Tagariello -  il bellissimo e maestoso  affresco di Torano, scoperto nella sua interezza dalla restauratrice Margherita M. Boffo, viene definito dal parroco di Poggiolo ‘La Madonna che fa' miracoli’    
Come sacerdote mi permetto di dare una chiave di lettura che va oltre il devozionale: la Madonna ‘prende l'iniziativa’ di aggregare la gente comune e di confermare la loro fede, in alcuni dubbiosa, alternante e insicura .
Per me è come se la “Mater Dei” dicesse: “In attesa che si rendano disponibili coloro a cui molto ho dato e che hanno ricevuto da Dio molto nella vita , mi muovo io! Non posso permettere che la gente perda la speranza del cambiamento della propria  vita; non accetto che il popolo subisca  ingiustizie. Mi muovo io! Vado io in persona  a riaggregare  la gente!”
“Nel contesto storico  odierno denso di smarrimento di certezze – conclude il sacerdote - io mi sento di chiedere alla Santissima Vergine di riportare nelle terre di Romagna ancora una volta i suoi  miracoli. La gente di oggi ha un prepotente bisogno di essere sostenuta nel volersi bene e di essere incentivata a lavorare per il bene di tutti.”
 
Ora il restauro procederà con nuovi esami diagnostici che potranno chiarire i vari rifacimenti avvenuti nel corso dei secoli e pertanto capire come intervenire nel rispetto dell’opera. Naturalmente in questo momento il cantiere è chiuso al pubblico per motivi di sicurezza anche se le massime autorità della città, il Vescovo mons Tommaso Ghirelli e la sindaca Manuela Sangiorgi, accompagnati dal presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola Fabio Bacchiega, hanno già omaggiato la Maestà con una visita privata. Don Beppe ci assicura però che, non appena i lavori saranno ultimati, verrà fatta una presentazione alla cittadinanza per ridare la ‘Madonna dei Miracoli’ a Imola in tutto il suo splendore.
 
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