Viaggio nelle Università per Adulti, dove la voglia di imparare non ha età. Da Ravenna a Faenza, passando per Lugo e Alfonsine, sono presidi di cultura e socialità

Le Università per Adulti sono luoghi pieni di vita. Tra appunti sparsi, libri aperti e chiacchiere tra corsisti, c’è chi riscopre il latino dopo decenni, chi sperimenta la fotografia con il cellulare e chi si immerge nel teatro. Qui, la curiosità non ha età, e la voglia di imparare è l’unica regola. Ogni città ha la sua realtà, diversa per dimensioni e storia, ma con la stessa missione: offrire strumenti per capire il mondo, stimolare la mente e creare occasioni non solo di crescita culturale, ma anche di socialità.
QUANDO TUTTO È INIZIATO
Le università per adulti della provincia di Ravenna affondano le loro radici in un momento storico particolare, quando la voglia di conoscenza cercava nuovi spazi dopo la stagione delle «150 ore». Con quell’espressione si indicava un diritto conquistato negli anni Settanta: 150 ore di permesso retribuito per studiare, pensato per i lavoratori che volevano completare la propria istruzione. Fu un’iniziativa figlia delle grandi mobilitazioni operaie e di un’idea di cultura come strumento di emancipazione. Col tempo, però, quell’esperienza si esaurì, ma non il desiderio di imparare. I tempi erano maturi. Il concetto di una scuola aperta a tutti, senza esami né diplomi, era nato nel 1976 a Tolosa, in Francia, ed era approdato in Italia nel 1983 con le prime esperienze di Vicenza e Torino. Da lì, nel giro di pochi anni, l’idea attecchì anche in Romagna, trovando terreno fertile in un tessuto sociale abituato alla partecipazione e al volontariato culturale. «Si scoprì un forte bisogno di conoscenza e di imparare cose nuove» racconta Elsa Signorino, presidente dell’Università per adulti Giovanna Bosi Maramotti di Ravenna. Per rispondere a quel bisogno, tra il 1985 e il 1986 nacquero le università per adulti di Lugo, Faenza e Ravenna. «Molti corsisti avevano solo la quinta elementare, ma la curiosità era fortissima - racconta Iside Cimatti, presidente dell’Università per adulti faentina -. Ci si rendeva conto, ed è così ancora oggi, che non basta ciò che si è imparato a scuola». Qualche anno più tardi anche Alfonsine segue la stessa strada. La sua università per adulti, intitolata a Umberto Pagani, nasce nel 1997 dalla volontà di un gruppo di volontari di portare nel paese quella stessa opportunità di crescita culturale e sociale. Oggi è una delle realtà più vivaci del territorio, capace di unire corsi, laboratori e collaborazioni con scuole, musei e associazioni.
DAL CINESE ALLA RIFLESSOLOGIA
In questo periodo dell’anno i primi corsi sono appena iniziati o stanno per iniziare e le proposte originali e stimolanti non mancano. Si va dal macramè ad Alfonsine ai corsi di cinese a Lugo, passando per la riflessologia facciale vietnamita a Ravenna, corso andato subito sold out. E ancora numerologia, grafologia, un corso di veterinaria per imparare la corretta alimentazione di cani e gatti. Insomma, di certo non ci si annoia. Accanto alle novità, c’è spazio anche per riscoprire materie più tradizionali. A Faenza il latino torna protagonista dopo anni di assenza, «insegnato in maniera nuova, concentrandosi sull’origine delle parole. È un corso pensato per tutti: chi lo ha studiato e non se lo ricorda, chi lo sa, chi non lo ha mai fatto» spiega Cimatti. A Ravenna è la filosofia tradizionale a catturare l’attenzione, partendo dagli antichi greci, mentre a Lugo si torna alla matematica. Senza dimenticare i percorsi che non passano mai di moda: storia, arte, teatro e musica continuano ad attirare un pubblico numeroso e appassionato. Tra i corsi più frequentati, ad Alfonsine c’è quello di climatologia con il meteorologo Pierluigi Randi. «Dopo l’alluvione del 2023 - racconta Elena Corelli Grappadelli, presidente dell’Università per adulti Umberto Pagani - l’interesse è cresciuto molto. I cambiamenti climatici e gli eventi che ne derivano, sono temi che preoccupano e le persone vogliono informarsi e capire cosa sta accadendo». Un interesse che si riflette anche nei numeri. A Lugo gli iscritti sono già circa 800, mentre a Ravenna e Faenza si aggirano intorno ai 600, e ad Alfonsine sono circa 160. Le cifre sono destinate a salire nei prossimi mesi, con l’avvio dei corsi del secondo periodo dell’anno accademico.
IL PIACERE DI INCONTRARSI
Le università per adulti sono molto più che luoghi di studio: sono spazi in cui la cultura si mescola alla socialità e alla voglia di condividere esperienze nuove. «Il piacere di incontrarsi, conoscere e comunicare è il nostro motto - ricorda Bruna Marini, storica segretaria dell’Università per adulti Francesco Dalla Valle di Lugo -. Percepiamo il bisogno delle persone di stare insieme. Durante i corsi nascono spesso amicizie e si formano gruppi che continuano a ritrovarsi anche al di fuori delle aule». D’altra parte uno degli obiettivi di queste istituzioni è proprio quello di «tenere insieme le persone attraverso la cultura», come sottolinea Iside Cimatti da Faenza.
IL LEGAME CON IL TERRITORIO
Questa dimensione umana si intreccia con un forte radicamento sul territorio. Le università per adulti non si limitano ai corsi, ma promuovono iniziative aperte a tutta la comunità. Si va dagli appuntamenti che celebrano le ricorrenze più significative - come il libro e la mostra alle Pescherie di Lugo per i quarant’anni dell’Università Francesco Dalla Valle - alle conferenze che segnano l’inizio del nuovo anno accademico, tra cui l’incontro in programma sabato 22 novembre alle 9 al teatro Rasi di Ravenna, dove Walter Veltroni terrà una lectio dal titolo «Cinquant’anni senza Pasolini». Ad Alfonsine, l’università collabora con realtà culturali come i musei Byron e del Risorgimento, e Ravenna Teatro, organizzando presentazioni di libri, concerti e iniziative benefiche, mentre a Faenza viaggi e uscite didattiche permettono di «vedere sul campo ciò che si è studiato in aula». Le università per adulti, in fondo, sono lo specchio della società che le circonda: cambiano insieme alle persone che le frequentano e ai tempi che viviamo. «In questa epoca così complessa - osservano Elsa Signorino e Germana Strocchi, rispettivamente presidente e vicepresidente dell’Università di Ravenna - è importante offrire strumenti per comprendere la realtà» e al tempo stesso «conservare la memoria delle nostre origini e valorizzare la tradizione» aggiunge Corelli Grappadelli. Rimanere vitali significa crescere senza invecchiare: continuare a intercettare i bisogni di oggi, mantenendo alta la qualità delle proposte e la curiosità di chi, anche dopo una vita di lavoro e di esperienze, vuole continuare a imparare.