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Storia di una madre romagnola, chi era Caterina Vincenzi Alloccatelli

Emilia Romagna | 16 Maggio 2022 Fata Storia
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Veronica Quarti - L'8 maggio si è celebrata la Festa della Mamma, e sebbene questa figura femminile vada celebrata secondo mia modesta opinione, tutti i giorni dell’anno, trova in realtà uno spazio fatto di fiori, regali, bigliettini colorati da parte dei figli proprio la seconda domenica del mese di maggio. Ed è per questo motivo che ho deciso di raccontare in questo articolo la storia e la vita di una madre romagnola spesso ed ingiustamente oscurata dai posteri: Caterina Vincenzi Alloccatelli, nata a San Mauro di Romagna il 12 dicembre 1828. Il nome ahimé, forse non salterà immediatamente all’orecchio dei lettori, almeno finché non si scopre che Caterina diede alla luce, nel 1855 e pochi giorni dopo il suo compleanno, Giovanni Pascoli, celebre poeta e letterato italiano di cui abbiamo già raccontato qualcosa in questa rubrica.
Caterina era figlia di Olimpia Alloccatelli, originaria di Sogliano sul Rubicone e di Paolo Vincenzi, che invece aveva tutta la famiglia a San Mauro. La famiglia Vincenzi Alloccatelli era tutto sommato benestante: i fratelli di Caterina erano quattro, e lei era la secondogenita. Sfortunatamente la morte fu uno spettro che accompagnò la futura madre del Pascoli per tutta la sua vita, sin da giovanissima: i suoi due fratelli maschi erano infatti spirati quando erano solo dei bambini. Nel 1842 muore anche Olimpia, lasciando le tre figlie orfane di madre: una delle sorelle, Rita, si sposò a soli sedici anni. Dal canto suo, Caterina sposò Ruggero Pascoli, originario di Ravenna, il 23 settembre 1849 (quando lei aveva solo ventuno anni) e divenne madre di ben dieci figli, molti dei quali purtroppo morirono in giovane età.
La famiglia che Caterina, con impegno e dedizione riuscì a costruire assieme al marito Ruggero, era un nido fatto di quotidianità ed affetto: un rifugio che influenzò sin dall’infanzia Giovanni Pascoli, la cui poesia si farà proprio portavoce dell’importanza della famiglia, degli affetti più stretti, dell’amore di una madre che, purtroppo, ha perso molto e dovrà salutare improvvisamente, per l’ultima volta, anche il marito Ruggero.
La morte di Ruggero Pascoli è ancora oggi un mistero (ma non troppo, dal momento che le testimonianze rimaste ignorate dell’epoca raccontano molto circa quell’evento) ma sappiamo che turbò l’intera famiglia e in primo luogo Caterina, che non si riprese più dall’assassinio del marito, avvenuto il 10 agosto 1867 mentre stava rincasando. Giovanni, il preferito dei genitori (specialmente della madre, per il suo carattere estremamente affettuoso e socievole) racconterà successivamente che Caterina pianse suo marito per un anno intero, morendo il 18 dicembre 1868: del pianto drammatico della madre Pascoli ce ne parla in versi, nella poesia La cavalla storna, nella quale Caterina Vincenzi Alloccatelli interroga disperata e inutilmente, l’animale da traino che era stato testimone dell’omicidio di Ruggero Pascoli.
Penso che la storia della madre di Giovanni Pascoli meriti una dedica speciale, specialmente in relazione alla ricorrenza appena passata; perché le madri sono prima di tutto donne, spesso coraggiose e forti, che decidono di cambiare la propria esistenza per far spazio ad una nuova, quella dei propri figli. E altrettante volte i sacrifici materni vengono dimenticati, ignorati, lasciati in un angolo senza che si dedichi loro un’opportuna riflessione: questa settimana, ho pensato che la storia dovesse lasciare alle madri uno spazio tutto loro.  
 
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