Ravenna, si conclude al MAR la grande mostra su Mattia Moreni: dall’1 marzo in esposizione i suoi «Umanoidi»

Il MAR - Museo d’Arte della città di Ravenna dall’1 marzo al 3 maggio propone l'ultimo evento di un ampio progetto, curato da Claudio Spadoni, che mette in rete cinque importanti musei della Romagna nella celebrazione del lavoro di uno dei più importanti pittori italiani del ‘900, Mattia Moreni (1920-1999), artista pavese di nascita, torinese di formazione, ma che dopo lunghi soggiorni parigini ha legato il suo nome al territorio romagnolo dove ha sempre vissuto dal 1970 in poi. Dopo le mostre di Bagnacavallo, Forlì, Santa Sofia e Bologna, che hanno indagato temi particolari quali la formazione e il periodo informale, alcune serie storiche, dalle «Angurie» agli «Autoritratti», fino alla ricostruzione dell'antologica bolognese curata nel 1965 da Arcangeli, a Ravenna si inaugura un’esposizione dedicata alla produzione degli ultimi 20 anni di vita del maestro. Le serie della «Regressione della Specie» e degli «Umanoidi» rappresentano infatti ultimi approdi della ricerca di una delle figure più originali e inquiete dell’arte italiana del secondo Novecento. La mostra al MAR, curata da Serena Simoni, raccoglie una trentina di grandi opere suddivise in due sezioni per illustrare la produzione dall’inizio degli anni Ottanta e il 1999, anno della scomparsa di Moreni. Segue una terza sezione che presenta un ricco apparato fotografico e documentario allo scopo di mostrare l'interesse che numerosi critici italiani e internazionali hanno dedicato ai diversi periodi del suo lavoro. Nella prima sezione - la «Regressione della Specie» e «Belle Arti» (1983-1995) - sono esposte le opere in cui Moreni si fa testimone dell'involuzione delle Belle Arti, speculare al declino umano. Moreni nota come fin dall'inizio del Novecento l'arte abbia spento la capacità creativa dandosi all’elaborazione di forme primitiviste o dedicandosi a sterili formalismi. Questa regressione decadente o consapevole si esemplifica in oggetti o in geometrie indisciplinate che raccontano le tappe di un’arte estetizzante, infantilistica, manierata o consumista. A seguito di questa serie, Moreni inizia l'ultimo ciclo degli «Umanoidi» (1995-1999), conseguenza naturale della Regressione della Specie. Il ciclo ritrae robot in attesa dell’intelligenza artificiale e umanoidi che rimandano agli autoritratti a cui fin dal 1986 Moreni applica dispositivi, elettrodi e laser, fino all’ibridazione col computer. La genetica e l’elettronica, infatti, per Moreni offriranno la possibilità di ibridazione o sostituzione dei computer all'essere umano. Se si considerano gli sviluppi tecnologici che l'artista non aveva ancora visto - l’attuale invasività di internet e dei social nel privato di milioni di individui, profilati e indirizzati anche in senso politico, la pervasività globale del mondo delle merci, la mancanza di chiarezza informativa, l'uso capzioso delle intelligenze artificiali - non si può che confermare l'attualità di questa ultima serie di Moreni.