Ravenna, Montagnese (Fai) parla dei problemi dell'autotrasporto: «Non solo il caro carburante, anche le infrastrutture pesano»

Emilia Romagna | 14 Gennaio 2023 Economia
Elena Nencini
Tempi di rincari per molti settori: per quanto riguarda gli autotrasportatori l’aumento dei costi del carburante non è l’unico problema. Giuseppe Montagnese, segretario provinciale Fai (Federazione autotrasportatori italiani per la Romagna), parla dei problemi del settore in cui Confcommercio è entrata prima della pandemia. Tra i problemi messi in evidenza un’insoddisfacente trattazione della materia in sede europea, la carenza di una magistratura specializzata nella materia, una normativa incoerente o insoddisfacente.
Montagnese qual è la situazione dal vostro punto di osservazione per l’autotrasporto?
«Siamo presenti sul territorio da poco prima della pandemia e quindi non abbiamo potuto realizzare lo sviluppo che ci eravamo prefissi. A livello generale c’è un calo dei trasporti, cominciato da ottobre 2022 e che ancora permane. Dopo un momento di grande entusiasmo con la ripresa del commercio e dell’industria a causa di fattori diversi, dalla crisi energetica alla guerra in Ucraina, all’inflazione, il settore manifesta una crisi».
Quanto incide l’aumento dei costi del carburante?
«Il Governo ha fatto grossi interventi e altri arriveranno nel 2023. Sotto l’aspetto delle accise, a ottobre-novembre 2022 sono stati disposti due stanziamenti da 85 e da 200 milioni di euro che serviranno per mitigare gli effetti del caro gasolio, così come ne sono previsti altri. Le modalità di erogazione di tali risorse verranno decise con decreti del Mit, di concerto con il Mef, ed emessi entro il 30 marzo. Le associazioni hanno richiesto la modalita di utilizzo in forma di credito di impresa. Ma bisogna pensare che ci sono stati altri rincari che pesano sull’autotrasporto come le autostrade, le officine, le gomme: il rincaro del carburante pesa solo del 25-30%. Alcune aziende hanno acconsentito a pagare di più il trasporto per non far ricadere questa spesa sulle spalle del vettore, ma tutto dipende dalle zone d’Italia e dalla grandezza dell’azienda committente. Vanno messe in atto strategie come quelle di fare dei contratti che prevedano costi rapportati ai prezzi del gasolio, così la tariffa aumenta o cala a seconda delle oscillazioni del carburante».
Per quanto riguarda la sicurezza, i tempi di riposo e alternanza come siamo messi?
«Le regole per i conducenti fanno riferimento a norme europee, come il divieto di riposo regolare in cabina, ma se non ci sono controlli la norma è come se non fosse valida. Sono diversi i soggetti dell’autotrasporto, vettore, committente, caricatore delle merci, ma quando manca il controllo la responsabilità ricade solo sul vettore, preso per strada, anche se tutti i soggetti sono corresponsabili. Nel resto di Europa i nostri autisti subiscono tanti controlli, mentre in Italia con gli autisti provenienti da altri paesi non è la stessa cosa». 
Al porto si è evidenziata una carenza di autisti: come è ora la situazione?
«In Europa mancano 400mila unità, in Italia dai 18-20mila autisti. C’è un aumento dei rilasci dei Cqc (Carta di Qualificazione del Conducente, certificazione obbligatoria che gli autotrasportatori di merci e persone devono avere su mezzi oltre uno specifico peso nda) e patenti C: speriamo che questo trend continui per colmare questa carenza che dura da anni. Nel 2015  sono state emesse 4486 nuove Cqc, nel 2021 14mila, mentre per le patenti C nel 2015 15mila, nel 2022 20 mila».
Quanto è forte il problema delle infrastrutture?
«E’ il punto dolente del sistema Italia, secondo studi fatti dall’Ispi se noi avessimo la stessa connettività della Germania potremmo aumentare di 90 miliardi il pil. Siamo carenti in particolare per la zona di Ravenna e del porto».
Che ne pensa dei limiti imposti dall’Unione Europea per le emissioni di gas serra? Quanto ne risente il settore dell’autotrasporto?
«Un problema da non sottovalutare è quello della decarbonizzazione imposto dall’Unione Europea il «Fit for 55%» che prevede una riduzione delle emissioni nette di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990 e neutralità in termini di emissioni di CO₂ entro il 2050. Per il settore dei trasporti, in particolare, l’obiettivo è ridurre del 90% le emissioni di gas a effetto serra (che attualmente rappresentano oltre un quarto delle emissioni dell’UE). E’ un obiettivo che non tiene conto di tanti fattori e che produrrà un ulteriore aggravio dei costi».
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