Ravenna, Malavolti (Subsea Fenix) racconta le attività dell’azienda: «2021 fatturato di 1,8 milioni euro, 2022 in crescita»

Emilia Romagna | 20 Novembre 2022 Economia
Elena Nencini
Dove l’uomo non riesce ad arrivare ci pensano i robot e i droni di Subsea Fenix la società di Mezzano che il prossimo anno compirà dieci anni e che è specializzata in ingegneria robotica per ispezioni marine e in acque dolci. Ivan Malavolti, direttore tecnico della parte robotica e socio di SubseaFenix, racconta le attività dell’azienda e i nuovi progetti.
Quando nasce Subsea?
«Siamo nati nel settembre del 2013, l’anno prossimo saranno 10 anni dalla fondazione. Prima ci chiamavamo solo Fenix, poi per consentire l’ingresso di un nuovo socio abbiamo fondato Subsea Fenix, che ha acquisito il ramo di azienda della vecchia società che si occupava di robotica, rilievi e servizi. La Fenix era stata fondata nel 2011, eravamo di fatto una start up anche se avevamo scelto di essere da subito una srl. Il primo lavoro è arrivato nel 2012: io ho cominciato a lavorare nel settore nel 2007 per un’altra società di Ravenna, mi sono sempre occupato di seguire cantieri con veicoli. Adesso siamo 4 soci».
Quali sono le attività di Subsea Fenix?
«Ci occupiamo di molte attività: forniamo servizi di ispezione principalmente subacquei con veicoli filoguidati, Rov (veicoli a comando remoto) e con altri veicoli che abbiamo disegnato, progettato e realizzato noi stessi. A cui si aggiungono anche ispezioni in luoghi difficilmente raggiungibili dall’essere umano come condotte, gallerie di acquedotti, fognature. Luoghi dove l’ingresso di un uomo può comportare dei pericoli. In più svolgiamo servizi di rilievi batimetrici ad altissima risoluzione, indagini geofisiche e caratterizzazioni geotecniche di sedimenti, quindi carotaggi sostanzialmente con carotieri vibro core o a gravità per i campioni più superficiali. Svolgiamo anche servizi tecnici, elaboriamo dati non acquisiti direttamente da noi ma che necessitano di un processing accurato. Le ispezioni possono essere visive, inquadriamo l’asset da ispezionare con telecamere più o meno sofisticate oppure eseguiamo rilievi strumentali, come la misura di grandezze fisiche, del potenziale catodico delle strutture in acciaio, lo spessore delle tubazioni oppure acquisiamo veri e propri modelli 3d delle strutture come nel caso di opere di presa o invasi idroelettrici o scarichi di fondo delle dighe. Le ispezioni che facciamo nei laghi in quota - siamo arrivati fino a 2800 m. di quota in un lago ai piedi del Cervino - sono immersioni molto delicate. Offriamo servizi non solo in mare ma anche in acque dolci con laghi, impianti idroelettrici, impianti di riserve idriche e andiamo a controllare gli organi vitali e di sicurezza di queste infrastrutture che possono andare incontro, nel tempo, a processi di interramento. Andiamo a monitorare il loro stato e segnaliamo ai gestori quando è il caso di fare manutenzioni più specifiche».
Quali strumentazioni impiegate?
«Dipende dal tipo di lavoro: per le classiche ispezioni visive-strumentali usiamo Rov, dei droni collegati alla superficie con un cavo ombelicale che permette di alimentare il veicolo e di controllarlo attraverso la telemetria, oppure dei droni aerei classici, ma abbiamo anche droni idrografici Asv (veicoli di superficie senza pilota nda) che sono piccole imbarcazioni autonome allestite con ecoscandagli e sensori che consentono di ottenere batimetrie estremamente accurate in modo agile e veloce, molto utili specie per indagini batimetrie in quota, nei laghi, dove è difficile accedere e non si ha alle volte un mezzo navale idoneo su cui installare la strumentazione. Invece quando lavoriamo in mare o in laghi che consentono l’utilizzo di imbarcazioni, abbiamo una pilotina di 13 metri e mezzo, con il suo equipaggio, con ecoscandagli multibeam, sub-bottom profiler per indagare le morfologie di stratificazione all’interno dei sedimenti oppure per fare bennate o che può fungere da base per controlli ROV. Abbiamo 6 veicoli ROV, e recentemente comprato il secondo ASV, un’imbarcazione, 4 gommoni con motore fuoribordo, 2 veicoli specifici per l’ispezione in galleria. Riusciamo a ispezionare fino a 7 km di galleria in un unico lancio di veicolo».
Quante persone lavorano in azienda?
«Siamo in 12, quasi tutti assunti a tempo indeterminato: crediamo nel valore delle persone e nella formazione, il nostro è un mestiere che si impara sul campo e una volta che hai formato dei tecnici da zero è giusto tenerli in azienda. Siamo ancora a scala familiare: io ho 43 anni, e l’età media è di poco inferiore, intorno ai 40 anni. I ragazzi con la loro manualità data dal giocare ai videogame hanno un’ottima coordinazione occhio-mano per pilotare i droni».
Come pensate di chiudere il 2022, qual è l’ultimo fatturato?
«L’anno scorso siamo arrivati quasi a 1 milione 800mila euro, prevediamo di superarlo nel 2022, il nostro trend è in crescita. Il covid non ha inciso troppo pesantemente con il nostro lavoro poiché, lavorando nel settore delle manutenzioni e delle ispezioni, abbiamo a che fare con attività che un gestore di impianto deve comunque eseguire. Il covid ha influito sulle metodologie, ma non sulla quantità».
Oltre all’Italia in quali paesi lavorate?
«L’Italia e il Mediterraneo sono la nostra base, per esempio abbiamo un veicolo a Vasto dal 2013, un cantiere offshore della società greca Energean. Lavoriamo in tutto il Mediterraneo: Malta, Albania, Turchia, Regno Unito. Nel 2020, anno del lockdown, eravamo pronti a partire per un cantiere in Congo che però è saltato». 
La ripresa delle perforazioni in Adriatico porterà nuovo lavoro?
«Lo spero perché abbiamo un occhio di riguardo per l’oil&gas ma ci tengo a sottolineare che siamo nati in un momento in cui questo settore viveva gli anni più bui. Siamo sopravvissuti perché abbiamo anche altri mercati, sviluppando nuove tecnologie, nuovi veicoli e nuove metodologie di ispezione che ci hanno consentito di andare avanti e radicarci. 
Voglio sperare che la ripresa delle estrazioni, possa portare a un incremento di lavoro per tutte le aziende del territorio».
E’ importante nel vostro settore essere aggiornati e innovare? 
«Abbiamo sempre creduto nell’innovazione e nel cercare nuovi strumenti da proporre, non sempre il cliente è aggiornato sulle ultime dinamiche in tema di sensori, metodologie di ispezione. Cerchiamo sempre di essere aggiornati sui nuovi strumenti e infatti siamo stati fra i primi in Italia ad avere un Asv, un drone idrografico in grado di fare batimetrie in modo autonomo. La settimana scorsa ci è stato consegnato un sensore che rappresenta un grande investimento per la nostra società, un ecoscandaglio multibeam di ultimissima generazione, il primo nel suo genere venduto in Italia. Siamo una piccola realtà ma molto agguerrita».
Avete una collaborazione con le scuole?
«Stiamo allacciando dei rapporti con le scuole, in particolare con l’Itis di Ravenna: vogliamo investire in formazione anche perché se il lavoro aumenterà ci servirà del personale preparato. Siamo anche interessati a realizzare dei tirocini per gli studenti».
Progetti futuri?
«Vorremmo sviluppare un veicolo tutto nostro, un Asv, ma vogliamo miglioralo per sposarlo al meglio con il nostro lavoro. Mi piacerebbe investire in un veicolo autonomo con uno scafo più grande che sia in grado di portare sensori più performanti e di maggiori dimensioni. Il nostro attuale Asv ha un’autonomia limitata e dimensione di 1,5 metri. Inoltre stiamo realizzando un prototipo di veicolo realizzato quasi interamente con una stampante 3D pensato appositamente per venire incontro alle esigenze di un nostro cliente, lo presenteremo nei prossimi mesi quando saranno ultimati i test in vasca». 
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