Ravenna, il Festival delle culture guarda «oltre il conflitto». Il 24 al Mariani proiezione gratuita di «Tutto quello che resta di te»

Non serve andare lontano per parlare di diritti, giustizia, convivenza. È sufficiente guardare nei luoghi che abitiamo ogni giorno, nei rapporti che costruiamo, nelle parole che scegliamo. È questo il messaggio al centro dell’edizione 2025 del Festival delle culture di Ravenna, che con il titolo «Oltre il conflitto» invita a riscoprire la forza dei piccoli spazi come semi di pace. L’ispirazione arriva da una frase di Eleanor Roosevelt: «Dove iniziano i diritti umani? In piccoli luoghi, vicini a casa, così intimi e concreti che non appaiono su nessuna mappa del mondo». Una citazione che, nel clima di tensioni e guerre che attraversa il nostro presente, assume il tono di un monito: la difesa della dignità non nasce nei grandi summit internazionali, ma negli spazi quotidiani, come le scuole, i quartieri, i luoghi di lavoro, dove si costruiscono ogni giorno le basi per la convivenza civile. Dopo il successo dello scorso anno - con oltre 46mila presenze e cinquanta eventi sotto il segno di «Di terre vicine e lontane» - il festival è tornato a indagare il senso della convivenza civile, della solidarietà e del dialogo. Un percorso che parte dalla quotidianità per arrivare ai grandi temi globali, perché solo comprendendo la complessità si possono superare pregiudizi e discriminazioni. Dopo gli appuntamenti della primavera, il Festival delle culture prosegue ora con una serata importante, in calendario per venerdì 24 ottobre alle 21, quando al cinema Mariani sarà proiettato, con ingresso gratuito fino a esaurimento posti per tutta la cittadinanza, il film «Tutto quello che resta di te» di Cherien Dabis, candidato al Premio Oscar 2026, che racconta le vicende di una famiglia palestinese attraverso tre generazioni, a partire dal 1948, anno della Nakba, fino al 1988, durante la prima Intifada, concentrandosi sul trauma intergenerazionale dovuto allo sradicamento e alla lotta per l’identità. La serata rientra nella rassegna «Sguardi sulla Palestina». Nel mese di ottobre, inoltre, è partito un progetto che coinvolge oltre 1.600 studenti delle scuole superiori, che leggeranno il romanzo «Ogni mattina a Jenin» di Susan Abulhawa. Una volta conclusa la lettura, i ragazzi potranno incontrare la scrittrice palestinese la prossima primavera. La proiezione al cinema Mariani e il progetto dedicato agli studenti seguono gli eventi già promossi nei mesi scorsi, come la mostra «I Grant You Refuge», opera collettiva di sei fotografi palestinesi - Shadi Al Tabatibi, Mahdy Zourob, Mohammed Hajjar, Saeed Mohammed Jaras, Omar Naaman Ashtawi e Jehad Al-Sharafi - sulle condizioni di vita a Gaza, o lo spettacolo «Gaza ora». Unendo linguaggi diversi, dalla fotografia al cinema passando per la letteratura, l’obiettivo del festival è creare un percorso di sensibilizzazione che coinvolge studenti, cittadini e istituzioni, promuovendo il dialogo e la conoscenza tra i popoli, nella convinzione che la cultura sia strumento di pace. Organizzato dal Comune di Ravenna, il Festival delle culture è ormai una palestra civile della città: un laboratorio permanente dove si impara a guardare l’altro come parte di sé. Nel tempo in cui il conflitto sembra essere tornato a occupare ogni spazio - politico, mediatico, perfino interiore - Ravenna sceglie di rispondere con la cultura.