Ravenna Festival, l’1 e 2 giugno «Cantare amantis est», 3.500 coristi da tutta Italia diretti da Muti al Pala De André, voci in dialogo per la pace

La seconda edizione di «Cantare amantis est», il grande progetto del Ravenna Festival dedicato alla coralità, si apre nel segno della memoria e dell’impegno civile. Riccardo Muti ha infatti scelto di dedicare l’iniziativa a don Giovanni Minzoni, sacerdote e cappellano militare originario di Ravenna, figura centrale della storia del primo Novecento italiano, ucciso dagli squadristi fascisti ad Argenta nell’agosto del 1923. «Dopo aver scelto di incentrare il nuovo programma su alcune pagine di tema sacro, mi è parso naturale e doveroso rendere omaggio a don Minzoni» ha spiegato Muti, sottolineando come la sua figura rappresenti «un sacerdote straordinario uomo di fede e insieme uno spirito libero, moderno, rivoluzionario per i suoi tempi». Muti ha ricordato anche il legame personale maturato negli anni con la storia del sacerdote: «Fin dal mio arrivo a Ravenna ho sempre sentito parlare di lui, è giunto il momento di rendergli un tributo». Don Minzoni, attivo tra i giovani, gli operai e i più deboli nella realtà sociale di Argenta, rispose alle violenze con «l’arma dei primi cristiani: preghiera e bontà». Una scelta di non violenza che oggi diventa cornice ideale per un progetto che intreccia musica, etica e comunità.
OLTRE 3MILA CORISTI
Il cuore dell’iniziativa è la partecipazione collettiva: circa 3.500 coristi provenienti da tutta Italia si ritroveranno a Ravenna l’1 e 2 giugno per due intense giornate di studio, prove e approfondimenti sotto la guida di Riccardo Muti, al Pala De André. Si tratta di una vera e propria ‘chiamata alla coralità’ che coinvolge cori professionali, amatoriali e voci bianche, senza distinzione di età o livello. Un’esperienza che nella scorsa edizione ha già raccolto migliaia di partecipanti e che ora si amplia ulteriormente. Il progetto si inserisce nel solco del Ravenna Festival come spazio di formazione condivisa e partecipazione attiva, dove la musica non è solo esecuzione ma esperienza collettiva. Due giornate scandite da lezioni e prove - il 1° giugno dalle 15 alle 20 e il 2 giugno dalle 10.30 alle 13 e dalle 15.30 alle 18.30 - che trasformeranno Ravenna in un grande laboratorio corale.
DA MOZART A VERDI
Il programma musicale è interamente costruito attorno a pagine di grande repertorio sacro e operistico: Ave Verum Corpus di Wolfgang Amadeus Mozart, il Casta Diva dalla Norma di Vincenzo Bellini, un estratto dalla Messa da Requiem di Giuseppe Verdi e il Prologo dal Mefistofele di Arrigo Boito. Brani che, sotto la guida di Muti, verranno approfonditi come terreno di lavoro comune e di crescita collettiva, in un percorso che mira a costruire un unico grande coro. L’iniziativa si ispira alle parole di Sant’Agostino, «Cantare amantis est», ‘cantare è proprio di chi ama’, assunte come principio guida del progetto. Accanto alla dimensione musicale, emerge con forza anche il messaggio simbolico dell’edizione 2026: una preghiera collettiva senza distinzioni religiose o culturali, affidata alla musica come linguaggio universale di pace e dialogo.