Olio dei Colli di Bologna verso l’Igp: l’extravergine delle gessose punta all’Europa

Riccardo Isola - Le colline a sud della Via Emilia, segnate dalle dorsali gessose riconosciute patrimonio mondiale Unesco, si preparano a conquistare un nuovo riconoscimento europeo. La domanda di registrazione dell’Indicazione geografica protetta per l’Olio dei Colli di Bologna è stata infatti pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione Europea, aprendo ufficialmente la fase finale dell’iter. Se nei prossimi tre mesi non arriveranno opposizioni da Stati membri o Paesi terzi, l’Emilia-Romagna aggiungerà il suo 46° prodotto Dop o Igp, consolidando ulteriormente il primato europeo della regione nella qualità agroalimentare certificata. Per il territorio bolognese non si tratta soltanto di un risultato burocratico. Dietro questo passaggio si muove un percorso di recupero agricolo e culturale che negli ultimi decenni ha restituito centralità all’olivicoltura collinare. Una tradizione antica, documentata già in epoca romana e consolidata nel Medioevo, poi progressivamente ridimensionata tra gelate, crisi climatiche e trasformazioni dell’economia rurale. La rinascita moderna dell’olio bolognese prende forma dagli anni Novanta grazie agli studi scientifici del Cnr, ai nuovi impianti e alla volontà di un gruppo di produttori che ha scelto di investire sulla qualità come elemento identitario. Da quell’esperienza è nata nel 2017 la Rete Olio Extra Vergine di oliva Colli di Bologna, promotrice dell’iter avviato ufficialmente nel 2021 insieme all’Università di Bologna, al Distal e all’Istituto per la Bioeconomia del Cnr. Nel disciplinare proposto all’Europa emerge con chiarezza il legame tra olio e paesaggio. La produzione interesserà infatti i territori collinari della Città metropolitana situati a sud della Via Emilia, in un contesto ambientale segnato dalla presenza delle rocce evaporitiche affioranti delle gessose bolognesi. Un microclima particolare, fatto di escursioni termiche e condizioni pedoclimatiche favorevoli, che contribuisce alle caratteristiche distintive dell’extravergine locale. Dal punto di vista organolettico, l’Olio dei Colli di Bologna presenta un fruttato da medio a intenso, sostenuto da note erbacee, richiami di carciofo, mandorla e pomodoro, con amaro e piccante equilibrati. Sul piano chimico si distingue invece per livelli di acidità libera tra i più bassi del panorama nazionale e per un importante contenuto di biofenoli e polifenoli. Il disciplinare distingue inoltre due modalità produttive: il monovarietale, ottenuto per almeno l’85% da cultivar come Correggiolo, Frantoio, Nostrana di Brisighella, Ghiacciola e alcune varietà autoctone bolognesi, e il blend, che dovrà essere composto per almeno l’80% da cultivar autorizzate. Il riconoscimento europeo avrebbe ricadute che vanno oltre la sola produzione agricola. L’Igp rappresenterebbe infatti uno strumento di valorizzazione economica e turistica per un territorio che negli ultimi anni ha costruito sempre più la propria immagine attorno alla qualità paesaggistica, all’enogastronomia e all’agricoltura identitaria. Il presidente della Regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, e l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi, parlano di un «passaggio decisivo» costruito insieme alle imprese del territorio, sottolineando il ruolo strategico delle indicazioni geografiche nella tutela della qualità e del valore delle filiere agroalimentari. Sulla stessa linea anche Ermanno Rocca, che vede nell’Igp un’opportunità concreta per stimolare nuovi investimenti e rafforzare ulteriormente l’olivicoltura bolognese. Se l’iter si concluderà positivamente, l’Olio dei Colli di Bologna entrerà accanto a due simboli regionali già certificati: l’Olio di Brisighella Dop e l’Olio delle Colline di Romagna Dop. Un triangolo produttivo che racconta un’Emilia-Romagna capace di trasformare il paesaggio collinare in una delle sue espressioni agroalimentari più contemporanee.