Il ritorno in tv di Carlo Lucarelli, «Blu Notte» il sabato in prima serata su Rai 3 per fare luce sui grandi delitti italiani irrisolti

Emilia Romagna | 26 Settembre 2026 Cultura
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Michela Ricci - Ogni mistero ha bisogno del suo tempo. Quello dell’indagine, quello della memoria, quello necessario perché le voci si depositino e i fatti possano essere riguardati da una distanza diversa. È da qui che riparte Carlo Lucarelli, che il 19 settembre è tornato su Rai 3 con «Blu notte» a quattordici anni dall’ultima edizione. Sei prime serate, in programma il sabato, prodotte da Rai Cultura e Ruvido, dedicate a vicende rimaste senza una risposta definitiva o ancora avvolte da dubbi e ambiguità. Dopo il delitto di via Poma, nelle prossime settimane arriveranno altri casi, dai delitti del Dams al cosiddetto giallo di Posillipo. Un viaggio attraverso storie che appartengono a epoche diverse, ma hanno in comune qualcosa: sono rimaste, in qualche modo, fuori dalla memoria collettiva. «Mi mancava questo programma - ha spiegato Lucarelli durante la presentazione della nuova edizione -, ci sono tante storie da raccontare. Sono molto felice anche se è stato faticosissimo». Nato a Parma, ma romagnolo d’adozione - è cresciuto a Faenza e oggi vive a Mordano - Lucarelli ha iniziato il suo percorso come scrittore. È dal noir e dalla narrativa che nasce il suo modo di raccontare, poi passato attraverso romanzi, teatro, radio e tv: dal commissario De Luca all’ispettore Coliandro, fino a «Blu notte», il programma che più di ogni altro ha legato il suo nome al racconto televisivo dei misteri italiani.

IL TEMPO DELLA REALTÀ
La nuova serie conserva il tratto distintivo di «Blu notte»: documenti, materiali d’archivio, testimonianze e ricostruzioni, ma soprattutto una narrazione che prova a tenere insieme rigore e ritmo. Accanto a Lucarelli ci sono il criminologo ed ex dirigente della Polizia di Stato Silio Bozzi, la psicologa e criminologa forense Margherita Carlini e il medico legale Mirella Gherardi. Il ritorno arriva in un momento in cui il true crime è ovunque. Ma, secondo Lucarelli, non è cambiata la curiosità per queste storie: «Una volta erano sui giornali, poi in televisione e ora sui social, ma il nocciolo è quello». È cambiato il mezzo, non l’interesse per il mistero, per la paura e per quella domanda che accompagna ogni indagine: che cosa è davvero successo? Il punto, però, è non confondere la realtà con il romanzo. Come ha spiegato Lucarelli, dobbiamo stare attenti a non applicare i tempi del giallo alla realtà: per un test del Dna servono mesi, per un processo anni. La realtà non ha i ritmi di un romanzo o di «Csi». È anche per questo che nella nuova serie di «Blu notte» non si parlerà di Garlasco. Un caso ancora aperto, in continua evoluzione, che Lucarelli preferisce lasciare alla cronaca e all’attualità. Una scelta che racconta bene anche il senso di questo ritorno: non inseguire l’ultimo caso, ma tornare sulle storie quando è possibile osservarle con una distanza diversa.

PER NON DIMENTICARE
Prima ancora che un genere televisivo, per Lucarelli il true crime sembra essere una forma di responsabilità. Nel 2025, parlando del successo crescente delle storie criminali, spiegava che la cronaca nera contiene «tutti gli elementi del romanzo noir» e che proprio la sua natura reale può renderla più coinvolgente della fantasia. Ma raccontare non significa soltanto catturare l’attenzione: significa anche chiedersi perché quella storia debba essere raccontata. È dentro la distanza tra il bisogno di sapere e il bisogno di raccontare che torna «Blu notte». Non per aggiungere semplicemente un altro racconto al flusso continuo di storie criminali, ma per restituire tempo e attenzione a vicende che il tempo non ha ancora chiuso. Perché, come ha spiegato Lucarelli pochi giorni prima del suo ritorno su Rai 3, «ci sono misteri che non si perdonano, che fanno paura, che fanno rabbia o che fanno male, ma a cui non possiamo perdonare di esistere. Vogliamo sapere chi è stato, perché, come ha fatto. Ma se proprio devono restare tali, quei misteri, allora c’è un’altra cosa che non ci possiamo perdonare: dimenticare». Ed è forse proprio questo il filo che lega il vecchio e il nuovo «Blu notte»: il tempo necessario per cercare la verità, ma anche la responsabilità di non lasciare che le storie scompaiano. Quattordici anni dopo, Lucarelli torna nel buio non soltanto per cercare risposte, ma per continuare a porre domande.
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