Il racconto del lughese Maurizio Roi: "Genova un mese dopo, città di sopravvissuti"

Emilia Romagna | 14 Settembre 2018 Cronaca
il-racconto-del-lughese-maurizio-roi-agenova-un-mese-dopo-citta-di-sopravvissutia
Maurizio Roi (lughese, Sovrintendente del teatro «Carlo Felice») - Genova è una città fragile, come l’Italia. Stretta tra i monti e il mare, lunghissima striscia di case, palazzi, fabbriche e porto, unisce un centro storico patrimonio dell’umanità a zone industriali ed operaie importantissime, angoli di straordinaria bellezza naturalistica al principale  bacino portuale del Mediterraneo, che l'hanno resa città di traffici e affari per  secoli. Il terzo polo del vecchio triangolo industriale d’Italia è una città invecchiata alla ricerca di una nuova via di crescita e sviluppo, ma ricca di energie  e qualità. Come l’Italia, appunto. Il crollo del ponte Morandi mostra a tutti noi come la catena dei veti incrociati, la debolezza della politica hanno impedito la realizzazione delle opere essenziali allo sviluppo dell’Italia, mentre le infrastrutture realizzate negli anni del boom economico  invecchiavano povere senza adeguate manutenzioni.
Dal settembre 2014 sono il Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Genova, «Il Carlo Felice», poco per capire a fondo la città, sono però certo che c’è un prima e un dopo il crollo del Morandi, per tutti. Non sono stati il terremoto o l’acqua a causare la morte di quarantatre persone, è stato il collasso di un’opera dell’uomo e della tecnologia. Non ci sono cause imponderabili, forze della natura difficili da controllare, la follia omicida di qualche terrorista, solo il fallimento o la colpa degli uomini e dei loro interessi. Cose che accadono nei paesi del terzo mondo, non in quelli del G7. Il ponte Morandi legava la Valpolcevera a Genova, il Ponente al Levante, la Francia meridionale all’Italia, le zone operaie (Sestri, Cornigliano, Pegli) a San Pier Darena e al centro, i traffici portuali alle principali destinazioni. Era parte del paesaggio e delle abitudini quotidiane dei  genovesi.
La notte prima dei funerali il Belvedere di Castelletto era insolitamente vuoto e la città silente, non si sentiva un rumore. Genova si capiva era attonita e ferita fin nell’anima. Cosi i quartieri che ho attraversato uscendo dai capannoni della Fiera dopo i funerali. In fondo i genovesi si sentono tutti dei sopravvissuti, chiunque poteva essere su quel ponte, che tutti usavano, chi per andare a scuola, chi al lavoro, chi per venire a Genova chi per uscire dalla città, chi per andare all’aereporto, chi a ponente, chi a levante. 
Questa è la ferita profonda che si aggiunge a quella dei morti  e degli sfollati. Genova in vent’anni ha perso oltre il 20% della popolazione, è tra le  città con l’età media più alta d’Italia, la cui  quota di reddito che viene da pensioni e sostegni al reddito di chi ha perso il lavoro per effetto della deindustrializzaione è rilevantissima. E’ anche la città del principale porto italiano per merci e container come per i passeggeri, di grandi imprese moderne ed internazionali, importante centro turistico, sede di poli tecnologici tra i più avanzati d’Europa. I monti che la proteggono dai venti freddi la isolano e rendono complicati spostamenti e collegamenti. Dopo il collasso del ponte Morandi, il problema è divenuto un’emergenza per la vita quotidiana come per le attività economiche.
Per questo il crollo del ponte ci riguarda tutti oltre il dolore per le vittime e Genova è una questione nazionale che il governo deve affrontare con le risorse e la velocità necessaria. Scelte rinviate per anni, la Gronda di Ponente (autostrada di collegamento che sostituisce e libera proprio il tratto Voltri Pegli Aeroporto, essenziale per il porto e che oggi dopo il crollo del ponte ha sbocco solo attraversando la città), destinata ad alleggerire e di funzione e carico il Ponte Morandi, il terzo Valico ferrovia essenziale per i collegamenti dei traffici portuali con l’Europa centrale, vanno trasformate in realtà rapidissimamente. Il ponte và ricostruito rapidamente per dare un minimo di respiro alla città ed evitare la fuga degli operatori dal porto, Società Autostrade deve fare la sua parte ora, al di là delle scelte del governo sulle concessioni e dell’azione della magistratura per la ricerca delle responsabilità. Servono collegamenti  veloci per Milano, Roma e Torino e soprattutto serve una legge speciale per Genova per far fronte all’emergenza e dare fiato alla trasformazione e rilancio economico dopo la fine del ciclo industriale.
Il tema non è fare o no le grandi opere, è fare quelle giuste che cambiano e fanno crescere il paese e stare meglio la gente. Dietro all’altare da cui è stata celebrato il rito funebre per le vittime del ponte, c’era un grande drappo rosso, che il Teatro Carlo Felice ha messo a disposizione, così il 14 la nostra orchestra aprirà la cerimonia che ricorderà le vittime ad un mese dall’incidente. Piccole cose che testimoniano  di ciò che il teatro è e vuole essere per la città, simbolo della comunità, luogo in cui gli avvenimenti principali vengono accolti e si svolgono, fabbrica di musica e cultura per tutti, luogo di innovazione colto e popolare, motore attivo della crescita e del futuro della città e della Liguria. Adoro le poesie di Montale e sono cresciuto con le canzoni di De Andrè, ancora oggi che ci passo per fare la spesa, camminare in via del Campo mi fa una certa impressione, mai avrei immaginato di trovarmi a lavorare alla testa dell’istituzione culturale più importante della città, e da romagnolo foresto capisco che quanto successo il 14 agosto riguarda tutti noi.

 
CONDIVIDI Condividi
Compila questo modulo per scrivere un commento
Nome:
Commento:
Settesere Community
Abbonati
on-line

al settimanale Setteserequi!

SCOPRI COME
Scarica la nostra App!
Scarica la nostra APP
Vai a https://www.legacoopromagna.it
Follow Us
Facebook
Twitter
Youtube
Vai a https://www.ravenna.confcooperative.it
Vai a https://www.teleromagna.it
Vai a https://www.trony.it/online/laws/Offerta-lavoro-dml-programmatore-faenza-15-11-2016
Logo Settesere
Facebook  Twitter   Youtube
Redazione di Faenza

via Zanelli, 8
Tel. +39 0546/20535
E-mail: direttore@settesere.it
Privacy Policy
Redazione di Ravenna

via Cavour, 133
Tel 0544 1880790
E-mail direttore@settesere.it
Pubblicità

Per la pubblicità su SettesereQui e Settesere.it potete rivolgervi a: Media Romagna
Ravenna - tel. 0544 1880790
Faenza - tel. 0546 20535
E-mail: pubblicita@settesere.it
Credits TITANKA! Spa © 2017
Setteserequi è una testata registrata presso il Tribunale di Ravenna al n.457 del 03/10/1964 - Numero iscrizione al Registro degli Operatori di Comunicazione:
23201- Direttore responsabile Manuel Poletti - Proprietario “Media Romagna” cooperativa di giornalisti con sede a Ravenna, via Cavour 133.


Licenza contenuti Tutti i contenuti del sito sono disponibili in licenza Creative Commons Attribuzione