Grande distribuzione, parla Panzavolta (ad Cia Conad): «Inflazione bassa, ma prezzi elevati, consumi quasi fermi; nel 2025 noi cresciamo del 3%»

Manuel Poletti - «L’inflazione da due anni è bassa al 2%, ma i prezzi dopo l’aumento (+25% in 5 anni, ndr) non calano così i consumi sono al palo, il potere d’acquisto delle famiglie è risicato. Cia Conad continua a crescere, +3% nel 2025, bene i prodotti a marchio. L’onda dei discount si è fermata, ora si cannibalizzano fra loro. Il grade cantiere alla Cmc di Ravenna è un po’ in ritardo, l’inaugrazione ci sarà nella primavera 2028».
Analizza così il carrello della spesa 2025 e non solo Luca Panzavolta, amministratore delegato di Cia Conad, il colosso del consumo con radici storiche in Romagna, che aggiora anche la road map di alcuni progetti rilevanti per il nostro territorio.
Panzavolta l’inflazione è bassa, ma il 2025 si è confermano un altro anno di sofferenza per i consumi, anche perché in 4 anni c’è stato un balzo dei prezzi del 25% e la crescita in Italia è ancora molto debole (+0,5%). Nel 2024 lei aveva detto che sarebbe stato un anno spartiacque per alcuni gruppi, è stato così?
«Il 2025 come peraltro già il 2024 è stato un anno di inflazione bassa, solo alcuni prodotti hanno fatto eccezione con punte elevate come le nocciole. In generale egli ultimi due anni ci siamo attestati sotto il 2%, dopo alcuni anni molto più marcati. Questo ha determinato due risultati: non c’è stata la ripresa dei consumi perchè l’aumento dei prezzi era stato molto elevato, e negli ultimi due anni non sono tornati indietro, lo scalino è rimasto anche senza inflazione, quindi per i consumatori la spesa è aumentata in maniera strutturale, mentre gli stipendi non sono cresciuti abbastanza per colmare questo gap. Di conseguenza si è allargata la forbice fra livello di reddito e potere di spesa. Il secondo è che si è creato uno spartiacque per i grandi marchi, dove il mercato cresce del 2% come l’inflazione: il primo che ha mollato è stato Carfour che ha venduto, ma ci saranno altri gruppi nei prossimi anni che penseranno di vendere. Per quanto ci riguarda Conad cresce più del 3% al nord dove il mercato è più saturo, mentre al sud anche del 4-5%, quindi va meglio rispetto al passato».
Che 2025 è stato per Cia Conad? Quanto hanno aiutato i prodotti a marchio? Supererete i 3,5 miliardi d’euro di fatturato?
«Cia Conad cresce del 3% abbondante nel 2025, sostanzialemnte di più del mercato, in questa prospettiva i prodotti a marchio sono il nostro fiore all’occhiello, valgono in media il 41% delle nostre vendite, una percentuale alta che nei negozi di prossimità sale oltre il 50%. Ci siamo dati l’obiettivo di raggiungere il 44% di media in tre anni. Come Cia poniamo molta attenzione anche ai freschi e alla convenienza continuativa. Sono i pilastri della nostra politica, entro 3 anni come rete associata Conad in Italia abbiamo l’obiettivo di arrivare a 3,7 miliardi di euro di fatturato, di fatto raddoppiando quello che era 15 anni fa».
I discount invece pare abbiano rallentanto la loro corsa o no? E’ la fine di una bolla o sta cambiando ancora il modo di fare la spesa degli italiani?
«I discount hanno una quota di mercato del 23-24% da alcuni anni, ormai la loro ascesa si è fermata. I consumatori sono sempre più volubili e non hanno più abitudini rigide, non c’è la fidelizzazione di una volta al marchio. Il problema è che hanno aperto tantissimi discount e adesso si cannibalizzano tra loro. Oggi il mercato è quasi saturo per il loro segmento, anni fa si diceva che sarebbero arrivati al 30% del mercato nazionale, invece a mio avviso si fermeranno al 25%».
Per il 2026 quali sono i progetti più importanti che avete in cantiere come Cia Conad? Dopo i magazzini, rinnoverete anche la rete dei negozi?
«Adesso abbiamo in itinere a Villanova Forlì l’apertura di un nuovo magazzino tra fine 2026 e inizio 2027, mentre apriremo entro fine 2027 il nuovo magazzino di Fano, perché stiamo registrando negli ultimi anni una forte crescita nelle Marche. Sul fronte dei negozi nel 2026 invece apriremo un Superstore a Treviso e un paio di Supermercati a Milano, mentre in Friuli avvieremo la demolizione dell’ex fiera di Trieste per farci un’area commerciale».
In Darsena a Ravenna quando prenderà corpo il restyling profondo dell’area Cmc? Conferma che sarà rinnovata entro la fine del 2027 o slitterà più avanti?
«Per questo importante progetto stiamo registrando qualche mese di ritardo. Adesso stiamo portando avanti le bonifiche anche belliche in quella zona, poi ci sono stati rallentamenti nel trasferimento della sede della Cmc, che avverrà non prima di febbraio-marzo 2026. Noi, dopo le demolizioni della prossima primavera, inizieremo a costruire la parte commerciale in estate e prevedibilmente tutto il progetto sarà realizzato ed inaugurato entro la primavera 2028. Stiamo parlando di un piano complessivo (edilizia residenziale, parte commerciale e verde) da oltre 100 milioni di euro, di cui oltre la metà solo per i negozi».
State cercando di rilanciare anche il Foro annonario di Cesena, dopo i problemi degli anni passati. Cosa non aveva funzionato? Come cambierà?
«Il passaggio dalla struttura storica a quella aperta qualche anno fa è stata fatta male, si poteva fare diversamente e meglio. Oggi che il nostro negozio è divenuto un punto di riferimento, presto al posto di Agrintesa aprirà QBio un ristorante di qualità. Nel 2026 poi altri due spazi vuoti vedranno protagoniste altre attività commerciali. Il nuovo impulso adesso deve arrivare dai servizi e dagli eventi che quello spazio può ospitare: incontri autori in collaborazione con le libreria della città, un nuovo punto anziani e un punto giovani, il Cesena Fc che organizzerà alcuni appuntamenti, oltre ad altre attività di richiamo che porteremo nel nuovo anno».
La Regione ha apportato le modifiche che avevate chiesto lo scorso anno nell’ambito delle zone allagabili per i vostri magazzini?
«Non ci sono state modifiche da parte dell’Ente regionale, quindi i problemi rimangono, speriamo ci siano novità all’inizio del 2026».