Faenza, settore ceramico, Savorani (Confindustria): «Primi mesi 2022 positivi, ma i costi esplosi ci frenano»

Emilia Romagna | 30 Luglio 2022 Economia
Il settore industriale della ceramica regge a fatica il boom dei costi, fra energia, gas e altri materiali. Dopo un ottimo 2021, il 2022 è partito bene a livello di fatturato, ma pesano moltissimo su tutte le aziende l’aumento dei costi e l’effetto della guerra in Ucraina, da cui arrivavano argille molto raffinate al Porto di Ravenna per il settore ceramico emiliano-romagnolo. Sono 131 le aziende presenti sul suolo italiano, che nel corso del 2021 hanno prodotto 435,3 milioni di metri quadrati (+8,6% sull’anno 2019), e dove sono occupati 18.528 addetti, gran parte dei quali in Emilia-Romagna nei distretti di Faenza-Imola e di Sassuolo. Le vendite complessive sono state di 455,3 milioni di metri quadrati (+11,9%). Le vendite in Italia superano i 91 milioni di metri quadrati (+9,2%) mentre l’export raggiunge 364,1 milioni di metri quadrati (+11,9%). Il fatturato totale delle aziende italiane di piastrelle supera i 6,16 miliardi di euro (+15,4%), derivante per 5,2 miliardi dalle esportazioni (+15,3%; quota dell’86% sul fatturato) e per 967 milioni di euro da vendite in Italia.
«I primi mesi di quest’anno confermano la crescita a doppia cifra sui diversi mercati a cui però si affianca l’esplosione nei costi dei fattori produttivi – sottolinea il faentino Giovanni Savorani, confermato a fine primavera alla guida di Confindustria Ceramica nazionale -: il gas naturale avrà una extra bolletta annua per l’intero settore nell’ordine dei 900 milioni di euro, il pallet in legno sono già aumentati del +224%, i cartoni per imballaggio del +180%, mentre i noli marittimi hanno quintuplicato il prezzo. La possibilità di trasferire sui prezzi questi aumenti ha oggettivamente dei limiti e sta creando fortissime tensioni nella marginalità aziendale. Viviamo una fase in cui la domanda dei nostri prodotti sta tenendo e stiamo, paradossalmente, attraversando una crisi dal lato delle forniture di dimensioni inimmaginabili».
Confindustria si è sempre rapportata in un confronto serrato col governo Draghi, fin dalla fine del 2021. «Il Governo ha destinato risorse importanti a famiglie ed imprese per contrastare il caro energia, che però riducono solo del 12% l’incremento annuo stimato per la ceramica – continua Savorani -. Tali misure hanno peraltro regolato i primi due trimestri ed è necessaria una loro proroga fino a fine dell’anno. Sul versante degli interventi strutturali, fondamentale è la previsione di una gas release di 2,2 miliardi di metri cubi nell’estrazione nazionale, da destinarsi a prezzi equi ai settori gas intensive maggiormente esposti alla concorrenza internazionale, anche se risultano poca cosa rispetto ai 20 miliardi di metri cubi annui del 1995. Questo deve essere un nuovo punto di partenza per un più ampio utilizzo delle risorse nazionali».
La voce di Confindustria, soprattutto in Romagna, si è sempre fatta sentire per ripristinare le ricerche e l’estrazione di gas in Adriatico. «L’aspetto di maggior criticità è però relativo ai tempi. Il 1° marzo 2022 il Governo ha varato il decreto Energia che è stato approvato, con opportuni emendamenti, il 27 aprile dal Parlamento in sede di conversione. Purtroppo sono passati più di tre mesi e mancano ancora i decreti attuativi, situazione che impedisce l’applicazione di una norma urgente ed indispensabile per l’industria ceramica e per gli altri settori manifatturieri interessati. Le due nuove navi rigassificatrici ora disponibili rappresentano una risposta, in tempi brevi, alle importazioni dalla Russia, anche se va ricordato che il gas liquido arriva per mare dopo viaggi di migliaia di miglia, che il processo di rigassificazione assorbe oltre il 30% dei volumi complessivi, che le dispersioni di gas in atmosfera sono estremamente più impattanti che la CO2 emessa in fase di combustione. Ma soprattutto, che sotto le ancore di queste navi gasiere ci sono giacimenti di gas metano a cui l’Italia non attinge mentre altri paesi lo fanno in modo massiccio. Questo è un incredibile controsenso». (m.p.)
 
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