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È uscito il Lunêri di Smémbar 2026, tra satira, vignette colorate e zirudelle, viene a stampato a Faenza dal 1845

Emilia Romagna | 21 Novembre 2025 Cultura
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Il Lunêri di Smémbar è molto più di un calendario: è un foglio satirico, popolare, colorato, che mescola santi, previsioni, vignette e politica con la naturalezza con cui in Romagna si mischia il serio al faceto. Stampato a Faenza senza interruzioni dal 1845, è un oggetto unico nel suo genere: un racconto illustrato dell’anno che termina e di quello che verrà, scritto in dialetto romagnolo, disegnato con ironia e capace, dopo oltre 180 anni, di parlare ancora a generazioni diverse. È una sorta di piccolo rito, un frammento identitario che ogni anno torna a farsi specchio del presente. L’edizione 2026, uscita l’11 novembre, non tradisce questa vocazione e attraversa i temi che hanno segnato il 2025 con lo sguardo pungente degli Smèmbar: dal governo Trump alla guerra in Ucraina, passando per il conflitto nella Striscia di Gaza. C’è il nodo della sanità e delle liste d’attesa infinite, il ricordo ancora vivo delle alluvioni che hanno lasciato ferite profonde nel territorio romagnolo, i femminicidi, i giovani, l’elezione di papa Leone XIV e, tra le righe, il desiderio semplice e gigantesco di «un mondo di pace». Quest’anno, poi, gli Smèmbar si spostano. «Per la prima volta dopo 182 anni - scrive il poeta Alfonso Nadiani, autore della zirudella che ogni anno accompagna le vignette e il calendario -, gli Smèmbar si recano in Bassa Romagna, a Lugo, per l’annuale assemblea attorno al monumento di Baracca, concludendo con una gran baldoria nel Pavaglione. Lo scoprirete nelle belle vignette di Emiliano Mariani, nella mia zirudella e nelle notizie coordinate da Mario Gurioli, nella preziosa veste tipografica a colori di Oliviero Casanova Editore della Tipografia Faentina». È un viaggio simbolico che amplia la geografia affettiva del Lunêri, portandolo idealmente nel cuore della Romagna intera. La Tipografia Faentina, del resto, è la casa del Lunêri sin dagli inizi. Una storia che comincia la notte di San Silvestro del 1844: una tavolata modesta all’Osteria di Marianàza a Faenza, un gruppo di artisti senza un soldo per pagare l’oste, e l’idea di Romolo Liverani, scenografo faentino, che prende un foglio e disegna un uomo malmesso a cavallo di un ronzino, seguito da una sfilza di straccioni. Nasce così il Generale degli Smêmbar, seguito da un «Discorso generale» pieno di pronostici politici e meteorologici. «Prendi, sarà la tua fortuna», dissero gli artisti all’oste, consegnandogli il foglio. Non immaginavano che avrebbero dato avvio al lunario più longevo d’Italia tra quelli ancora in vita. Da allora il Lunêri non ha mai smesso di uscire: prima in bianco e nero, poi a colori dal 1989, con le sue vignette satiriche, le previsioni popolari, le zirudelle che ne sono diventate il cuore. Negli anni Ottanta nelle case romagnole si trovavano spesso mucchi di lunari sovrapposti, un vero archivio domestico della vita quotidiana del territorio, tra stagioni, raccolti, battute e piccoli rituali familiari. E ancora oggi continua a essere uno specchio ironico e affettuoso della Romagna, del suo linguaggio e della sua capacità di raccontarsi senza prendersi troppo sul serio. A dare voce a tutto questo, c’è la zirudella di Nadiani, che traduce in versi lo spirito degli Smèmbar: «Cari Smembri, amici miei/non vorrei far piagnistei/mo u m pê ch’u s posa dì/che e’ mònd e’ dà d’indrì!/A n avdì com ch’a sẽn ardót/cun sta mãnga ‘d farabót/che a sta pôvra umanitê/i j dà sól dal s-ciuptê?». È in questi passaggi che il Lunêri di Smémbar rivela tutta la sua forza: unire memoria e presente, ironia e critica sociale, comunità e identità. Un piccolo oggetto che continua a parlare, anno dopo anno, della Romagna e del mondo, senza prendersi mai troppo sul serio.
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