Arte, dal Rinascimento alle icone pop, un viaggio tra le mostre da non perdere in Romagna (e non solo)

Michela Ricci. Dal cuore della Romagna alle vie di Bologna, c’è fermento nel mondo dell’arte. I musei e le gallerie si riempiono di colori, forme e narrazioni, e ogni luogo racconta storie diverse: di artisti che hanno segnato il Novecento, di maestri rinascimentali, di culture pop che hanno fatto sorridere e riflettere, di materiali e tecniche capaci di reinventare il presente. Andar per mostre diventa un vero e proprio viaggio dove ogni museo può trasformarsi in una sorpresa e un invito a scoprire cose nuove.
ARTE E PITTURA DEL ‘900
Coinvolge tutta la Romagna - e non solo - il percorso diffuso dedicato a uno dei protagonisti più vitali e inquieti del Novecento, lo scultore e pittore Mattia Moreni. Il progetto «Mattia Moreni. Dalla formazione a ‘L’ultimo sussulto prima della grande mutazione’», curato da Claudio Spadoni, è partito da Bagnacavallo, dove l’ex Convento di San Francesco ospita fino all’11 gennaio la mostra «Dagli esordi ai cartelli». Ai Musei di San Domenico di Forlì (fino all’11 gennaio) è invece protagonista il periodo delle Angurie, mentre la Galleria Vero Stoppioni di Santa Sofia accoglie (fino all’11 gennaio) gli autoritratti. Il Mambo di Bologna, a inizio febbraio, ripercorrerà la grande mostra antologica di Moreni del 1965 curata da Francesco Arcangeli, e dal 28 febbraio il Mar di Ravenna ospiterà gli ultimi cicli della «Regressione della specie» e de «L’umanoide». Dai primi lavori influenzati dal liberty e dalle suggestioni nordiche fino all’Informale e ai celebri cartelli, il percorso ricostruisce la vita e la ricerca di Moreni, invitando a immergersi in una pittura che cattura l’umanità, le inquietudini e il tempo che scorre. Al Private Banking della Cassa di Ravenna (via Alighieri 2), invece, una mostra allestita da Lino Venturi riunisce dipinti degli anni ’50 di artisti romagnoli o legati all’Accademia di Belle Arti, provenienti dalla collezione dell’architetto Daniele Gatti. Tra scorci cittadini, atmosfere ormai scomparse e protagonisti della scena artistica del dopoguerra, l’esposizione offre un affascinante ritratto della Ravenna di quegli anni.
MOSAICO TRA PASSATO E PRESENTE
Ma Ravenna è anche capitale del mosaico e conferma la sua centralità nel mondo dell’arte musiva con una serie di mostre che ne indagano la storia e le potenzialità contemporanee (fino al 18 gennaio). Tra le iniziative più importanti della Biennale di Mosaico Contemporaneo, c’è «Chagall in mosaico. Dal progetto all’opera», allestita al Mar, che racconta il legame tra Marc Chagall e l’arte musiva ravennate, con bozzetti, pastelli e mosaici monumentali come «Le Grand Soleil», e un omaggio ai mosaicisti locali che hanno collaborato con lui in tutto il mondo. In parallelo, Palazzo Rasponi dalle Teste ospita le personali dell’artista pakistana Shahzia Sikander («Breath») e dell’artista libanese Omar Mismar («Studies in Mosaics»). Sikander reinterpreta le tradizioni visive dell’Asia del Sud, combinando pittura, disegno, animazione digitale e mosaico, dando voce a soggetti storicamente marginalizzati. Mismar indaga il desiderio, l’estetica del disastro e le dinamiche del conflitto attraverso mosaico, fotografia, video e installazioni.
FOTOGRAFIA E SOCIETÀ
A Forlì, il Museo Civico San Domenico ospita fino all’11 gennaio la mostra «Letizia Battaglia. L’opera: 1970-2020», un percorso che ripercorre cinquant’anni di attività della fotografa siciliana. Oltre 200 scatti, libri, riviste e un docufilm testimoniano la varietà dei suoi interessi e la costante attenzione alla realtà sociale. Dai reportage sull’evoluzione dei costumi per riviste italiane a Milano alle immagini che documentano la violenza mafiosa a Palermo, la mostra alterna bellezza e dolore, impegno e leggerezza, offrendo uno sguardo acuto e umano su una società complessa, capace di sorprendere, commuovere e far riflettere.
ANNI ‘80 E MERAVIGLIE POP
A Rimini la Romagna degli anni Ottanta prende vita con «Rimini80. Viaggio nell’immaginario metropolitano della Rimini di Tondelli», che trasforma il secondo piano dell’ala nuova del museo Luigi Tonini in un percorso tra manifesti, fotografie, bozzetti e memorie visive. C’è tempo fino al 31 dicembre per visitare la mostra, curata da Fabio Bruschi, che si propone di raccontare gli anni in cui la città smette di essere solo palcoscenico balneare per diventare laboratorio culturale e soprattutto specchio di una nuova Italia. A Bologna, invece, la comicità italiana viene celebrata con «Fantozzi!!! Una mostra pazzesca», che ripercorre il percorso del ragionier Ugo Fantozzi, antieroe social-pop impersonato da Paolo Villaggio. Fino al 29 marzo negli spazi espositivi di Grand Tour Italia, libri, locandine, dischi, fumetti e memorabilia raccontano il mito che ha divertito e riflettuto sull’Italia del Novecento. Incontri con i curatori, proiezioni e attività didattiche completano un’esperienza che unisce risate e cultura pop. Sempre a Bologna, fino al 18 gennaio, Palazzo Pallavicini ospita «Vampiri»: sette sale per esplorare figure folkloriche, storiche e letterarie del mito del vampiro. Tra installazioni, scenografie e video, il percorso multisensoriale dà vita ai non morti e invita il pubblico a immergersi nel mondo del fantastico.
IL GENIO DEL RINASCIMENTO
Dalla comicità al genio rinascimentale, Bologna offre un’altra faccia della sua storia culturale con «Michelangelo e Bologna» a Palazzo Fava. La mostra, allestita fino al 15 febbraio, celebra i 550 anni dalla nascita di Michelangelo Buonarroti e ricostruisce i soggiorni del maestro fiorentino in città, dai primi lavori giovanili fino alla prestigiosa commissione per l’Arca di San Domenico, passando per le statue di San Procolo e San Petronio e il progetto perduto della statua bronzea del papa. Le opere si inseriscono nel vivace panorama artistico del Rinascimento bolognese, affiancate da capolavori di Ercole de’ Roberti, Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini. Laboratori, visite guidate e concerti completano un’esperienza immersiva che mescola storia, bellezza e poesia artistica, offrendo al pubblico uno sguardo nuovo sulla città e sui suoi legami con uno dei più grandi maestri di sempre.
CERAMICA SENZA CONFINI
Il nostro viaggio per mostre si conclude a Faenza, dove, fino al 30 novembre, il Mic - Museo internazionale delle ceramiche ospita la mostra del 63esimo Premio Faenza, la storica Biennale Internazionale della Ceramica d’Arte Contemporanea, con oltre cento artisti da tutto il mondo. Dalla Cina al Sud America, dall’Europa all’Asia, le opere riflettono sull’incertezza dei tempi, sulla sostenibilità, sull’ambiente, sul cibo per mente e corpo, sulle disuguaglianze e sulla fragilità umana. La mostra è una fotografia aggiornata del panorama globale della ceramica contemporanea e conferma il ruolo del premio faentino come punto di riferimento internazionale. E, mentre l’esposizione si avvia alla conclusione, inaugura il 29 novembre «Double Jeu (Doppio Gioco)», la mostra dell’artista francese Léa Renard, che si è aggiudicata il Premio Faenza nella categoria under 35. La mostra si potrà visitare fino al 18 gennaio.