A Faenza il festival «Impronte di solidarietà», dove l'arte urbana cura le ferite dell'alluvione

A due anni dall’alluvione che nel maggio 2023 ha profondamente segnato Faenza, l’arte torna a farsi voce della comunità con «Impronte di solidarietà», progetto di arte urbana diffusa promosso dall’associazione Distretto A. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di trasformare le ferite lasciate dall’acqua in segni di speranza e rinascita, mettendo al centro la forza di una città che si è rialzata grazie alla solidarietà di migliaia di persone. Dopo l’anteprima dello scorso anno con «Cuore» di Igor Scalisi Palminteri, realizzato in via Sant’Ippolito come ringraziamento ai volontari, e i murales di Modigliana e Tredozio, il progetto prosegue. Sei artisti italiani e internazionali, selezionati tra 65 candidati, sono stati invitati a lasciare un segno nelle zone più colpite, reinterpretando attraverso il linguaggio dei murales i temi della resilienza, della memoria e della rinascita collettiva. Ogni muro diventa così una storia condivisa, simbolo di cura e speranza. Lungo il muro del sottopassaggio che collega via Lapi al parcheggio di Faenza 1 sta prendendo forma l’opera «No Mud, no Lotus», di Kathrina Rupit, in arte KinMx, artista messicana che vive e lavora a Dublino. La sua carriera internazionale include collaborazioni con Nazioni Unite, Greenpeace e Amnesty International, esposizioni in gallerie internazionali e partecipazioni a festival di street art in Europa, America e Asia. Nel 2022 ha ricevuto l’Ohtli Award, il più alto riconoscimento conferito dal governo messicano a chi promuove le comunità messicane all’estero. L’opera trae ispirazione dalla filosofia tibetana: il fiore di loto, che affonda le radici nel fango per fiorire al di sopra delle acque torbide, diventa metafora della trasformazione delle difficoltà in rinascita. Accanto al loto, due mani stilizzate veicolano speranza, forza e sostegno reciproco, evidenziando il valore collettivo della resilienza. La composizione, di immediata leggibilità e forte impatto visivo, invita lo spettatore a riflettere sul rapporto tra esperienza individuale e rinascita condivisa, trasformando il trauma in occasione di coesione e bellezza pubblica.