Volley Superlega, la Consar e il dilemma tattico che coinvolge Rychlicki e Argenta

Ravenna | 19 Gennaio 2019 Sport
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Marco Ortolani
La Consar esce con due punti, con una migliorata autostima e con un dilemma tattico dalla battaglia di sabato contro il Monza, sfida che già ad inizio campionato era stata cerchiata di rosso per i sentiti intrecci fra i vari ex della contesa. I due punti servono a scacciare forse definitivamente gli spettri di retrocessione (ora le lunghezze di vantaggio su Siena sono 10 a nove partite dal termine) e a coltivare ulteriori sogni di playoff, il vero «scudetto» della squadra ravennate per questa stagione.
L’autostima deriva dalla buona conduzione agonistica di una sfida così accesa, dove i monzesi, privi di Plotniskyi, non hanno fatto sconti nel trascinare su questo terreno la partita, potendo contare su giocatori abili in tal senso, come il ben noto Santi Orduna (tanto elegante e amabile fuori dal campo, quanto insopportabile sul rettangolo di gioco), il capitano Beretta e il ceko Dzavoronok. La squadra ravennate (aiutata dal pubblico) ha piacevolmente sorpreso coach Graziosi per la capacità di reagire alle sfide verbali e gestuali, senza perdere la calma, con un carattere che, forse per la mancanza di un vero capitano trascinatore, era sembrato, sinora, un punto debole del gruppo.
Orduna ha «ignorantato» (come Soli definì l’analogo atteggiamento tenuto con la maglia di Ravenna contro gli ex di Padova), Soli ci ha messo quello che aveva per vincere (persino il redivivo Buchegger, gettato in campo a convalescenza ancora da completare, che ha rovesciato la partita e la stava per vincere quasi da solo), ndo capire che il rapporto con la città è buono (il modenese ha preso casa a Punta Marina), ma lo è molto meno quello con la società (la plateale esultanza di Bonitta a fine gara e il muso contro muso fra lui e il ds Bonati sono abbondante testimonianza che dopo tanti mesi la ruggine non se ne è andata del tutto). Infine il dilemma tattico. Argenta ha giocato male e comunque lo strapotere offensivo di Kamil Rychlicki è impressionante ed imprescindibile. Graziosi, nel quarto set, ha «aggiustato» la squadra sfruttando il cambio in quota under23, inserendo il ricevitore Lavia al posto del veneto e spostando il Granduca nel ruolo di bomber puro, che gli è valso il premio MVP e 25 punti a tabellino. 
La soluzione più efficace (Graziosi non lo nasconde) è quella con Kamil opposto, uno fra Lavia e Raffaelli in campo e Argenta in panchina. Ma Argenta è un patrimonio societario che va valorizzato e non mortificato. E Rychlicki ha manifestato la decisa propensione a giocare martello ricevitore. Come mai questa riluttanza ad abbracciare il ruolo di cannoniere puro, la figura che catalizza entusiasmo e attenzione? Azzardiamo una possibile motivazione: il panorama mondiale degli opposti offre parecchi nomi di grande valore. Mentre se il ricciolone lussemburghese divenisse ancora più affidabile in ricezione (dove è già bravo) ci troveremmo di fronte uno schiacciatore da top team mondiale (la cui inevitabile e danarosa cessione, la prossima estate, peraltro, potrebbe dare ossigeno alle asfittiche casse societarie). A Graziosi il non semplice compito di sciogliere il nodo. «Argenta deve capire - dice l’allenatore marchigiano - che fare l’opposto a Ravenna è diverso da farlo a Modena, dove altri giocatori sono capaci di fare il lavoro sui palloni più sporchi e difficili. Deve farmi capire che merita il posto, altrimenti la soluzione con Kamil mi dà garanzie di salvezza praticamente sicura». La posizione pare molto severa. Domenica, a Vibo, i verdetti forse definitivi.
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