Volley Superlega, il cotignolese Ricci promuove la Consar: "Chi non è soddisfatto, non capisce nulla"

Romagna | 16 Marzo 2019 Sport
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Marco Ortolani
Nel Wonder Team targato Perugia che domina la scena in Italia e nel mondo si è fatto strada il cotignolese Fabio Ricci, 24 anni, da due stagioni piantato al centro della rete - con il numero 2 sulla maglia, ereditato dall’esperienza ravennate - per offrire soprattutto il contributo a muro, visto che il lavoro in attacco è svolto dai suoi compagni marziani sulle bande.
Curiosamente, Ricci è tornato due domeniche fa al Pala De Andrè per sfidare la Consar e l’accoglienza è stata come sempre al top: «Siamo venuti a Ravenna e abbiamo controllato il gioco, anche senza disputare la nostra prova migliore. Quando c’è stato un momento di equilibrio ci ha pensato Leon, come tante altre volte, a fare i break decisivi». Un suo giudizio su questo atleta eccezionale? «E’ mio compagno di camera nelle trasferte. Un vero numero uno. Fortissimo, ma sempre umile. Quando ritira il premio mvp (e gli capita spesso, ndr) è pronto a ricordare il valore della squadra. E’ molto disciplinato. A tavola è un mangione, goloso di dolci, ma con quell’organismo riesce a smaltire tutto».
Come ha visto, dall’altra parte della rete, i suoi ex compagni? «Bene. Ci hanno messo in difficoltà e il loro è stato un signor campionato, visto che si sono tenuti sempre al di fuori dalla lotta per la salvezza con una squadra tutta nuova che poteva presentare incognite. Poi hanno toppato qualche partita, ma questo è nella logica delle cose. Chi non è soddisfatto di un campionato come quello di Ravenna non capisce niente di pallavolo». Al De Andrè, tra l’altro, Ricci aveva una tifoseria personale: «Sì, era venuto un folto gruppo di cotignolesi che da qualche stagione segue le mie prestazioni, anche perché a Cotignola non è che ci siano molti sportivi da sostenere. Ho rinforzato il rapporto con la mia cittadina quando ho aderito ad un incontro pubblico nell’ambito di un’iniziativa speciale: il Comune cercava di raccogliere scarpe usate con cui ricavarne pavimenti per spazi gioco destinati ai bambini di paesi terremotati. Io sono arrivato con due sacchi raccolti a Perugia e poi mi sono fermato a parlare con studenti e sportivi». Cotignola non è un centro famoso per la pallavolo… «E’ vero, non c’è mai stata tradizione, come in altri centri vicini. Non saprei perché. Io ho cominciato con il Cas a Granarolo Faentino, poi mi sono trasferito a Lugo e a Conselice, sotto la guida di Roberto Lobietti, un allenatore straordinario che mi ha seguito sia nella crescita tecnica che in quella umana, incoraggiandomi alla carriera di pallavolista, ma ricordandomi che la pallavolo non poteva essere tutto nella vita. Gli devo tanto, forse tutto».
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