Savorani, presidente Confindustria Ceramica: «A Faenza serve una scuola specializzata, gli scavi del Porto sono molto importanti»

Romagna | 27 Aprile 2019 Economia
Manuel Poletti - “Ceramic Land è una buona idea, dobbiamo coltivarla con Sassuolo. Faenza è una città che ha una cultura elevatissima per la ceramica, avevamo un istituto Ballardini molto specializzato che formava le nuove generazioni di ceramisti. Oggi abbiamo un liceo Artistico un po' più generico che lavora sul design.Gigacer?  E’ in salute, puntiamo sempre più sui Lab, oltre Faenza ne abbiamo uno a Parigi, e ne vorremmo aprire anche a Londra, Amsterdam e Dubai“.
Giovanni Savorani, da un anno presidente di Confindustria Ceramica, dipinge così il momento del settore in Italia e a livello locale, con un occhio di riguardo alla “sua” Faenza, dove con la Gigacer, nata appena 12 anni fa grazie all’iniziativa di 4 soci fra cui lo stesso Savorani, continua a macinare numeri e prodotti di tutto riguardo. Fatturato stabile da alcuni anni a quota 23-25 milioni, di cui circa il 90% fatto all’estero.
Presidente Savorani, in pochi anni avete raggiunto numeri significativi. Su cosa avete puntato di diverso rispetto agli altri?
“Abbiamo da subito puntato ad un mercato di media-alta gamma dei grandi formati, che guardasse soprattutto all’estero. La prerogativa principale è stata l’utilizzo dell’innovazione tecnologica per fare formati molto grandi (1200x1200, 1200x2500 mm).  Oggi abbiamo circa 70 dipendenti e puntiamo a crescere un po', mantenendo però alto il servizio ai clienti e la qualità dei prodotti".
Il momento più difficile è stato l’inizio della crisi?
“Poco dopo il caso Lehman, la fine del 2008 ed i primi mesi del 2009 sono stati terribili, eravamo esposti finanziariamente, ma abbiamo mantenuto la lucidità necessaria per andare avanti, poi sono arrivati i primi grandi ordini dall’estero, così le cose sono decisamente migliorate”.
I mercati esteri sempre e comunque. Dove ci sarà più sviluppo in futuro per voi?
“Al momento siamo concentrati in Europa: Francia, Belgio, Svizzera, Austria, Germania e Olanda. Sono aree dove i clienti sono anche buoni pagatori, così non rischiamo su quel fronte. Poi ci stiamo guardando intorno, in Brasile facciamo già qualche cosa, in India e Cina ci stiamo muovendo, ma sono mercati particolari, dobbiamo trovare nicchie di qualità e clienti affidabili”.
I competitor più pericolosi per l’Italia sono in Spagna. Perché?
“Politiche nazionali mirate. La Spagna ha in Castillon de la Plana il distretto più importante della ceramica e così si sono mossi anche sulle infrastrutture. Lì hanno a disposizione due porti a 50 chilometri l’uno dall’altro, collegati in doppia strada a quattro corsie (per l’ingresso delle materie prime e per l’uscita dei container dal comprensorio ceramico). Lì c’è un sistema Paese che sostiene l’industria. Gli stipendi sono allineati ai nostri, ma il cuneo fiscale è assai inferiore e l’orario di lavoro permette di coprire le 24 ore in fabbrica con 4 squadre e non 5 come in Italia. Sono differenze molto rilevanti…”.
Il Porto di Ravenna non è all’altezza per sfide del genere…
“Al momento proprio no, non solo perché mancano 2 o 3 metri di fondale per fare entrare le grandi navi. Guardi la viabilità ed i collegamenti ferroviari, sono ampiamente insufficienti. Certo, un passo molto importante sarebbe sapere con certezza quando saranno conclusi gli escavi per avere fondali più profondi. Aspettiamo fiduciosi, ma il tempo stringe…. Stiamo comunque in contatto con la dirigenza del porto per poter cogliere l’opportunità di trasportare le materie prime da Ucraina e Turchia con navi più grandi e pensiamo si potrebbe incrementare anche il trasporto dei containers via Ravenna, piuttosto che dei porti del Tirreno. Contiamo molto, come Confindustria Ceramica, sulla ristrutturazione del nostro Porto Ravennate.”
I numeri dicono comunque che l’Italia rimane leader del settore…
“In Confindustria ceramica confluiscono i produttori italiani di sanitari, di stoviglieria, di piastrelle e lastre, dei refrattari e dei laterizi, per un totale di 236 aziende, 27000 addetti e un fatturato globale di circa 7.0 miliardi di Euro. La leadership della ceramica italiana nel mondo è visibile soprattutto nel settore piastrelle e lastre. È importante considerare il fatturato di questo settore che all’anno raggiunge 5,5 miliardi di euro, di questo solo il 15% relativi al mercato nazionale. L’esportazione corrisponde ad oltre l’85%. I principali mercati di riferimento della ceramica italiana sono la Francia, gli Stati Uniti e la Germania e sono per lo più rivenditori di pavimenti, di rivestimenti e di materiali per il bagno”.
Il mercato degli Usa vede l’Italia crescere, come dimostrato dalla Fiera di Coverings, i margini possono essere importanti…
“Oltre a Panaria, che è proprietaria di Florida Tiles, negli ultimi anni hanno investito in presidi diretti negli States, Florim, Del Conca, Atlas Concorde, Iris Ceramica, con al seguito la filiera di fornitura di impianti e servizi provenienti dall’Italia. Oggi rilanciano la loro scommessa negli Stati Uniti con la fiera del Coverings. Trent’anni fa, quando è partito Coverings, le piastrelle rappresentavano il 3% dei materiali per pavimentazioni in America, oggi siamo al 13% e il merito è anche di questa grande manifestazione. Credo che gli Stati Uniti avrebbero grandi benefici in termini di igiene degli ambienti e salute della popolazione se consumassero più ceramica e meno moquette e vinilici. Per questo abbiamo lanciato anche in USA la campagna di informazione sui valori della ceramica. Campagna iniziata ad inizio anno sui social in tutta Europa. La campagna ideata da Confindustria Ceramica è stata condivisa, anche in termini di costi, da ASCER, associazione dei produttori di ceramica spagnoli. Da aprile anche in USA la campagna informativa ha avuto inizio condividendo i costi anche con produttori e commercianti americani di piastrelle».
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