Ravenna, spiagge accessibili, l'impegno di Coop Spiagge a fare di più

Romagna | 11 Febbraio 2019 Cronaca
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Se penso a dieci anni fa, la cultura e l’attenzione al turismo accessibile ai disabili sono senz’altro cambiate. Certo che di cose da fare ce ne sarebbero moltissime». Sono le parole di Maurizio Rustignoli, presidente della Cooperative Spiagge Ravenna, uno dei soggetti che, all’interno del progetto «Responsabilità sociale in rete» promosso dalle Camere di commercio di Ravenna e Ferrara, hanno sottoscritto un accordo di partnership che impegna i firmatari a sviluppare sul territorio un’offerta adeguata alle persone con uno svantaggio psico-fisico. Un’occasione per tornare a parlare di turismo inclusivo, un approccio che sul litorale ha fatto parlare di sé parecchi anni fa con l’implementazione del servizio «Best», sedie speciali per consentire anche a chi ha difficoltà motorie di andare in acqua: «Oggi possiamo garantire la presenza di una sedia in ognuna delle torrette di salvataggio e in caso di ulteriore necessità, nel giro di mezz’ora ne possiamo rendere disponibili altre. Nel tempo abbiamo sostituito gran parte degli ausili che avevano subito deterioramento. Ma si è lavorato anche sul fronte di alcuni adeguamenti degli stabilimenti balneari e dei parcheggi». 

«PERCORSO NON SEMPLICE»
Un percorso non semplice e che, secondo il presidente, non può essere realizzato dall’oggi al domani: «Non credo mai che si possa passare da zero a cento, semmai da zero a venti, poi trenta e quaranta. Al di là dell’educazione e della sensibilizzazione nei confronti di noi operatori, senz’altro fondamentale, bisogna fare i conti con le caratteristiche della spiaggia e delle strutture. Ci sono contesti dove l’arenile, più largo, consente di realizzare aree ombreggiate con accessi facili e tratti con ombrelloni e lettini serviti da passerelle trasversali. Altre zone, invece, sono più impervie e quindi ostili a certi interventi». L’importante, secondo Rustignoli, è avere sempre a mente che si deve fare di più per migliorare l’accessibilità della spiaggia: «Mi piacerebbe che ci fossero progetti per supportare gli operatori in questi percorsi, non solo dal punto di vista economico ma anche di snellimento della burocrazia. Per fare gli adeguamenti ci sono spesso iter infiniti, che possono scoraggiare anche l’operatore più attento e motivato». 

STRADELLI: «PREOCCUPAZIONE»
E parlando di accessibilità, non si può non pensare all’annosa questione degli stradelli: «Il progetto di riqualificazione retrodunale di Marina di Ravenna è entrato nel vivo dei sopralluoghi e dei monitoraggi. Si parla del 2020, tra un anno dovremmo esserci. A noi piacerebbe vedere la fase progettuale più avanzata: pur condividendo che questo progetto cambierà la faccia della località, vorremmo capire meglio alcuni punti che sembrano dettagli ma non lo sono. Vieteremo del tutto l’ingresso alle auto?  Come compenseremo la perdita di quei parcheggi? Va bene la rinaturalizzazione della zona ma qui ci sono aziende che devono lavorare e fare economia. Nella prima bozza che abbiamo visionato è previsto un forte aumento delle dune lato mare. Sinceramente, ci sembra troppo: a noi serve spazio per le attività sportive degli stabilimenti e su questo vorremmo poter dire la nostra. Non bisogna dimenticare che siamo in presenza di insediamenti economici, i bagni, che non possono essere così limitati». E parlando sempre di business, Rustignoli fatica ancora a vedere quel segmento potenziale di clientela composto dalle famiglie che vivono la disabilità come un’altra strada possibile per aumentare il fatturato: «Vedo il fatto di rendere le nostre spiagge più accessibili come un atto di civiltà. Chiaro, poi, che dando maggiori servizi, nuove fasce di turismo possono essere incrementate. Alla lunga, questo tema potrà essere di grande soddisfazione per tutti noi». A fare eco a Rustignoli è il direttore della Cooperativa Spiagge Riccardo Santoni: «Speriamo che altre aziende, magari anche qualche stabilimento balneare, possano entrare nell’intesa. Spesso è per mancanza di conoscenza che certe misure non vengono implementate: si pensa che certe cose non servano quando invece possono essere molto utili a chi vive uno svantaggio, così come non  si eliminano alcune barriere solo perché non ci si rende conto che sono davvero tali».
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