Ravenna, Speziali della Federazione Nuoto: «Ecco come la penso sulla piscina»

Romagna | 10 Marzo 2019 Cronaca
«Sono stato sollecitato da dirigenti ed ex dirigenti della mia Federazione su una questione di cui non avevo perfetta conoscenza e ho rilasciato, inizialmente, una dichiarazione. Poi, contattato dal Comune, ho fatto qualche correzione. Ma voglio restare fuori da ogni strumentalizzazione politica». Pietro Speziali, presidente regionale della Federazione italiana nuoto, solo adesso ha un’idea più chiara sul progetto di fattibilità della piscina comunale, sul quale non esprime «né un parere positivo, né un parere negativo». Secondo lui, però, ci sono alcune considerazioni da fare: «Quello che mi preme sottolineare è che spesso i Comuni non sono consapevoli di quel che significa omologare per gare e manifestazioni nazionali o internazionali un impianto. In questo senso, Ravenna dovrebbe davvero fare una scelta precisa, andando a verificare se esistono i parametri giusti per poter ospitare, un giorno, eventi di questo livello. Parametri che non si limitano alla grandezza delle vasche ma anche, per esempio, all’abitabilità, all’ampiezza delle tribune, alla presenza di locali per il controllo anti-doping. Requisiti che non sempre si possono aggiungere in un secondo momento. Penso alla piscina di Bologna che ha riaperto dopo quattordici anni ma che d’estate deve chiudere perché mancano i sistemi di areazione. L’Amministrazione comunale di Ravenna deve avere ben presente il fatto che una volta fatti i lavori, indietro non si torna. Deve averlo presente, chiaramente, se è interessata ai risvolti sportivi e non solo ad accogliere l’utenza della città. Quando si vanno a spendere quasi 14 milioni di euro, bisogna essere coscienti di tutto questo». Riguardo l’interruzione del servizio che i lavori inevitabilmente comporteranno, Speziali non nasconde la preoccupazione: «Ravenna paga una scelta ormai datata, quella di avere un’unica piscina. Nel progetto di fattibilità il crono-programma parla di dodici mesi, il che significa che un certo disagio ci sarà. Ritengo secondaria, invece, la polemica sul business legato a Spa e ristorante. O meglio, la ritengo sensata solo nel caso in cui, per realizzare attività che andranno a far guadagnare il costruttore, si sarà costretti a rinunciare a pezzi di impianto, come le tribune, che impediranno di fatto l’omologazione per gare di livello nazionale o internazionale».


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