Mafie, Baldessarro: «Ravenna non è un'isola felice»

Romagna | 24 Marzo 2019 Cronaca
«Ravenna non va considerata un’isola felice, così come non vanno considerate isole felici le altre città e province dell’Emilia-Romagna. Possono esserci zone più aggredibili, altre meno. Ma nessuno è indenne». Giuseppe Baldessarro, giornalista di Repubblica e autore del libro «Questione di rispetto. L’impresa di Gaetano Saffioti contro la ‘ndrangheta» (Rubbettino editore), è convinto che il problema del Nord d’Italia, quando si parla di mafia, sia la scarsa preparazione e attenzione da parte di chi si dovrebbe occupare di cogliere i segnali utili a scoperchiare situazioni anomale: «Mentre al Sud i magistrati e le Procure hanno una professionalità acquisita negli anni in materia e sono preparati a captare i cosiddetti segnali spia, ovvero quei piccoli episodi dietro i quali si nascondono dei veri e propri sistemi legati alla criminalità organizzata, nella nostra regione e in generale al Nord, fatta eccezione per alcuni casi, non c’è l’equivalente. Eppure, dalle inchieste condotte dalle Procure del Sud, abbiamo ormai segnali importanti del fatto che il fenomeno mafioso si estenda anche da noi». 
Questa scarsa attenzione, secondo il giornalista, fa sì che, alla fine, di infiltrazioni mafiose anche in Emilia-Romagna si sappia ben poco: «A parte qualche grande indagine come quella di Aemilia, sul resto non sappiamo molto». Eppure, il modo per accorgersene, per Baldessarro, ci sarebbe eccome: «I cittadini, soprattutto chi opera nel commercio, del mondo delle imprese, della finanza, delle professioni, così come negli ambiti della grande distribuzione e del gioco d’azzardo, secondo me hanno modo di rilevare che qualcosa non torna. Molto pù difficile potrebbe esserlo per il cittadino che è fuori da quegli ambienti. Il problema generale di non avere la percezione dell’estensione e della pericolosità del fenomeno, in ogni caso, esiste, nonostante l’Emilia-Romagna sia una terra felice e fertile per i mafiosi, visto che beneficiano della scarsa allerta di chi dovrebbe monitorare».
Perché se in Meridione le mafie sono interessante al controllo del territorio, al Nord è un altro paio di maniche: «Da noi l’obiettivo è controllare i settori srategici dell’economia, riciclando grandi montagne di denaro, soldi sommersi che derivano da traffici illeciti, come quello di stupenti». In questo senso, per il giornalista parlarne ai giovani è un bene. Ma non bisogna dimenticare di fare alzare le antenne ai politici, anche locali: «La classe dirigente della Regione e delle province dell’Emilia-Romagna deve fare la sua parte». (s.manz.)
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