Lugo, morte di "Balla", la sentenza di primo grado è stata rinviata al 2 luglio

Romagna | 31 Maggio 2019 Cronaca nera
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C'era attesa, il 31 maggio, per la sentenza del processo che vede alla sbarra 4 ragazzi con la pesante accusa di omicidio volontario aggravato da crudeltà e futili motivi, oltre che sequestro di persona. Si tratta dei 4 "amici" del 19enne Matteo Ballardini, "Balla", lasciato in auto in un parcheggio di Lugo, incosciente ed in overdose la notte dell'11 aprile 2017 e ritrovato morto il pomeriggio successivo. La mattina del 31 maggio Carlo Benini, il nuovo legale di uno dei ragazzi, Leonardo Morara ha chiesto l'assoluzione per il suo assistito mentre il pm Marilù Gattelli, dopo due ore di requisitoria, ha chiesto 30 anni. Gli stessi che, nell'udienza dello scorso 19 marzo aveva chiesto per Beatrice Marani la 22enne che passò la dose letale a Matteo. Per gli altri due "amici" che presero parte a quella serata a base di alcol e droga, il 22enne Simone Giovanni Palombo e il 25enne Ayoub Kobabi, il pm ha chiesto 16 anni e 5 mesi per ciascuno. Tutti i ragazzi hanno scelto di venir giudicati con il rito abbreviato. Le repliche sono attese per il 2 luglio quando il giudice pronuncerà anche la sentenza. I legali di Palombo e Kobabi avevano spiegato come, a loro avviso, per i ragazzi potesse delinearsi al massimo l’omissione di soccorso, visto che entrambi erano arrivati quando Balla stava male ed erano rimasti poco tempo. L’avvocato dei genitori di Balla, costituitisi parte civile, invece, aveva, invece, sottolineato come fosse emersa chiaramente dalle indagini, la volontà del gruppo di non allertare i sanitari per «proteggere» la Marani che, come la stessa scriveva in un messaggio, aveva ceduto il metadone alla vittima.

Matteo andò in overdose attorno alle 23 dell'11 aprile 2017 e venne trovato morto alle 15 del giorno successivo. Si spense lentamente dopo ore, nell'indifferenza di quelli che dovevano essere suoi amici. Nell’ordinanza di custodia cautelare siglata dal gip Andrea Galanti che portò all’arresto dei ragazzi, quest’ultimo parlava di «rara inumanità» che ha spinto gli amici non solo a lasciar morire Balla, ma anche a contribuire a quel decesso, spegnendogli il telefono e chiudendolo a chiave nell’auto lasciata nel parcheggio defilato in via San Giorgio a Madonna delle Stuoie. E il tutto per «non aver problemi», per poter continuare a sballarsi di alcol e droga tutta la notte. E senza mai chiamare quell’ambulanza che avrebbe potuto salvargli la vita. All'alba, quando si salutarono, scelsero di lasciare Matteo in auto e Morara tornò più volte a "controllarlo" fino a quando, resosi conto che non respirava più, chiamò un avvocato per sapere come comportarsi. Arrivarono i soccorsi e le forze dell'ordine, ma per il giovane non c'era più nulla da fare.
Gli inquirenti hanno analizzato per mesi quella notte e raccolto testimonianze dal «coro muto», quello dei tanti ragazzi che si «parlano» scrivendo via chat e sui social e che erano stati informati che Matteo era morto. Un gruppo che ha aiutato le forze dell’ordine che grazie anche all’ausilio dei filmati della videosorveglianza di Lugo e vari messaggi trovati sui telefonini hanno ricostruito quella maledetta serata. Gli inquirenti, quindi, sono passati ad inquadrare il reato dall’ omissione di soccorso all’omicidio volontario ed aggravato.
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