L’attore Claudio Casadio propone al Ridotto del Goldoni a Bagnacavallo un appuntamento con i poeti del territorio

Ravenna | 07 Maggio 2019 Spettacoli

Elena Nencini

Un incontro inconsueto quello di Claudio Casadio con il dialetto e i poeti della Romagna, anche se lui, nel profondo, si sente un vero romagnolo. Sarà sul palco del ridotto del Teatro Goldoni di Bagnacavallo (ingresso gratuito) con lo spettacolo Voci e suoni di Romagna che unisce parole e musica e che vedrà esibirsi, martedì 7 maggio alle ore 21oltre a Casadio voce recitante, Stefano Nanni al pianoforte e il contrabbassista Roberto Bartoli.

Casadio, attore, ma anche ‘anima’ - insieme a Ruggero Sintoni - di Accademia Perduta che gestisce da diversi anni il teatro Goldoni, spiega il perché di questo appuntamento.

Come è nato questo recital?

«Solitamente non faccio mai recital, ma è nato in occasione dell’edizione 2018 del Premio Hesperia in cui l’Accademia degli Imperfetti oltre a me, ha premiato Nanni e l’Orchestra Maderna. Lo spazio del Ridotto si presta bene a questo tipo di appuntamenti intimi».

Un omaggio ai grandi poeti della Romagna, di chi sono i brani che reciterà?

«Ci sono 6 o 7 pezzi di Olindo Guerrini che amo moltissimo, poi Giovanni Pascoli, Nino Pedretti e un brano inedito scritto appositamente per me da Giampiero Pizzol. Farò due tre pezzi in dialetto ravennate. Mentre il pezzo di Pizzol si presta ad interpretarlo alla romagnola, una cadenza da teatro, voce di petto molto sentita».

Che legame ha con la terra di Romagna?

«Ho un legame molto forte, come si vede anche dalle scelte lavorative che ho fatto. Rimanere a lavorare in Romagna e creare Accademia Perduta sono state decisioni importanti. Nel mio lavoro mi è capitato diverse volte di usare la cadenza romagnola: sia in Pollicino, in Oscura immensità, in Il mondo non mi deve nulla e anche nel film L’uomo che verrà di Giorgio Diritti. È una cadenza molto teatrale, si passa dall’ironico al drammatico, alla disillusione. Quello che del resto aveva colto il grande Fellini in Amarcord».

Perché scegliere dei poeti della nostra Terra?

«Mi sembra giusto riproporre delle cose che trovo poetiche, ma che sono anche legate ai ricordi, alle nostre radici. le poesie di Olindo Guerrini sono molto forti, mentre in Pascoli c’è sempre il sogno, l’illusione. Quella romagnola è una letteratura dalla poetica intensa, un modo di vedere la vita che mi ha sempre colpito. Di Pascoli amo molto la metafora del fanciullino, gli occhi spalancati come un bambino sul mondo. Ho sposato molto questo modo di essere. Amo il disincanto della Romagna, siamo forti, burberi, ma diventiamo anche ironici, poetici. È una cosa che mi porto dietro ovunque vada. Io non credo ai personaggi in bianco e nero, i romagnoli sono personaggi veri, nessuno è mai solo cattivo o solo buono, mi piace la nostra spontaneità e il nostro disincanto. E’ una chiave di vita. Prendersi troppo sul serio non va bene.,

Ci saranno altri appuntamenti di questo tipo al Ridotto?

«Si, vorrei invitare altri artisti romagnoli a fare questo, perché abbiamo un salotto bello per questo dialetto e buona musica per accompagnare».

Info: 0545/64330. www.accademiaperduta.it

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