Imprese, il secondo Congresso di Legacoop Romagna. L’analisi del direttore generale Mario Mazzotti  

Romagna | 16 Marzo 2019 Economia
MANUEL POLETTI - «La cooperazione è in salute, nonostante alcuni settori, come l’edilizia,  vivano crisi infinite. A livello istituzionale chiediamo a gran voce la costruzione della Provincia romagnola unica eletta direttamente. Poi vogliamo che alcune grandi infrastrutture del territorio non vengano dimenticate: serve un rilancio dell’E55, è necessario un ripristino rapido  dell’E45 e della Ravegnana, bisogna valorizzare il baricentro della Romagna, porto, finanziare la manutenzione territorio in maniera più continua». 
Mario Mazzotti, direttore generale di Legacoop Romagna rappresenta così il movimento cooperativo ed i suoi obiettivi per il futuro. Venerdì 15 si tiene il secondo Congresso alla Fiera di Cesena. Il movimento è ancora ben ancorato al territorio e rappresenta una percentuale importante di Pil romagnolo. 
Direttore Mazzotti, come arriva al secondo Congresso Legacoop Romagna? Qual è il suo stato di salute?
«Ci presentiamo al secondo Congresso con un’organizzazione in salute, abbiamo lo stesso numero di associate della prima assise, ben 406 aderenti che sviluppano 84.182 posizioni associative e danno occupazione a 23.561 addetti per un valore della produzione superiore ai 6,5 miliardi (dati al 31/12/2017). Il 2018 si presenta in linea con l’anno precedente, al netto del settore costruzioni che paga un prezzo alto per la crisi infinita del comparto».
Quanto preoccupa la brusca frenata dell’economia italiana nella seconda parte del 2018 e nel 2019?
«E’ chiaro che questi dati sono riferiti a quello che è successo fino a metà 2018. Le preoccupazioni sul futuro non mancano purtroppo. Nubi pericolose arrivano dalle tensioni internazionali che influiscono negativamente sull’economia italiana, già debole di suo. Sta rallentando molto il settore dell’export che era stato un punto di forza soprattutto della nostra economia regionale. Per quanto ci riguarda, le frizioni maggiori si potrebbero avvertire nel settore agrolimentare, che è cresciuto di più in termini di fatturato e occupazione negli ultimi anni. Ci preoccupa l’assenza di una reazione forte da parte del Governo e la mancanza di politiche pubbliche che contrastino seriamente questa dinamica negativa. Sarebbe stato opportuno che la legge Finanziaria fosse stata maggiormente indirizzata agli investimenti e al sostegno dell’economia, a cominciare dalle grandi infrastrutture fino al progetto Industria 4.0, che avrebbe dovuto essere rilanciato e maggiormente finanziato».
I dati del settore edilizio sono i più critici. La cooperazione ha pagato e sta pagando un prezzo altissimo. Come se ne esce?
«I dati del settore delle costruzioni ci parlano di un calo di circa il 60% degli occupati e del 50% delle imprese in Romagna. Abbiamo assistito alla scomparsa di importanti realtà industriali, impegnate direttamente e soprattutto nell’indotto. Questo è avvenuto anche a livello nazionale ed ha indotto un impoverimento del tessuto e la capacità di stare sui grandi progetti nazionale. Tutti i grandi gruppi del comparto sono entrati in crisi o addirittura hanno dovuto cessare l’attività. Come Legacoop abbiamo richiesto lo stato di crisi del settore e lo sblocco dei cantieri. Significativo lo sciopero nazionale degli edili il 15 marzo, che noi condividiamo in pieno».
La crisi della Cmc è stata una sorpresa o no? Che messaggio può mandare ai soci e ai lavoratori?
«La crisi della Cmc è figlia di questa situazione, ed è causata principalmente da elementi finanziari e da mancati pagamenti di lavori fatti (in particolare in Italia con Anas e alcuni all’estero). Oggi c’è un concordato in continuità, l’advisor sta lavorando, entro i primi giorni di aprile verrà presentato un nuovo piano industriale e finanziario di ristrutturazione, che verrà sottoposto ai creditori ed ai soci per l’approvazione, dopo il vaglio del Tribunale. Si sta lavorado per mantenere in vita una grande cooperativa in grado di proseguire la propia attività, anche se in forma un po’ più ridimensionata, che presidi il mercato nazionale e quello estero, e al tempo stesso salvaguardi il knowhow che ha saputo mettere in campo nel suo percorso secolare. Voglio sottolineare che tutto il movimento è in campo per dare una risposta adeguata. Siamo al fianco dei soci e dei dipendenti in questo particolare momento».
Anche il settore del sociale vive un momento delicato, fatto di crescita ma di margini sempre più risicati…
«Abbiamo avuto uno sviluppo del +3,5% dell’occupazione, ma si registrano continui problemi e un assottigliamento dei margini, in particilare nelle cooperative sociali. Questo ci porta a proporre un intervento più efficace per la riduzione di costi fissi, anche attraverso di contratti di rete per tipo A e tipo B, oltre alla necessità di innovare capacità per realizzare nuovi servizi. Chiediamo poi che il mercato pubblico alla persona venga sottratto alla logica del massimo ribasso, che purtroppo è ancora presente per i servizi che non sono accreditati. E’ necessario proseguire l’esperienza dell’accreditamento da parte della Regione per le cooperative del settore».
La piaga delle «false cooperative» colpisce soprattutto i trasporti o no? 
«Esatto. E’ un settore che purtroppo è sottoposto a questo fenomeno. E’ necessario avere un mercato più regolato, questa piaga crea dumping e danneggia il buon lavoro della nostre imprese».
La battaglia per la libertà di stampa e per il pluralismo dell’informazione tocca nel vivo la cooperazione. Cosa state ndo?
«Da anni stiamo conducendo una battaglia importante per la libertà di stampa e contro la riduzione del Fondo per il pluralismo dell’informazione. La nostra non è una battaglia corporativa, ma è una battaglia di civiltà, che incrocia imprese in carne ed ossa, professionisti preparati, impegnati in un lavoro difficile che in Romagna molto spesso sono anche cooperatori».
Infine, è completamente tramontato il percorso dell’Alleanza delle cooperative o rimane una priorità?
«Non è tramontato, rimane certamente un obiettivo importante per dare una rappresentanza ed una voce unica alle cooperative italiane».
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