"Immigrazione 0", la provocazione del Festival delle Culture di Ravenna

Romagna | 07 Giugno 2019 Cronaca
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«Immigrazione 0» è il  tema intorno al quale ruota il Festival delle Culture 2019, ormai arrivato alla sua XIII edizione, che si terrà il 7, 8 e 9 giugno a Ravenna. «Si tratta di una provocazione e di un dato di fatto – spiega Antonella Rosetti, responsabile della Casa delle Culture -. Per noi è l’occasione per raccontare specularmente l’altro mondo e l’altra possibilità. In un periodo e in un contesto in cui tutto è a rischio, vogliamo dimostrare che esiste un altro modo per guardare le cose. Non a caso, uno dei momenti più importanti e significativi dell’intera manifestazione sarà il Varco attraverso un muro, la grande installazione posizionata davanti all’Almagià, realizzata da Abra Degli Esposti e dalla sua associazione RiBellArti».  Anche quest’anno il Festival avrà inizio con una parata che prenderà avvio da Piazza San Francesco alle 17 di venerdì 7 giugno. 

I MURI DEL MONDO 
Prima di partire con la fiumana umana alla volta dell’Almagià, in piazza si svolgerà un’azione di strada realizzata dagli studenti di una quarta linguistica del liceo classico di Ravenna, insieme ai profughi e ai cittadini che hanno partecipato ai laboratori da poco svoltisi nella scuola e al centro giovanile Quake. Opera concepita dal regista Alberto Grilli del Teatro due Mondi di Faenza: «È stato molto bello avere a che fare con i ragazzi immigrati nella quotidianità, mi dispiace solo che non ci sia stata l’occasione per ascoltare la loro storia», commenta una delle studentesse presenti al laboratorio.  E di storie e di storia si parlerà durante i tre giorni del Festival, cominciando con i racconti dei muri che dividono paesi e persone, raffigurati sull’installazione. «C’è un muro che racchiude tutti i muri del pianeta, da quello della Palestina a quello dell’Ungheria - spiega Rosetti - per arrivare a quello del Messico. Abbiamo constatato che ci sono 6mila chilometri di muro in tutto il mondo. L’idea nasce anche in occasione del trentesimo anniversario della caduta del muro di Berlino».
Una volta attraversato il varco, la visuale si aprirà sulla parte interna del muro, ricoperto dai disegni e dalle parole delle cinquantadue classi delle scuole medie del territorio che hanno partecipato al progetto «Odissea: diario di vita e di viaggio»: «Da questo laboratorio, durato tutto l’anno – continua Rosetti – sono scaturite riflessioni e idee che sovvertono i luoghi comuni e gli stereotipi e che hanno preso la forma di manifesti di un’immaginaria pubblicità progresso, così come di tante cartoline con immagini e parole».

RICCO PROGRAMMA
Laboratori artistici, balli, rappresentazioni, dibattiti e concerti saranno protagonisti anche di questa edizione: «Al Festival c’è spazio per tutti, perché sempre più rappresenta il risultato di incontri e collaborazioni che vanno avanti tutto l’anno con le scuole, con le associazioni e con singoli cittadini. Il nostro Festival è sempre più interculturale. Nei mesi passati abbiamo lavorato tanto sul tema dell’incontro e sulla relazione. Tutti insieme abbiamo trascorso una mattinata intera a parlare dei valori che ci fanno stare nel Festival. Abbiamo fatto un lavoro di incontro e confronto molto profondo e, per certi versi, anche molto intimo. Ed è stato bello vedere la partecipazione di persone e di associazioni che non si erano mai avvicinate al Festival, come l’Anpi che, alla fine del primo incontro, ci ha chiesto: ‘Ma noi possiamo tornare ancora?’».
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