Il regista Stefano Mordini al cinema con «Il testimone invisibile», con Scamarcio e Miriam Leone

Ravenna | 16 Dicembre 2018 Cultura
Claudio Ossani
Dopo la conquista del grande slam dei più importanti festival di cinema al mondo con i suoi primi tre film consecutivi, a Stefano Mordini il red carpet non manca oggi nemmeno un po’. «Cosa c’è di meglio di questa data d’uscita?» dice soddisfatto il regista romagnolo, che con il suo quarto lungometraggio ufficiale è tra i protagonisti del calendario dei film delle Feste.
Il Testimone Invisibile, appena approdato in sala, è una delle sfide più importanti del cinema italiano al difficile botteghino di Natale. «La data d’uscita - ammette Mordini - è così prestigiosa che di certo non mi manca il rito della presentazione ufficiale a un festival. Peraltro, non ci sarebbe stato il tempo». Con la sua opera prima (Provincia Meccanica, 2005), il regista nato a Marradi e poi cresciuto artisticamente a Ravenna, fu in concorso al festival di Berlino; con Acciaio (opera seconda, 2012) partecipò alla Mostra del Cinema di Venezia nella selezione ufficiale della sezione autonoma Giornate degli Autori; infine Pericle il Nero (2016) fu scelto per il concorso Un Certain Regard del festival di Cannes.
«Il Testimone Insivibile - racconta Mordini - è stato girato lo scorso giugno tra Roma e il Trentino, e così arriva in sala a pochissimi mesi dal termine delle riprese. Uno sforzo importante».
Preoccupato?
«No, è una precisa strategia Warner Bros. che fin da subito ha scommesso su questo film. A me è stato proposto attraverso la collaborazione con il produttore Roberto Sessa di Picomedia (lo stesso di Venuto al Mondo di Sergio Castellitto, nda) e ne sono stato molto contento».
Il Testimone Invisibile è un remake del film spagnolo Contratiempo (2012, disponibile su Netflix). Cosa deve aspettarsi lo spettatore?
«Un film classico che lavora sulle più classiche logiche dei film di genere. Ma anche una sfida personale e professionale che consiglio».
Perché?
«Perché dirigere il remake di un bel film significa, per un regista, interpretare un atto di umiltà, ma cercare allo stesso tempo un’operazione di qualità».
Riccardo Scamarcio, Miriam Leone, Fabrizio Bentivoglio, Maria Paiato: quanto aiuta un super cast come quello di Il Testimone Invisibile?
«Beh, aiuta però aggiunge anche responsabilità. Un cast di questo livello accetta il ruolo solo se convinto dal progetto. Grazie a loro, ho avuto riferimenti molto chiari e mi sono trovato bene. Credo di aver trovato una sintesi per questo formato e per questo genere».
Un genere dai toni e colori molto distanti rispetto a quelli, magari comici o comunque più tradizionali, della commedia. Specialmente a Natale.
«Io in realtà guardo un po’ di tutto, anche se sembro concentrato su toni definiti più scuri. Credo comunque che il cinema italiano abbia bisogno di un’industria più agile, proprio per affrontare un mercato sempre più difficile».
Ci sono state difficoltà sul set di Il Testimone Invisibile?
«Non direi, grazie anche al supporto costante di Warner Bros. Io poi mi sono affidato molto ai tanti mestieri del cinema, cercando di valorizzare il più possibile la scenografia, la fotografia, i costumi».
Ma cosa resta del rapporto di Stefano Mordini con Marradi e la Romagna?
«Io ora vivo a Roma, ma a Marradi torno regolarmente per trovare i miei genitori, mentre in Romagna vivono gran parte dei miei amici e così è sempre un piacere tornare a Ravenna».

 
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