IL CASTORO | A quasi 3 anni dall'omicidio Regeni parla Daniele Rossi, presidente Adsp

Faenza | 21 Gennaio 2019 Blog Settesere
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Jessica Gonelli

Lo scorso settembre, ad Alessandria d'Egitto, si è tenuto il forum «L’impatto della Via della Seta e le opportunità di investimento tra Paesi arabi e Cina». Vi hanno partecipato le Autorità dei porti di Ravenna, Trieste, Venezia e Genova, per illustrare l’importanza del Nord Italia come punto d’arrivo delle merci che partono dall’Egitto. Nel frattempo a fine novembre, ovvero a quasi tre anni dalla scomparsa del giovane ricercatore italiano Giulio Regeni, la Procura di Roma ha iscritto nel registro degli indagati per il suo sequestro sette agenti dei Servizi segreti di El Cairo. Tale provvedimento è stato respinto dalla Procura egiziana e per questa scarsa collaborazione il presidente della Camera dei Deputati Roberto Fico ha annunciato la sospensione di ogni relazione diplomatica di Montecitorio con l’Egitto, fino ad un’effettiva svolta nelle indagini. Per saperne di più sui rapporti tra il nostro Paese e l’Egitto, il Castoro ha intervistato il Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico centro settentrionale Daniele Rossi.

Quali sono i rapporti tra il Porto di Ravenna e l’Egitto? Da quanto tempo va avanti questa collaborazione?

«Quella con l’Egitto è esclusivamente una collaborazione commerciale. Dall’Egitto riceviamo merci. Sicuramente, però, il potenziale dell’Egitto e più in generale del Medio Oriente, è superiore a quello che fa attualmente. Noi ci stiamo muovendo in diverse direzioni, per fare in modo che tutte le merci che arrivano dal Canale di Suez e che devono entrare in Pianura Padana vedano il porto di Ravenna come un porto naturale per la sua posizione geografica. L’Egitto è importante perché controlla il Canale di Suez, porta d’ingresso per tutte le merci che dal Far East entrano nel Mediterraneo. Oggi, per via della sua posizione geografica, il Porto di Ravenna è fondamentale soprattutto per le merci che arrivano dal Mediterraneo orientale, ma potrà avere un ruolo più rilevante una volta che il progetto Hub portuale sarà realizzato».

Quanto tempo prevedete che passerà prima di realizzare questi progetti?

«Noi speriamo di realizzare questi propositi tutti i giorni. Sicuramente non appena sarà realizzato il progetto Hub portuale avremo delle vere opportunità: avremo, ad esempio, fondali più profondi per accogliere navi più grandi e nuove opportunità di lavoro».

Quali autorità egiziane erano presenti all’incontro di settembre ad Alessandria?

«C’erano il Ministro dei Trasporti egiziani, il Presidente dell’Autorità del Canale di Suez, che ovviamente ricopre un ruolo molto importante dato che le entrate a Suez sono fondamentali per il bilancio egiziano, funzionari del governo, diverse camere di commercio locali e, fra gli altri, gli ambasciatori dell’Italia e della Cina in Egitto».

Quali obiettivi sono emersi al termine di questo soggiorno?

«È sicuramente emersa la necessità di collaborare per un obiettivo comune. Da parte egiziana ovviamente c’è l’interesse a trovare rotte più economiche e più facili sotto l’aspetto operativo e di valorizzare il Canale di Suez. Da parte italiana dobbiamo fare in modo che dal Canale di Suez si vada ai porti italiani, soprattutto dell’alto Tirreno e dell’alto Adriatico. La cosa più importante è spiegare che oggi la portualità italiana può rispondere meglio a queste esigenze ed essere una valida alternativa ai porti del Nord Europa».

Le relazioni tra Italia ed Egitto si sono inasprite due anni fa a seguito dell’assassinio di Giulio Regeni. Durante il suo soggiorno ad Alessandria come le sono sembrati i rapporti tra i due paesi? 

«L'incontro è stato organizzato dal Ministero dei Trasporti egiziani in collaborazione con l’ambasciata italiana. Il clima mi è parso disteso, ma non si è parlato né di politica né di aspetti umanitari, bensì di portualità logistica, infrastrutture, operazioni commerciali marittime. Io sono un funzionario pubblico. Non faccio politica, devo solo gestire le questioni finanziarie del Porto di Ravenna sotto ordine del Governo. Nel momento in cui il mio Governo mi vieterà le comunicazioni con un altro paese mi atterrò scrupolosamente a quello che mi diranno».

Non ha nessun imbarazzo quindi ad avviare un forte sodalizio economico con uno Stato che al momento è guidato da un uomo proveniente dalle file dell'esercito, arrivato al potere grazie a un colpo di Stato militare e che probabilmente ci nasconde qualcosa?

«Che c’è stato un colpo di stato in Egitto me lo dice lei, io non lo sapevo. Non possiamo mettere in discussione tutto e tutti, altrimenti diventa difficile fare affari. Per quel che mi riguarda il governo egiziano è assolutamente legittimo».

Vorremmo infine una sua opinione generale sulle relazioni che il porto di Ravenna, o più in generale l’Autorità Portuale Italiana, sta creando?

«Secondo me dobbiamo lavorare per un mondo che cresca economicamente e socialmente, ma al tempo stesso bisogna essere razionali e cercare, quando si fa politica, di far capire a chi oggi non conosce ancora i valori della democrazia e della libertà che il futuro sarà sempre più legato ad essi. Si tratta di una battaglia che devono combattere i giovani, dato che gli anziani purtroppo non ci sono riusciti, ma nel frattempo non possiamo fermare il mondo. Però se ognuno darà il suo contributo sono certo che qualcosa cambierà».

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