Gli obiettivi dei Lòm a Mêrz illustrati da Lea Gardi, presidente de «Il lavoro dei contadini»

Romagna | 26 Febbraio 2019 Cultura
Federico Savini
«Durante i Lòm a Mêrz tocchiamo con mano quanto l’approccio delle persone nei confronti della campagna stia cambiando, di pari passo con un’attenzione alla natura e ai suoi cicli che è una vera evoluzione culturale. Siamo contadini da sempre e ricordiamo periodi in cui il nostro lavoro e la nostra cultura non erano tenuti in grande conto. Oggi c’è non solo una riscoperta di questo patrimonio, ma un grande interesse dei giovani, qualcosa che noi cerchiamo, con il nostro lavoro, di mantenere perché non sia un momento effimero». Fa bene Lea Gardi a parlare di «patrimonio» a proposito dell’eredità del mondo, qualcosa che ha radici profondissime e plurisecolari e che va ben al di là delle mode. La presidentessa dell’associazione «Il lavoro dei contadini» in questi giorni è nel pieno dei preparativi per i Lòm a Mêrz (una trentina di appuntamenti, vedi box), la manifestazione più visibile dell’associazione, quella che riscopre l’usanza di accogliere la primavera con un falò, creando un corredo di eventi e riscoperte della tradizione - in chiave gastronomica, estetica, narrativa e professionale -, che quest’anno parte da una specifica dedica alle donne, e in particolare alle azdore che, ricorda Beppe Sangiorgi - «in romagnolo si traduce con “reggitrici”, perché sono colonne che reggono tutto», mentre il sempiterno Tonino Guerra – citato nel pieghevole dei Lòm a Mêrz e al quale saranno dedicati gli eventi del 2020, in occasione del centenario – fa notare che «In romagna han sempre comandato le donne nella civiltà contadina. Noi siamo l’albero e loro le radici».
«Abbiamo dedicato la 19ª edizione dei Lòm a Mêrz – dice Lea Gardi - alla donna romagnola negli ultimi cent’anni».
Come mai in questi cent’anni?
«Perché il percorso delle donne nell’ultimo secolo è stato incredibile. Pensiamo in particolare alle donne che dirigono aziende, che fanno scelte difficili ogni giorno, o a quelle che ricoprono importanti incarichi culturali. In particolare abbiamo coinvolto una ricercatrice come Liliana Vivoli e un’imprenditrice come Laura Cenni, che per noi è il futuro, ha incarichi nazionali di settore e guida un’azienda di allevamento che sta lasciando alle figlie»
La serata inaugurale vedrà una grande mostra al Salone della Bandiere di Faenza e poi la cena al Rione Verde.
«C’è stato grande entusiasmo di artisti e artigiani per il tema della donna. Parliamo di ceramisti, falegnami, stampatori e anche una modellista, per un’esposizione che racconterà passato, presente e futuro delle donne e sarà allestita dal sempre prezioso e attivissimo Mirco Villa e da Gianna Giani di Cà Ridolfi, un altro nostro pilastro. Sempre centrale è poi il rapporto con Slow Food, che con la valorizzazione della biodiversità condivide i nostri principali obiettivi e avrà un presidio durante i Lòm a Mêrz all’agriturismo Martelli di Ravenna. Venendo alla cena al Rione Verde, la novità saranno i piatti di pesce, poiché i lumi uniscono tutto il territorio, e insieme a Carla Brigliadori cucineranno le nostre azdore e le allieve del corso di trasformazione alimentare fatto con Dinamica»
Il rapporto con le scuole?
«Prosegue quello fondamentale con l’istituto Scarabelli di Imola, che avvia i ragazzi al lavoro contadino e vediamo sempre molto coinvolte anche le famiglie. Poi quest’anno entriamo anche in due scuole faentine, la Tolosano e la Pirazzini, con le quali abbiamo realizzato il Calendario di burdèl, che dedichiamo al nostro compianto Italo Graziani e che verte sulle somiglianze tra le nostre feste e tradizioni e quelle delle culture straniere più rappresentate nelle scuole».
E alla fine il mondo contadino è un tutt’uno?
«Beh, direi proprio di sì, nel senso che i festeggiamenti e ancor di più i proverbi legati alla saggezza popolare sono molto simili tra culture che spesso crediamo lontane o addirittura inconciliabili. Invece, studiando le tradizioni contadine, si trovano affinità sorprendenti».
A parte i Lòm a Mêrz, che sono la vostra iniziativa più visibile, quali altri progetti portate avanti come Lavoro dei contadini?
«Da 19 anni lavoriamo sempre uniti e in armonia, e già questo è straordinario. Fra le iniziative ci sono la valorizzazione dell’artigianato tradizionale in vari contesti e poi la partecipazione al Momevi di Faenza, alla Notte di San Giovanni, alla fiera dell’agricoltura di Imola, che è di grande successo, alla festa di fine estate, a Giovaninbacco, alla festa dei Frutti Dimenticati di Pennabilli e a varie iniziative di Slow Food, recentemente anche in Veneto».

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