Faenza, Raffaella Golfari guida il progetto Granadilla tra nuove aperture (Lugo e Cesena) e sogni (estero)

Romagna | 08 Marzo 2019 Gusto
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Riccardo Isola - Il «Plant based» made in Faenza, cioè l’impostazione culinaria che utilizza alimenti di origine vegetale, piace sempre di più e conquista i palati anche fuori territorio. Per averne riprova basta fare un salto a Granadilla, locale nato dall’estro e dall’intuizione di Raffaella Golfari, giovane imprenditrice della ristorazione che, grazie anche alla competenza e alla fantasia della chef Lorena La Rocca, dal 7 marzo 2015 gestisce un locale nel cuore della città manfreda.  Scommessa imprenditoriale e culturale che nel corso di pochi anni ha saputo conquistare il gusto e la dieta quotidiana di moltissimi gustonauti non solo locali. Basti pensare che oltre al locale faentino Granadilla è presente da due anni anche a Forlì (via Giorgio Regnoli, 33) ed entro la primavera aprirà all’ombra del Pavaglione di Lugo. Ma non solo: Ssiamo in trattativa – spiega la stessa Golfari – anche per un prossima apertura a Cesena e soprattutto anche fuori regione e pensiamo anche oltre i confini nazionali».

Qual è l’impostazione e la filosofia dietro il successo di Granadilla?

«Una cucina fresca, autentica e soprattutto espressa. Non abbiamo freezer e praticamente tutto è biologico. Una scelta che permette di gustare appieno le caratteristiche organolettiche e nutrizionali degli alimenti. Noi offriamo una cucina sana, buona e pulita in cui stagionalità e territorialità non sono surplus ma vere e proprie imposizioni metodologiche nella ricerca di questo ensemble gustativo».

Quali sono i segreti del successo del concetto di «fast bio food» firmato Granadilla?

«Le persone si stanno risvegliando e cercano, anche attraverso il cibo, un benessere il più completo possibile. Nel corpo e nello spirito. Noi, a tavola, cerchiamo di rendere il più possibile, autentico e gustoso tutto questo».

Quanto può ancora crescere un approccio bio veg-vegan?

«Siamo solo agli inizi. Abbiamo appena cominciato. Facciamo un esempio: il limone o lo zenzero, in questo periodo di gran voga, noi li abbiamo da sempre utilizzati. Sono essenze di benessere riconosciute ormai a livello globale. Oppure facciamo l’esempio degli estratti, quelli veri, quelli fatti sul momento. Sono approcci vivi alle proprietà contenute nella frutta e nella verdura e per questo motivo vanno, per farli apprezzare al meglio, rispettati».

Cosa ti aspetti per l’immediato futuro?

Che cresca sempre più la consapevolezza che il benessere passi anche per la tavola, per l’alimentazione. Non abbiamo solo bisogno di iper ricerca e sperimentazione. La nostra dieta è da sempre ricca di frutta e verdura. Saperla utilizzare, manipolare e continuare a proporla senza stravolgerne l’essenza e le proprietà è la vera sfida che abbiamo e vogliamo abbracciare».

Ci può essere un rapporto simbiotico tra cibo «plant based» e vino o birra?

«Certo. Non è una nostra priorità. Non abbiamo tante referenze. Quelle che teniamo, anche se non certificate ufficialmente come biologiche, ne seguono comunque l’impostazione. C’è territorio e non solo. Noi comunque abbiamo ogni giorno, in accompagnamento, sempre i nostri estratti».

Qual è il prodotto che più vi sta dando soddisfazione?

«Dipende dalla stagione. Non ce n’è uno in particolare. In questo periodo, ad esempio, sicuramente il cavolo nero e la famiglia dei broccoli. Oltre ad essere un toccasana sono, come li prepariamo noi, anche straordinariamente appetitosi e gustosi».

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