Faenza, rionali «per la pelle», tutti i tatuati del Rosso

Romagna | 09 Aprile 2019 Cronaca
Margherita Calzoni - Vedere una persona con un tatuaggio è, oggi, un’esperienza comune. Tatuarsi è una pratica antichissima e i motivi per cui ci si tatua e ci si è sempre tatuati sono tra i più vari. Un tempo si celebravano così riti di passaggio; ancora oggi, come allora, sono presenti motivi puramente estetici. Il tatuaggio però a Faenza assume un significato ulteriore, maggiore, se declinato all’interno di un
Rione. Simbolo di appartenenza, orgoglio del singolo ma anche del gruppo, ricordo dei momenti vissuti nel proprio Rione di appartenenza, come le vittorie e le prime sfilate. Una data, un traguardo, un simbolo di un’esperienza vissuta diventano parte di noi stessi, da mostrare al mondo perché rappresentano la nostra personalità, il nostro essere e ciò che ci distingue dagli altri. La voglia di tatuarsi è sentita da persone di tutte le età e di ambo i sessi. Le esperienze vissute dal singolo, così come da tutto il Rione, diventano parte integrante della vita di ogni rionale, così come di chi nulla sa di rioni, ma queste storie le vede letteralmente sulla pelle dei Rionali.
L’appartenenza ad un Rione passa anche attraverso queste immagini. Le immagini che i ragazzi del Rosso ci propongono sono stemmi, ricordi di vittorie, prime volte personali che ci fanno divenire parte di uno dei cinque cuori pulsanti della città di Faenza.
 
GIANLUCA MAIARDI, CAPORIONE
«Fin da piccolo ho frequentato il rione. Quando sono stato più grande, per motivi di lavoro, me ne sono un po' allontanato. Poi nel 2014 abbiamo vinto la Bigorda nel giorno del mio compleanno e da quel momento è esploso tutto l’amore che avevo per il rione fin da bambino (ho sempre sognato di fare il Caporione!). Lo stemma del rione, che ho tatuato, rappresenta tutta la ma passione e il mio amore. In cantiere ho l’idea di un nuovo tatuaggio che commemori le vittorie del Rosso». 
 
RAFFAELLA «FAFFA» BANDINI
«Credo di essere stata la prima ragazza nel rione a fare il tatuaggio del nostro stemma per intero nel 2006, sulla schiera. Era il quarto dei miei 27 tatuaggi totali. Per la vittoria del trentesimo Palio ho tatuato tre stelle e la scritta “noi non abbiamo padroni” come mia sorella Rosa. Sul braccio nel 2014 tatuai la copia esatta della chiave della sala costumi da cui pende l’etichetta con l’indirizzo del rione, via Campidori. Nel 2015 sulla spalla ho aggiunto la cotta di maglia. Per due anni poi non ho tatuato nulla. Ho ripreso poi tatuando una lancia sulla schiena e su una spalla l’unicorno con date in cui, con me come responsabile del corteo storico, il rione ha ottenuto le vittorie (2005, 2012, 2014, 2017, 2018). Il mio preferito, nonché quello che ha valore rionale più grande, è lo stemma. A livello emotivo sceglierei la chiave perché è l’esatta copia della chiave della sala costumi e perché riassume i risultati che ho raggiunto con il Rione nel mio settore. Il prossimo tatuaggio? Il ferro di Usurpatore».

ROSA BANDINI
«Fra i tatuaggi che ho, quelli legati al rione sono due. Il primo: una nota musicale con T4 che ricorda la mia prima Grande Squadra, quando nel 2014 suonavo il tamburo numero, appunto, “T4”. Le tre stelle e la scritta “noi non abbiamo padroni” ricordano la vittoria del trentesimo Palio e una parte di un coro del Rosso che preferisco e che secondo me meglio definisce il Rione Rosso».
 
MONICA BIANCO
«Per me il Rosso è stato amore a prima vista. Dal 1984 mi sono trasferita da Bologna a Faenza. Il rione è amore, appartenenza, fede. Ho tatuato trentadue stelle intorno a un cuore per ricordare il numero di palii vinti ed una frase del nostro inno».
 
PAOLO «PECIO» CALDERONI, SBANDIERATORE
«Ho sempre detto che quando avrei vinto il singolo mi sarei tatuato la bandiera del rione. Poi ho aggiunto le seguenti vittorie, dopo la prima del 1996, e insieme a queste ho sempre voluto ricordare anche il tamburino che mi accompagnava».
 
ANDREA POMPIGNOLI
«Sono nata e cresciuta nel rione. Uno dei miei primi tatuaggi è stato, nel 2013, il nuovo stemma, così come compare nel nuovo foulard».
 
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