Faenza, le «battaglie» nella storia del Niballo, rivalità rionali che dal 1959 si ripetono 

Romagna | 15 Maggio 2019 Cronaca
Damiano Ventura - La storia del Palio del Niballo è ricca di fatti e di avvenimenti che non sempre sono esclusivamente legati alle bandiere o alle giostre. 
Dal 1959, anno della prima rievocazione, e fino ai giorni nostri sono infatti innumerevoli gli episodi secondari che hanno contribuito non poco a rendere il Palio di Faenza tanto sentito e partecipato quanto spettacolare e radicato.
Sfottò, manifesti, acquate e furti di arazzi e bandiere sono solamente alcuni degli atti susseguitisi negli anni e compiuti dai rionali per rivalità, per senso di appartenenza, per dimostrare la supremazia del proprio rione sugli altri o per semplice goliardia. Episodi questi, entrati nella storia popolare del Palio e alle volte nella tradizione, come l’inusuale pratica di dipingere la palla in cima alla torre civica. 
Una «guerra» iniziata nel 1962, ma che affonda le proprie radici sin dalla prima edizione del Palio, quando i rionali del giallo, sostenendo che la torre si trovasse nella propria porzione di territorio, esposero sulla torre un enorme stendardo «e bangirò» recante le insegne di casa Manfredi.
DALLO STENDARDO ALLA PALLA
«Lo racconta bene Primo Solaroli nel suo libro sulle storie del Palio - sottolinea Giordano Gonnesi ex caporione del rosso - i rioni mal tolleravano l’idea che la torre dell’orologio fosse nel territorio del giallo e quindi nel ‘62 si tenne un comitato palio nel corso del quale si è discusso sulla possibilità di dichiarare la torre civica come edificio di pubblico dominio e quindi neutrale in quanto nte parte della piazza del Popolo».
I rappresentanti del giallo però abbandonarono la seduta e decisi a mantenere la loro tradizione, pochi giorni prima del Palio ritornarono sulla torre, la rivestirono di giallo e la presidiarono notte e giorno. Finché la sera della vigilia, i rionali del rosso, per nulla intenzionati a darla vinta a quelli del giallo, presero d’assalto la torre con un astuto espediente: mentre alcuni raggiungevano l’ingresso della torre dal camminatoio di Palazzo del Podestà, destando tutta l’attenzione degli occupanti, altri nel frattempo si dedicavano letteralmente ad una difficile e pericolosa scalata ed una volta arrivati in cima si consumò la prima battaglia della torre.
«Da quel momento iniziò la guerra della palla - continua Gonnesi - perché ogni anno i rionali del giallo e del rosso si alternavano per andare a dipingere la palla in cima alla torre. Una sfida nella sfida che caratterizzò le cronache di quel tempo».
LA CRUENTA BATTAGLIA DEL 1982
Fortunatamente non ci furono più scontri per oltre 20 anni, fino al 1982, anno in cui «alcuni rionali del giallo salirono sulla torre e dichiararono pubblicamente che quell’anno nessun’altro sarebbe salito sulla torre per dipingere nuovamente la palla». 
Nell’estate del mundial, una settimana prima del Palio il giallo iniziò un presidio alla torre che si concluse il giorno della cena propiziatoria: «I rionali del giallo sorvegliarono la torre per alcuni giorni - evidenzia Gonnesi - ma durante la cena propiziatoria l’allora caporione del rosso Walter Padovani disse che l’indomani non avrebbe voluto vedere la palla dipinta di giallo». 
Così centinaia di persone, una marea rossa, si diressero verso la piazza ed usando come diversivo la polvere degli estintori, alcuni di questi iniziarono la scalata alla torre. «Alcuni del rosso si arrampicarono sulla torre, mentre quelli del giallo asserragliati sopra randellavano a destra e a manca. Io ero sotto la torre con altri e vidi quanto quella battaglia fu pericolosa. In cima si consumò una violentissima scazzottata. Fu drammatico e spaventoso».
LE CONSEGUENZE
Il giorno dopo il Rosso vinse il Palio mentre successivamente furono comminate squalifiche e provvedimenti da parte dell’amministrazione comunale. 
«L’abbiamo pagata tutti. Dopo quell’episodio - conclude Gonnesi - per molti anni la città vide i rioni come un branco di facinorosi capaci solo di darsi delle legnate. Personalmente credo che quello fu un momento in cui il mondo del Palio toccò un po’ il fondo. Non era concepibile che qualcuno rischiasse la vita per dipingere la palla della Torre dell’Orologio». Persino la cronaca cittadina dell’epoca riportò l’episodio. «Tutto nasce in quegli anni per quegli atti e quelle motivazioni goliardiche, oggi un simile episodio sarebbe criticato a livello nazionale. Ma in quel tempo in pochi lo criticarono, rendendosi conto solo a posteriori che ci sarebbe potuto scappare il morto. Il palio nasce da un carnevale, poi la differenza la fece Padovani, il quale mise l’antagonismo. Il Palio di Faenza non era turistico era per i faentini. Questa linea chiaramente ha fatto sì che la manifestazione fosse più sentita, ma portò a uno sviluppo molto più lento. L’antagonismo poi diede adito alle persone di fare acquate, poi scazzottate, poi goliardate e via discorrendo.
Io non ho mai dato un giudizio positivo sugli episodi della torre, anzi, ci hanno penalizzato, anche perché ancora oggi ne stiamo pagando le conseguenze in quanto il Palio non ha poi avuto quella promozione che avrebbe meritato».
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