Faenza, donne in prima linea, Gloria Ghetti: "Con la scuola Penny Wirton insegnamo l'italiano agli stranieri"

Romagna | 23 Marzo 2019 Cronaca
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A partire da questa settimana il nostro giornale apre un nuovo spazio dedicato alle donne. E lo farà presentando le loro storie. Donne che non sono sempre in prima pagina, ma in prima linea sì, col loro impegno quotidiano, nella professione, nella famiglia, nella società, nel volontariato. Nella scelta delle intervistate abbiamo seguito l’istinto e la passione. La loro.
 
Fabrizia Montanari - Gloria Ghetti, faentina, 48 anni, coniugata senza figli, docente di filosofia, non ha hobbies ma «necessità» (parole sue): leggere, nuotare, camminare e pedalare; si definisce ingenua, spavalda e fortemente autocritica.
Ghetti, lei ha aperto a Faenza la Penny Wirton (scuola di italiano presso il Teatro dei Filodrammatici per aiutare gli stranieri ad apprendere le basi linguistiche con un approccio informale e accogliente) com’è nata l’idea?
«Da un pranzo con don Luigi Verdi della comunità di Romena nel Casentino. Era il settembre 2016 e lì incontro Eraldo Affinati (lo scrittore ideatore del metodo Penny Wirton, che oggi conta numerose scuole in Italia, dalla Lombardia ala Sicilia). Un luogo ed una fotocopiatrice bastano per creare una nuova scuola e io, che ho sempre creduto nell’istruzione e nello studio per cambiare la vita delle persone - come è accaduto a me dopo l’“incontro” folgorante con la filosofia finiti gli studi superiori -  mi metto in moto. Grazie all’Asp arrivano la sede, il teatro dei Filodrammatici e i primi volontari tra gli studenti del liceo linguistico Torricelli che ringrazio perché mantengono viva la scuola, insieme a Kombola, Elena, Elide, Maria, Roberta, Rita, Anna Cristina, Simona, Gigi. Marika, Gian e gli altri. Nel 2017 inizia l’avventura con 15 richiedenti asilo di provenienze diverse, Afghanistan, Brasile, Eritrea, Senegal, Iran; alcuni di loro hanno preso la licenza media, altri, come una neo-mamma analfabeta che veniva a scuola col bimbo, riescono a capire l’italiano e ad esprimersi». 
Non c’è da stupirsi che questa sua passione per la diffusione del sapere l'abbia condotta a suo marito, lo scrittore Maurizio Maggiani; correva l’anno...
«2005, l’amico Dario Vergassola ci ha fatti incontrare e da allora condividiamo molte cose o meglio, come dice Maurizio, confrontandoci sulle rispettive professioni - mi fa leggere tutti i suoi scritti e vuole la mia opinione - ci valorizziamo a vicenda. Stare insieme è una grande ricchezza».
Il filosofo Umberto Galimberti sostiene che i giovani oggi non hanno più sogni; da insegnante, cosa ne pensa?
«Più che senza sogni direi che sono senza modelli; se ne offri loro - penso a grandi come Anna Kuliscioff o Sandro Pertini, se li fai entrare in queste esistenze straordinarie, si illuminano e si appassionano. Ogni giorno io avverto la grande responsabilità del mio lavoro: dipende da me se i miei studenti ameranno o odieranno Socrate per sempre».
Da faentina cosa vede di positivo in questa città e cosa vorrebbe invece migliorare?
«A Faenza non vedo emergenze preoccupanti, il sistema sociale funziona, non è una città inginocchiata ma che ha paura si, paura di mostrare quello che vuole essere. La vorrei più spavalda e consapevole della sua forza e bellezza. Stiamo costituendo, con la Penny Wirton e tante altre realtà faentine un Tavolo delle Associazioni che vuole prima di tutto un Paese e quindi una città “umani”. Prima gli esseri umani - potremmo sintetizzare in slogan il nostro obiettivo - e i loro diritti».
E’ politica questa?
«E’ politica nel senso in cui la intendo io: fare concretamente, agire ogni giorno con grande senso di responsabilità».
 
 
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