Edilizia, in 10 anni in provincia di Ravenna persi 4mila posti di lavoro

Romagna | 10 Marzo 2019 Economia
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Dal 2008 ad oggi la diminuzione dei lavoratori edili attivi in provincia di Ravenna sia stato di quasi 4.000 unità, più del 60%. Della stessa percentuale calano anche le ore retribuite e il numero delle aziende. L'ultimo anno edile 2017/18, chiuso il 30 settembre, è stato il primo anno con una leggera inversione di tendenza, con un aumento comunque inferiore al 2% delle ore lavorate, ma già i dati del primo trimestre del nuovo anno edile ritornano in calo di circa un 3%. Dentro questa fredda percentuale di calo del 60% ci sono importanti aziende chiuse, Cmca di Cotignola, Iter di Lugo, Galileo Pasini di Ravenna, Savio e il forte ridimensionamento, spesso con il concordato, di molte altre, come ad esempio, Acmar di Ravenna, Cmcf di Faenza, Acc di Cervia, Moviter di Cervia. Tanti licenziamenti e tanti posti di lavoro persi con dietro situazioni famigliari complicate e a volte drammatiche.

Fillea Cgil, Feneal Uil e Filca Cisl hanno proclamato per venerdì 15 marzo uno sciopero generale dei lavoratori delle costruzioni, che comprendono i comparti di edilizia, legno, cemento, laterizi, lapidei. Nella stessa giornata si svolgerà una grande manifestazione nazionale a Roma, in piazza del Popolo alle 9,30, per chiedere lavoro, cantieri, ripresa, futuro e l’istituzione di un tavolo per una strategia di rilancio e di riqualificazione del settore. 

“Abbiamo proposte concrete e di buon senso – dicono i sindacati – e questa è l’ora del buon senso. Serve un Tavolo per una strategia di rilancio e di riqualificazione del settore all’interno di un progetto di manutenzione, prevenzione e rigenerazione con il ruolo attivo del Governo, delle grandi imprese, delle grandi stazioni appaltanti pubbliche, dei soggetti finanziari e dei lavoratori del settore”.

Il progressivo processo di indebolimento del tessuto produttivo locale ha portato ad una sorta di desertificazione che ha lasciato spazi per una lenta colonizzazione da parte di aziende provenienti da altre province; spesso quelle limitrofe della Romagna, ma anche di aziende completamente slegate dal territorio. A questo fenomeno si aggiungono le storture del mercato del lavoro come ad esempio la diffusione preoccupante del fenomeno delle “false partite Iva”, che prevediamo riprenda vigore dopo l'approvazione della sciagurata norma sulla FLAT-TAX sulle nuove partite Iva. Altro problema che si riscontra oggi nel settore edile è l’utilizzo dei più svariati contratti nazionali, come ad esempio quelli del settore metalmeccanico, multiservizi, agricoltura invece di applicare il contratto nazionale corretto penalizzando i lavoratori e le aziende regolari. 

Tutto questo sta rendendo incontrollato e incontrollabile un settore in cui da sempre il rispetto della legalità, della sicurezza e dei diritti dei lavoratori possono essere molto difficili da rivendicare. 

Oggi le preoccupazioni maggiori sono per la crisi della Cmc, colosso cooperativo di Ravenna.

La crisi di liquidità del mese di ottobre e la successiva richiesta di concordato del 4 dicembre portano a una situazione di incertezza che stiamo costantemente seguendo confrontandoci con la Direzione e con i lavoratori in assemblea. Ad oggi sono stati coinvolti la Regione, il Ministero dello Sviluppo economico e il Ministero del Lavoro. Si è sottoscritto l'accordo per un anno di cassa integrazione straordinaria e, dopo la proclamazione di uno sciopero, si è giunti a un accordo per la gestione della Cigs per la sede di Ravenna.

Mentre attendiamo di conoscere il piano di salvataggio di Cmc presente nel concordato, e il conseguente piano industriale che descriverà il futuro della cooperativa, assistiamo agli effetti sulle altre aziende, Sic, con la richiesta di concordato della scorsa settimana o come il forte ridimensionamento della Vecchio da 20 occupati a 6.

E' prematuro prevedere un eventuale percorso ed esprimere un giudizio in merito, quello che oggi possiamo dire è che Ravenna non si può permettere di non avere la Cmc e di non avere una Cmc forte, così come l'Italia non si può permettere di non avere grandi aziende edili. Si rilancia il paese, se si rilancia il settore delle costruzioni. Si rilancia Ravenna se partono le opere di ammodernamento, manutenzione e nuovi  collegamenti come ad esempio: i lavori di approfondimento del porto, il bando periferie per riqualificazione della darsena di città, la manutenzione straordinaria dell’E 45, la ricostruzione della Ravegnana sottolineano FENEAL - FILCA – FILLEA RAVENNA.

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