Casola, il Birrificio Valsenio compie 10 anni di vita ​

Romagna | 11 Maggio 2019 Gusto
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Riccardo Isola - Quando la passione e soprattutto un sogno si tramutano in veri e propri sorsi di successo. Così si può riassumere l’avventura, iniziata ufficialmente il 12 maggio 2009, di Davide Finoia, giovane riolese, ma per anni residente a Casola Valsenio, che in quel preciso momento ha deciso di dare una svolta alla sua vita, professionale e non, dando vita al proigetto del suo «Birrificio Valsenio» (www.birrificiovalsenio.it). Una piccola impresa artigiana e artigianale di produzione della birra che oggi, grazie a studio, costanza e ricerca spasmodica di materie prime, mai banali e scontate, ha ottenuto e ottiene riconoscimenti e vince premi a livello nazionale. Sorsi di territorio che non scimmiottano mode e tendenze fugaci e impalpabili come schiume di pastorizzazioni brassicole, ma che cercano di dare un’identità in boccale chiara e ferma. Abbiamo incontrato per capire e carpire qualche segreto di questo antico alimento in forma liquida chiamato birra, il «Mastro birraio» Davide Finoia.
Finoia, com’è nato il «Birrificio Valsenio»?
«Era un sogno. Da quando diciottenne, grazie ad un amico inglese, iniziai a fare la birra in casa per uso personale, con risultati possiamo dire a fasi alterne, ed è un eufemismo. Poi piano piano ho iniziato con i kit fai da te domestici fino ad arrivare a comprendere che la passione poteva diventare anche qualcosa di più. Ho iniziato a studiare, fare corsi e di conseguenza sono cambiate le conoscenze che mi hanno portato, dal 2004 al 2009, a sperimentare e trovare la mia personale interpretazione del fare birra. Da qui, esattamente il 12 maggio 2009, è arrivata la prima «cotta» e l’avventura è iniziata ufficialmente»
Cosa l’ha spinta a cambiare completamente vita e lavoro per dedicarsi a luppoli, malti, fermentazioni e imbottigliamenti?
«Mi ha spinto la passione per la birra. Poi, stando a Casola Valsenio, ho girato per il territorio in quanto cercavo il miglior luogo dove poter iniziare. Poco fuori del centro abitato, in località Baffadi, ho trovato uno stabile adatto, vicino ad anche una fonte d’acqua, una delle materie prime fondamentali per realizzare prodotti di qualità»,
Dal 2009 a oggi quali sono i tipi di birra che produce il Birrificio Valsenio?
«In tutto produco otto tipologie di birra. Di queste quattro le produciamo tutto l’anno, le restanti sono stagionali. Per le prime si tratta delle due versioni di Vals, di cui una biologica e, abbiamo scoperto che la Vals Bio è anche totalmente priva di glutine, uno dei due casi a livello nazionale, l’altra è la Caveja e l’ultima la rossa Ira. Le quattro beve stagionali sono quella autunnale e affumicata 8bre, l’invernale Nadel da 6,6%, la primaverile e nera Poggio Nero e l’estiva Red Neck»
Cosa ci si deve aspettare per il primo importante traguardo decennale?
«Sto per immettere sul mercato tre nuove tipologie di birra. La prima è una classica stile inglese mono luppoli, che abbiamo voluto chiamare Fugg Off, la seconda, ancora senza nome, è una Ipa classica mentre la terza l’abbiamo pensata e la realizziamo in collaborazione con il Birrificio Non Retorico di Imola e sarà più fruttatoatropicale nell’approccio e nelle sfumature organolettiche».
Ma quanta birra produce il Birrificio?
«L’anno scorso siamo arrivati a produrre circa 360 ettolitri di birra, diciamo 36 mila litri. Di questi il 35% è messa in fusto per la spina e il restante 65% è venduta in bottiglia».
Dove si possono trovare le birre firmate Finoia?
«Il nostro mercato viaggia soprattutto nella bassa Emilia, in Romagna, nel ferrarese e nel fiorentino ma abbiamo fatto spedizioni anche in altre regioni d’Italia. Per quanto riguarda gli scaffali, cerchiamo le tavole, la nostra filosofia è quella di provare a dare un approccio alla birra artigianale che sappia soddisfare i più diversi palati. Dai ristoranti ai pub fino ad arrivare agli alimentari e alle birrerie con prodotti ricercati e di grande qualità, vogliamo che i nostri prodotti possano essere consumati con la consapevolezza del grande e continuo lavoro che sta dietro ogni singolo sorso».
Una costanza e una dedizione che vi hanno portato anche a ottenere riconoscimenti importanti.
«Assolutamente. Basti pensare che da tre anni siamo sempre segnalati nella guida dedicata alla birra redatta da Slow food. Non solo, tra le 1.400 realtà produttrici di birra a livello nazionale, il Birrificio Valsenio nell’ultimo anno ha ottenuto un premio speciale, sempre da Slow food, per la costanza nella qualità riscontrata delle nostre produzioni vendute nei fusti».
Una passione che è anche conoscenza e rispetto della materia prima e del consumatore? Una vera e propria filosofia identitaria del made in Valsenio?
«E’ quello che proviamo a fare ogni giorno. Dal 2011 siamo certificati biologico. Adesso usciremo con una birra senza glutine. Le nostre materie prime sono selezionate e super analizzate. Non usiamo assolutamente nessun tipo di additivo chimico e di sintesi e non facciamo pastorizzazione, per questo le nostre birre devono essere consumate quanto prima. Questo per noi significa rispetto e per noi questo è sinonimo di qualità».
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