Caso Poggiali, al via a Bologna l'Appello bis

Romagna | 10 Aprile 2019 Cronaca
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E' in corso a Bologna l'appello bis per Daniela Poggiali, la 46enne ex infermeira dell'ospedale Umberto I di Lugo accusata di omicidio volontario di una paziente, la 78enne Rosa Calderoni avvenuto 5 anni fa. La Poggiali s'è presentata in aula con le sue sorelle e i suoi legali, Lorenzo Valgimigli e Gaetano Insolera.Condannata in primo grado all’ergastolo nel marzo 2016, la Poggiali è stata assolta in appello nel luglio dell’anno successivo «perché il fatto non sussiste», ma la Procura generale ha fatto ricorso e la Cassazione, nel luglio 2018, ha stabilito di rifare un appello bis. Gli Ermellini hanno accolto il ricorso del procuratore generale di Bologna e delle partici civili che avevano sottolineato come l’assoluzione in Appello fosse stata formulata senza prendere in esame il quadro indiziario completo contro la Poggiali e la perizia che aveva portato alla scarcerazione della donna non fosse stata eseguita da periti con un’esperienza specifica sul potassio. L’Appello bis, come chiesto dalla Cassazione, deve rivalutare tutto il compendio probatorio nel suo complesso tenendo conto anche di quanto sottolineato dal Procuratore generale nel suo ricorso ossia del comportamento della Poggiali che «prendeva iniziative di nascosto ndo uso indebito di farmaci, al di fuori delle indicazioni dei medici, unici soggetti abilitati a prescriverli, ndo un uso spregiudicato dei lassativi su pazienti per vendicarsi delle Oss a lei invise o trattandoli con potenti sedativi». Nonostante la difesa avesse chiesto che dei quattro testi convocati dalla corte ne venisse sentita solo uno, Ivonne Zoffoli, all'epoca dei fatti direttrice dell'ospedale che in primo grado si era avvalsa della facoltà di non rispondere, la corte, dopo la camera di consiglio, ha deciso, invece di sentirli tutti. Si tratta di Mauro Taglioni, all’epoca dirigente infermieristico che raccolse la vetreria della Calderoni sulla quale vennero trovate tracce di potassio, Stefania Valenti del laboratorio analisi di Ravenna e Manuela Alci, figlia della defunta che, per ultima vide la madre in vita.
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