Carolina Raspanti, attrice di Lugo con la sindrome di Down, tra la tv, il cinema e la Berlinale

Romagna | 07 Aprile 2019 Cultura
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Elena Nencini
Ha 35 anni, qualche sera fa era in tv da Fabio Fazio e lavora all’Ipercoop di Lugo, ma a Carolina Raspanti la sindrome di Down non ha mai dato problemi e adesso si sente ancora più forte dopo aver girato con Federico Bondi, il film «Dafne», uscito nelle sale il 21 marzo.
Il film, che ha ricevuto alla Berlinale uno dei più importanti festival europei, il Fipresci della critica nella sezione Panorama, racconta la storia di Dafne, una giovane donna con sindrome di Down che deve affrontare la perdita della madre e le conseguenze che questo evento porta sugli equilibri familiari e in particolare nel padre. Insieme condivideranno un viaggio verso il paese natale della madre, che diventerà una preziosa occasione per mettersi in gioco e scoprirsi reciprocamente. Carolina ha scritto anche due libri Questa è la mia vita e Incontrarsi e conoscersi: ecco il mondo di Carolina, i cui ricavi sono a favore di ragazzi diversamente abili.
Intervistiamo Carolina mentre sta andando a Perugia a presentare «Dafne», l’attrice racconta: «ho un calendario molto fitto di presentazioni del film. Ho girato tutta l’Italia ed ho conosciuto tanti personaggi famosi. È stato bello. Mi sto divertendo. Ma io sono sempre la stessa Carolina».
Com’è nato questo film?
«Avevo scritto due libri autobiografici quando un giorno, su Facebook, mi è arrivata la richiesta d’amicizia del regista Federico Bondi. Da cosa nasce cosa e quando mi ha chiesto di partecipare a questo film ho subito accettato».
Che impressione le ha fatto essere la protagonista di «Dafne»?
«E’ stato bello: le riprese del film e la presenza a Berlino sono state un’intensa esperienza. Ma fare l’attrice non è la mia massima aspirazione. Non è quello che voglio fare nella vita. Amo il mio lavoro di commessa e vorrei continuare a farlo. Nel cinema non è tutto oro quello che luccica».
Le ha creato problemi la sindrome di Down?
«Non esiste una diversità, tutti siamo diversi dall’altro, ma anche uguali. Questo film è la storia che volevo raccontare».
Si è trovata in difficoltà sul set?
«No. Abbiamo fatto un bel lavoro di squadra».
Cosa le ha regalato quest’esperienza?
«Mi ha arricchito molto dentro. Mi ha insegnato tante cose. Io adoro la libertà e l’autonomia. Aver realizzato questo film mi ha reso ancor più indipendente e autonoma».
Ha mai subito discriminazioni?
«Non ho mai avuto atti di bullismo a scuola o pressing da parte di qualcuno. Sono una ragazza molto fortunata in tutti i campi».
Vorrebbe ripetere questa esperienza con il cinema?
«Adesso voglio godermi il successo visto che il film, che sta andando molto bene. Mi piace godermi i momenti. Vorrei fermarmi qui, mi piace il lavoro che faccio all’Ipercoop di Lugo».
Cosa le piacerebbe continuare a fare?
«Sto scrivendo il mio terzo libro che racconta l’esperienza del backstage e del film. Mi aiuta un’amica di famiglia a elaborarlo perché io scrivo a mano tutti i testi».
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