Bologna, le Strade dei vinis'incontrano a Fico per un nuovo enoturismo di qualità 

Romagna | 17 Febbraio 2019 Gusto
Riccardo Isola  - L’enogastronomia al centro della promozione territoriale e turistica dei territori. Su questa base si è tenuto, all’interno di Fico, il coordinamento nazionale delle Strade del vino, dell’olio e dei sapori d’Italia. Un appuntamento importante che ha voluto fissare gli obiettivi del 2019. In prima linea la Strada della Romagna, che assieme a quella dei Colli di Forlì-Cesena e dei Colli di Rimini sostengono, da anni, la promozione di un turismo fortemente basato sulle eccellenze dell’agricoltura locale. Il coordinamento a livello nazionale, che nasce sul finire del 2017 per contribuire alla crescita e al consolidamento di quel turismo rurale, enogastronomico e culturale, rappresenta una voce sempre più importante dell’economia e dello sviluppo, riunendo oggi 79 strade. Tra queste, come si diceva, rientrano anche la Strada della Romagna, che nel territorio della provincia di Ravenna riunisce 9 consorzi, 18 comuni e 43 realtà tra agriturismi, ristoranti e aziende agricole, la Strada dei Colli di Forlì e Cesena con oltre un centinaio di aderenti tra Comuni (circa una trentina) e aziende e associazioni private (quasi 80), e quella dei Colli di Rimini che tra la Valconca, Valmarecchia e la costa riunisce una cinquantina di realtà. Da Bologna è così emersa la necessità di promuovere un modo di fare cultura di prodotto attraverso «un turismo di qualità fatto di mobilità lenta ed emozioni uniche» ponendosi come «interlocutori autorevoli nella definizione della disciplina dell’enoturismo».  
A ben vent’anni dal loro riconoscimento, il riferimento normativo risale al 1999 con la legge n. 269, le Strade del vino, dell’olio e dei sapori si sono così candidate per fornire un contributo prezioso nel suo, tanto necessario quanto imprescindibile, aggiornamento. «Il Coordinamento delle strade - spiega la coordinatrice della Strada della Romagna Maida Cattaruzza - dà voce unitaria a tante esperienze positive consolidatesi sul campo e che si nutrono del dialogo continuo tra aziende, enti e operatori del settore. Dal 1999 a oggi i mercati sono cambiati e i profili dei turisti si sono diversificati: la griglia normativa deve essere aggiornata per permettere di valorizzare al meglio eccellenze agroalimentari uniche che hanno una forte attrattiva in tutto il mondo». 
Basti pensare che stando ad una ricerca effettuata da Isnart-Unioncamere, gli interessi enogastronomici per i prodotti tipici e l’agroalimentare made in Italy muovono un turista su quattro in Italia, con il 26% (che sale al 29,9% tra gli stranieri). La motivazione del vino e del cibo ha superato anche l’attrattiva per il patrimonio artistico e monumentale (ferma al 24,2%). 
Infine un’indagine Coldiretti/Ixè, evidenzia come l’Italia sia leader mondiale per il turismo enogastronomico, con un +9% nel 2018. Per tutto questo conclude la Cattaruzza «uno dei primi passi del Coordinamento sarà proprio l’aggiornamento della mappatura delle Strade del vino, dell’olio e dei sapori d’Italia alla luce delle fusioni e dei progetti comuni maturati in alcuni territori per cercare di permettere una crescita e un potenziamento ulteriore nell’offerta turistica internazionale di questo settore che racchiude l’essenza stessa dei territori, delle comunità e del made in Italy gastronomico di incommensurabile qualità. la nostra scomemssa è lanciata».
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