Battiston è «Churchill» all’Alighieri

Ravenna | 11 Gennaio 2019 Cultura
La stagione di prosa del teatro Alighieri si prepara ad accogliere una prima nazionale assoluta quella di Giuseppe Battiston (ve lo ricordate in Pane e tulipani nei panni dell’impreparato investigatore sulle tracce di Rosalba?) in Winston vs Churchill (venerdì 11, sabato 12 ore 21, domenica 13 ore 15.30).
Battiston incontra la figura di Churchill, la porta in scena, la reinventa, indaga il mistero dell’uomo attraverso la magia del teatro, senza mai perdere il potente senso dell’ironia. Quasi una maschera: Winston Churchill per certi versi è il Novecento.
È possibile che un uomo da solo riesca a cambiare il mondo? Un uomo fatto come gli altri, con un corpo uguale agli altri, le cui giornate sono costituite da un numero di ore che è lo stesso di quelle degli altri. Cosa lo rende capace di cambiare il corso della storia, di intervenire sul fluire degli eventi modificandoli? Cosa gli permette di non impantanarsi nella poderosa macchina del potere e della politica, di non soccombere agli ingranaggi? La capacità di leggere la realtà? Il contesto? Il coraggio? La forza intellettuale?
Queste domande hanno guidato la compagnia nell’interesse per un uomo sicuramente non qualunque, un uomo, un politico che è un’icona, quasi una maschera: Winston Churchill per certi versi è il Novecento, è l’Europa, forse è colui che, grazie alle sue scelte politiche, ha salvato l’umanità dall’autodistruzione durante il bellicoso trentennio che va dal 1915 al 1945. Churchill incarna il primato della politica e umanamente è un eccesso in tutto: beve, urla, sbraita, si lamenta, ma senza mai arrendersi, fuma sigari senza sosta, detta ad alta voce bevendo champagne, si ammala, comanda ma ascolta; è risoluto ma ammira chi è in grado di cambiare idea, spesso lavora sdraiato nel letto, conosce il mondo ma anche i problemi dei singoli, ha atteggiamenti ed espressioni tranchant, e battute che sembrano tweet. Tra le frasi indimenticabili dello statista inglese: «Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre». «È un Churchill visto nella sua umanità – dice la regista Paola Rota – che con la sua proverbiale ironia e sense of humor viaggia in una dimensione sospesa tra presente e passato, tra realtà e memoria. Abbiamo inventato una storia, immaginato una situazione che potesse far emergere gli aspetti di Churchill che ci interessavano senza fare una lezione di Storia».
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