Basket B, il gigante buono Klyuchnyk sotto i tabelloni della Rekico: "Faenza è il posto ideale per migliorare ancora"

Faenza | 14 Giugno 2019 Sport
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Valerio Roila
Innanzitutto, le basi. Meglio se solide. Come quelle ben rappresentate dai 110 chili di Dimitri Klyuchnyk. La campagna acquisti della Rekico è partita dunque dal centro, quasi a sostituire idealmente nel ruolo il primo partente ufficializzato, ovvero un Costanzelli che - ragazzo d’oro ma non riuscito a «sbocciare» - cercherà in altri lidi la sua seconda chance. Da un pivot agile ed atletico si passa dunque ad un altro ben più roccioso ma non meno mobile, ideale per i giochi di «pick and roll» e «pick and pop», in quanto capace di correre verso canestro dopo un blocco o di liberarsi per un tiro dall’arco, oltre a fungere da ombrello difensivo o cacciatore di rimbalzi in attacco. Nato a Lviv in Ucraina nel 1994, vivaio giovanile a Bolzano e Trento, ha poi giocato in C Gold a Padova e Fiorenzuola, prima di imporsi come rivelazione in B ad Ozzano. «Sono in Italia da quando avevo 14 anni per motivi familiari - racconta lui, con una spigliatezza ed una cordialità che confutano sia le origini ucraine che le frequentazioni altoatesine - ed ho iniziato l’attività sportiva giocando a calcio. Ma a 17 anni ero alto già due metri, e mi hanno consigliato di provare col basket. Un ottimo suggerimento».
La sua stagione è stata per certi versi sorprendente. Non è andato lontano dal replicare le cifre dell’anno precedente, pur in una categoria superiore, ed in questo è stata simile a quella della sua squadra, che tutti davano per retrocessa e invece si è salvata in carrozza.
«Dicevano tutti che eravamo i meno attrezzati per la categoria, ma riconfermare il gruppo della promozione è stata l’arma vincente. Forse all’inizio le avversarie ci hanno sottovalutato, infatti nel girone di ritorno abbiamo fatto più fatica, perché le altre ci avevano scoutizzato meglio e preparato le contromosse. Ma è stata comunque una grandissima stagione».
Al termine della quale aveva la fila dietro la porta. Come mai ha scelto subito di firmare per Faenza, quando avrebbe potuto scatenare un’asta?
 «Loro mi avevano cercato già in inverno, ma non me l’ero sentita di lasciare i miei compagni, in un momento peraltro difficile a livello di risultati. Finita la stagione ho incontrato sia coach Friso che il giemme Baccarini, che mi hanno fatto sentire il loro forte interesse ed hanno messo sul piatto un’offerta soddisnte. Conoscendo la serietà di una società che fa la politica dei piccoli passi e di cui tutti parlano bene, ho pensato fosse la situazione ideale. Faenza è ora riconosciuta a livello nazionale per il suo operato, anche per le finali di Coppa Italia a cui ha preso parte, e c’è una situazione ambientale meravigliosa, con un pubblico molto caldo».
Lei potrà proseguire la sua crescita dopo la stagione di ambientamento in Serie B. Quali differenze ha riscontrato con il «piano di sotto» e quali giocatori l’hanno impressionata? 
«Nonostante la C Gold emiliano-romagnola sia un campionato molto competitivo, le diversità sono tante, sia a livello di talento individuale, sia come preparazione tattica. Oltre alla metodologia ed alla frequenza degli allenamenti. Come giocatori ne potrei citare tanti ed in ruoli differenti. A partite da Matteo Venucci o Giordano Pagani, che conoscete molto bene, passando per Mirco Turel, che si sta giocando la promozione in A2 con Orzinuovi o al centro Giacomo Filippini, che avevo già incontrato con Lugo quando ero a Fiorenzuola ed ho rivisto a Padova molto migliorato».
Ci sono dei giocatori con cui ha particolarmente legato ad Ozzano? E quali allenatori hanno maggiormente contribuito finora alla sua crescita? 
«Farei un torto grandissimo a citare uno solo dei miei colleghi alla Sinermatic. Siamo stati un gruppo unito, ciascuno col suo ruolo e rispettosi l’uno dell’altro. Come allenatori cito Federico Grandi per la grande fiducia che mi ha concesso in questa stagione e per la pazienza con cui ha saputo attendere i miei miglioramenti. Inoltre Simone Lottici, che ha appena salutato Fiorenzuola dopo quattro proficue stagioni, per avermi dato le basi tattiche a livello di lettura del gioco. Ma ogni anno ho imparato qualcosa da ciascuno dei coach che ho avuto».
Chi è Dimitri Klyuchnyk fuori dal parquet?
«Sono iscritto a Scienze Motorie. Come hobby adoro il calcio ed il cinema. Niente di particolare, non sono poi molto diverso da altri ragazzi della mia età».
Cosa pensa le possa riservare il futuro? 
«Non mi aspetto niente di particolare. Ho sempre ragionato passo dopo passo, cercando di migliorare ad ogni stagione. Ho prima cercato di capire se potevo essere un giocatore di Serie C, poi ho provato la B, ora ancora la B, ma magari ad un livello di classifica più alto. Non fisso obiettivi e provo a proseguire la scalata».
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