Basket, anche il faentino Fantinelli ha guidato la Fortitudo in A1: "Questa vittoria mi ha cambiato la vita"

Faenza | 05 Aprile 2019 Sport
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Sandro Camerani
La Fortitudo ha calato il «Fante» di briscola e così, dopo dieci anni, l’Aquila è tornata a volare là dove la storia della pallacanestro italiana la pretende, ovvero nella massima serie. Fa molto piacere che in cabina di regia della squadra che ha dominato il girone Est dell’A2 ci sia un faentino doc, quel Matteo Fantinelli che è sbarcato l’estate scorsa da Treviso a Bologna, con un autentico salto triplo, perchè se la distanza tra le due città è relativa, le rispettive tifoserie invece sono distanti come la terra e la luna.
Ecco perchè, già alla seconda trasferta della regular season, Fantinelli è tornato nella Marca da avversario e l’accoglienza dei suoi ex fans fu tutt’altro che piacevole. Anzi, si andò anche oltre, dimenticando quanto Matteo aveva fatto negli anni in Veneto, promozione in A2 inclusa. «Sì, in effetti i tifosi di Treviso se la sono presa davvero tanto e me lo dimostrarono - ricorda il play faentino - ma io considero quelle cose comprese nel pacchetto-basket che, oltre ai fatti di campo, comprende anche il comportamento dei tifosi, da quelli che ti sostengono sempre, e in questo senso quelli della Fortitudo sono stati fantastici, a quelli che ti contestano. Quindi, anche se non mi ha fatto piacere, l’ho messa subito dietro le spalle, per me quel pomeriggio era acqua passata già il giorno seguente. A parte il risultato, ovviamente, perchè vincere a Treviso volle dire iniziare ad essere consapevoli della nostra forza».
Proprio la sequenza iniziale di vittorie contro le rivali dirette e un girone di andata da percorso quasi netto (sconfitta clamorosa contro la Bakery Piacenza, ma con Hasbrouck e Mancinelli infortunati) alimentarono l’ottimismo sia nella tifoseria dell’Aquila che all’interno della squadra di coach Martino: «Posso parlare per quanto mi riguarda direttamente  continua Fantinelli - e quindi posso dire che di solito io aspetto la fine del girone di andata per fissare obiettivi o comunque farmi un’idea di dove la mia squadra potrebbe arrivare. Nel caso di questa stagione, dopo 14 vittorie e una sola sconfitta, fu naturale iniziare a pensare alla promozione diretta, alla fine per fortuna è proprio andata così».
Con tre settimane di anticipo, e anche con la sensazione che si stava accendendo la spia della riserva per alcuni tra i più esperti e quindi meno giovani del roster biancoblù. Il primo posto, quindi, ha evitato alla Fortitudo il rischio di dover disputare i play-off: «Può darsi, ma io rovescio il discorso e dico che, fossimo arrivati secondi, non sarebbe stato affatto semplice per ogni avversario dover vincere almeno una partita al Pala Dozza per eliminarci. In quel caso, però, penso che anche la grande esperienza di molti miei compagni sarebbe potuta risultare decisiva. Penso ad esempio a Mancinelli, che dopo aver saltato diverse partite per guai fisici in questo finale di stagione è diventato decisivo, come un nuovo acquisto (e forse, negli eventuali play-off, lo sarebbe stato anche Delfino, arrivato nel finale di stagione, ndr), un innesto fondamentale per rinforzarci ancora».
All’indomani del trionfo contro Ferrara, in un Pala Dozza ovviamente esaurito, e dopo la festa al Palazzo e quella al Nettuno, Fantinelli era in relax a Faenza, quindi a casa sua, dove si è goduto qualche giorno di riposo. Anche in questo senso, il passaggio da Treviso a Bologna per lui è stato un salto di qualità: «Il fatto di giocare a poche decine di chilometri da casa mi ha cambiato la vita in meglio, tornare sempre a Faenza è stato importante sotto tanti aspetti». Ora ci sono le ultime tre gare, poi la finale-scudetto di A2 contro la vincente ad Ovest (Virtus Roma?), infine la serie A1, un mondo inesplorato per Fantinelli: «Ancora non penso alla prossima stagione, perchè nonostante l’obiettivo massimo che abbiamo raggiunto ci sono ancora un po’ di partite da giocare. Per l’A1, categoria nella quale non ho mai giocato, c’è ancora tanto tempo...».
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