Leotta ricordato da Nadiani, Bucci e Filipazzi alla Casa del Teatro

E’ scomparso da 14 mesi Guido Leotta, instancabile animatore culturale faentino, fondatore della cooperativa culturale ed editoriale Tratti/Mobydick, editore, poeta, organizzatore di festival, traduttore, musicista con i Faxtet e tanto altro ancora. La sua scomparsa improvvisa e la quantità di iniziative che ruotavano intorno a lui, insieme all’indubbia statura culturale del personaggio, hanno fatto sì che il nome di Leotta abbia continuato a circolare con grande frequenza in città come sulle pagine del nostro settimanale. E ora che il Teatro Due Mondi ha deciso di dedicargli una serata – Dedicato a Guido, sabato 11 alle 21 alla Casa del Teatro di via Oberdan a Faenza – è giunto finalmente il momento delle celebrazioni, affidate ai protagonisti della serata stessa. A ricordare Leotta saranno Giovanni Nadiani, Elena Bucci, Ferruccio Filippazzi e i Faxtet. I primi tre leggeranno alcune sue poesie, poi seguirà lo spettacolo Terminal (blues del broker fallito) di Giovanni Nadiani e Michele Zizzari con le musiche di Faxtet. Ingresso libero, si consiglia di prenotare allo 0546/622999. (f.sav.)
Giovanni Nadiani
La proposta del Teatro Due Mondi di ricordare Guido a poco più di un anno dalla scomparsa ha trovato riscontro in un’iniziativa incentrata su uno dei principali campi di sperimentazione editoriale e spettacolare di Leotta: la messa in scena dialogante di parole e musica. La serata di sabato 11 vede, infatti, due attori del calibro di Elena Bucci e Ferruccio Filippazzi dar voce ai versi di Leotta, stilisticamente agili ma profondi e toccanti, non scevri da ironia e autoironia (spesso amara). Con Bucci e Filippazzi Guido, in collaborazione coi Faxtet, aveva prodotto e realizzato diversi spettacoli, diventati poi anche audiolibri nell’originale collana «Carta da Musica» creata ad hoc per Mobydick. L’amore e la passione per questo particolare genere di proposta editoriale e spettacolare, che nel caso di Leotta risaliva ai primi anni ‘80 – più volte imitato anche da editori e promotori di livello nazionale, con ben altri mezzi economici – e che lo vedeva spendersi su diversi piani (scritturale, compositivo, esecutivo e organizzativo) ci aveva portati a tentare di unire le aspre sonorità della mia scrittura in dialetto romagnolo coi particolari stilemi blues e jazz del «suo» gruppo. Erano nate così nel corso degli anni diverse sperimentazioni letterario-musicali, portate sui palchi di varie regioni in un centinaio di spettacoli, e poi «fissate» in omonimi cd-libri: da Invel (In nessun luogo) del 1997 a Romagna Garden (2005) e Best of e’ sech (2009) fino all’ultima produzione, Terminal – Blues del broker fallito, del 2013, per la quale Guido aveva messo in campo tutte le energie di cui disponeva. Non da ultimo anche perché il testo ironico-satirico da me scritto in romagnolo-italiano e in napoletano (con la collaborazione dell’attore e scrittore Michele Zizzari) sulla crisi sistemica della nostra realtà socio-economica ed ecosostenibile, sulle sue contraddizioni e sulla necessità di rispondervi con le armi della scrittura o della musica, andava incontro a certe sue istanze di giustizia sociale e di impegno civico da sempre praticate attraverso il «lavoro culturale». E per l’occasione come omaggio a Guido verrà messo in scena questo spettacolo con le voci narranti di chi scrive, di Michele Zizzari e le musiche del Faxtet (Andrea Bacchilega, batteria; Milko Merloni, basso; Fabrizio Tarroni, chitarra; Alessandro Valentini, tromba).
Elena Bucci
Ancora non mi sono abituata, uscendo dall’autostrada, a guardare il cartello Faenza senza avere un cigolìo al cuore. Il cartello c’è e Guidone no. Non mi abituo a pensare che non ci saranno più le belle serate di musica e parole che ci facevano volare tutti quanti in cielo, Guido, i Faxtet ed io. Resta però la magica aura che ci fa essere una sola voce. Resta l’amicizia con il gruppo, con Silvia, Rolando, Zanna, Sandra, Giovanni e gli altri. Guidone intuì la virtuale alchimia tra noi e ne trasse rapporti e progetti, con il coraggio e la dignità di chi crea cose grandi sorridendo in disparte. Restano i libri, che continuano incantati a parlare, i dischi che continuano a suonare, miracolo di un gesto che va oltre la morte. Non ci siamo incontrati quanto avremmo voluto, ma il patto che abbiamo stretto sul palco, per tentare di trasformare i pensieri neri e i misteri in canto, fa sì che sguardi e voce siano compagnia per il futuro.