Casse di colmate, indagati i vertici di Autorità portuale, Sapir e Cmc

Ravenna | 02 Aprile 2015 Cronaca
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Il presidente dell’Autorità portuale, Galliano di Marco assieme all’ex presidente, Giuseppe Parrello e il presidente di Sapir Matteo Casadio hanno ricevuto un avviso di garanzia il 31 marzo, per reato ambientale. Nell’ambito dell’indagine sui fanghi portuali e le casse di colmata, la Finanza ha acquisito, con una perquisizione all’Autorità portuale e alla Sapir, la documentazione sulle autorizzazioni, i campionamenti e le analisi del materiale dei dragaggi depositato nelle casse di colmata ricavate lungo via Trieste.  L’indagine partì dopo un esposto presentato alla Forestale che denunciava che il nuovo Poc classificava come area di nuovo impianto per la logistica portuale, un’ampia zona a nord di Porto Fuori, classificata, invece, come «agricola». Indagati anche i vertici della Cmc che, in una nota diffusa alla stampa hanno sottolineato come «Cmc ritenga di aver operato in ossequio alla normativa e agli accordi intercorsi e rispetti l'operato della Procura. L'azienda resta a disposizione delle autorità inquirenti per fornire tutte le informazioni utili a chiarire la propria posizione». Di Marco,invece, denunciò all Procura che le casse erano diventate una sorta di discarica abusiva e che le autorizzioni per smaltire i fanghi erano scadute. E sui 3 milioni di metri cubi di rifiuti ha espresso la sua perplessità anche il capogruppo di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi «dove verranno portati i 3,3 milioni di metri cubi, depositati in altrettante discariche abusive su cuigravano le ipotesi di reato ambientale per cui 10 personalità ai vertici dell’Autorità portuale (ente pubblico), della SAPIR (società a maggioranza pubblica) e CMC (società cooperativa “rossa”) hanno ricevuto altrettanti avvisi di garanzia dalla Procura della Repubblica di Ravenna?. Queste maxidiscariche, ammirabili a fianco della statale che conduce a Marina di Ravenna o nei dintorni, non sono altro che le ex casse di colmata dei fanghi portuali, diventate tali dopoché i fanghi portuali di dragaggio, per loro natura rifiuti, autorizzati ad esservi depositati per un massimo di tre anni in attesa di essere destinati ad eventuale recupero, vi sono stati abbandonati da almeno due ad oltre dieci anni dopo la scadenza.Quali “affari” economici siano eventualmente connessi al “malaffare ambientale” su cui si indaga è materia che la Procura potrà accertare dalla documentazione sequestrata. L'obiettivo per il porto è approfondire fino a 13 metri evitando di costruire un nuovo terminal container in zona Trattaroli; obiettivo che avrebbe potuto essere perseguito dando corso al progetto 'Opere connesse al piano regolatore portuale 2007' che sarebbe stato immediatamente attuabile, ma che venne cestinato dall'Autorità portuale nel 2011 per essere soppiantato da uno radicalmente contrastante e devastante, meglio noto come 'Progettone'».
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