Caviro in crescita, parla il dg Sergio Dagnino: «Servirebbero più vitigni internazionali»

Faenza | 05 Novembre 2014 Economia
«Siamo in controtendenza al calo dei consumi e abbiamo registrato una crescita anche quest’anno. In Romagna servirebbe diversificare maggiormente il panorama dei vitigni, aggiungendone alcuni di profilo più internazionale. La vendemmia di quest’anno, dopo gli esordi con piogge abbondanti, è stata media, ma non negativa come si temeva». In sintesi Sergio Dagnino, direttore generale di Caviro, inquadra così il mondo del vino e la vendemmia appena conclusa.
Qual è stato l’andamento della vendemmia in termini quantitativi e qualitativi?
«Considerato come era iniziata, con le piogge di agosto e settembre in tutta Italia, non è poi andata malissimo. I volumi corrispondono a quelli di una vendemmia media, e quindi inferiori circa del 20% rispetto all’anno scorso che fu una vendemmia storica per i volumi raccolti. Dal punto di vista qualitativo, a parte alcune zone del nord Italia che hanno avuto problemi legati alla sanità delle uve, emerge un calo del grado zuccherino, e quindi alcolico, principalmente sui rossi ed in minor misura sui bianchi».
Quale quadro dipinge nel mercato del vino attuale?
«Non devo essere io a ricordare che la crisi dei consumi è ancora pesante dal punto di vista generale e vede anche nel 2014 un calo delle vendite nella grande distribuzione, sia a volume che valore, per moltissime aziende dei più diversi comparti, dall’alimentare all’igiene persona e casa. Il vino risente ovviamente di questa situazione e dopo il calo del -3,6% del 2012, del -6,5% del 2013, i primi mesi del 2014 vedono il vino in Italia in Gdo al -2,7%. Caviro è in controtendenza anche quest’anno con una crescita del 5% a volume e valore e si conferma prima azienda sul mercato italiano con una quota di mercato a valore di 8,5%,  grazie ai nuovi lanci ed alla crescita dei prodotti ‘storici’ sia in bottiglia che in brik».
Su quali mercati esteri bisogna focalizzare l’attenzione?
«Ovviamente, spinti dalla difficile situazione italiana, Caviro investe molte risorse sui mercati esteri che però non sono esenti da difficoltà, sia perché alcuni soffrono un rallentamento dei consumi e sia perché prosegue l’introduzione di diversi provvedimenti contro il consumo di alcolici, tema particolarmente sentito soprattutto nei paesi del Nord Europa. I Paesi più interessanti per il vino italiano sono Usa, Germania e Inghilterra, dove però la competizione è veramente globale e il metro di giudizio dei distributori e dei consumatori si basa su un ottimo rapporto qualità prezzo a prescindere che il vino arrivi dal ‘nuovo mondo’ o dai Paesi di antica tradizione vitivinicola».
Si può migliorare il vino romagnolo? E su quali vitigni bisogna puntare per essere attrattivi all’estero?
«Il vino romagnolo, dal punto di vista qualitativo, non ha proprio nulla da invidiare ai prodotti di molte altre regioni italiane come emerge dai risultati delle degustazioni che facciamo fra i nostri 15 enologi dei vini delle 9 regioni dove siamo presenti con oltre 13.000 soci viticoltori.  Mi riferisco ovviamente al prodotto delle cantine che hanno saputo investire in tecnologia ed in bravi enologi ed hanno oggi prodotti ricercati a livello internazionale. Le nostre cantine socie a Faenza, Forlì ed Imola, hanno molto lavorato in questa direzione ed i risultati sono comprovati dalla diffusione ed accettazione dei nostri prodotti in tutto il mondo oltre che in Italia. I gusti del consumatore ‘globale’ stanno cambiando a favore di vini più morbidi e profumati, così come nelle preferenze di donne e giovani. Per ottenere queste caratteristiche sui vini della tradizione quali Trebbiano e Sangiovese, non basta il lavoro delle cantine ma è necessario grande scrupolo anche in vigna nel rispettare i protocolli agronomici preparati per conseguire questi risultati. Dal nostro punto di vista, in vigneto, sarebbe opportuno anche dar spazio a qualche vitigno internazionale che oltre ad avere maggior aromaticità e morbidezza in linea con le richieste internazionali, consente di aver prodotti diversificati che avranno sempre un mercato interessante». (r.e.)


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