Da ex Cappuccini a "Fraternità San Damiano", con don Ciccillo lo spirito in centro

Ravenna | 27 Settembre 2014 Cronaca
«E’ difficile descrivere che luogo sarà, ma decisamente bisognerà viverlo per le tante potenzialità che può offrire uno spazio dedicato alla spiritualità nel pieno centro della città». Con queste parole padre Claudio Ciccillo, parroco di San Michele, descrive la nuova avventura che lo vede impegnato nella gestione dell'ex convento dei Frati Cappuccini in via Oberdan. Il centro si chiamerà «Fraternità San Damiano» e, nell'idea di padre Claudio, sarà uno spazio «in cui Dio e l’uomo possano incontrarsi, abbracciarsi, raccontarsi e riprendere il cammino. Un luogo in cui ogni persona possa sentirsi a casa e 'depositare' se stessa, con i suoi dubbi e interrogativi». Autodefinitosi «un prete sulla soglia», padre Claudio è stato amico di Don Gallo, ha seguito l'interpretazione del Vangelo mostratagli da Tonino Bello, ha conosciuto Madre Teresa e ha lavorato «per creare posti non per far vivere il Vangelo, ma dove il Vangelo vive».
Padre Claudio, qual è la sua esperienza?
«Mi sono formato come frate, predicando missioni in giro per l'Italia. Ho frequentato molto il Meridione e sono sempre stato attento ai problemi della strada, che considero il luogo dell'incontro e il mio primo punto di riferimento. Nei primi anni '90 qui a Ravenna mi dedicai all'unità di strada e iniziai il lavoro al Ceis, realtà voluta dal cardinale Tonini. Nel '97 a Rimini ho dato vita al gruppo San Damiano, che si proponeva progetti educativi e di cittadinanza attiva. Avevo fatto mia la frase di Don Bosco: 'Non è sufficiente formare buoni cristiani, ma occorre anche creare onesti cittadini'. Ho imparato che la croce, il segno cristiano per eccellenza, è da leggere in duplice modo: verticale, verso Dio, e orizzontale, verso il prossimo. Il farsi e il porre domande avvicina tutti, al di là delle religioni e dei credo. Il mondo non si divide più tra credenti e non, ma tra gente impegnata e indifferenti. Occorre riscoprire il senso di cura di cui parlava Don Milani, il coraggio nel significato latino 'cor adeo', ovvero metterci il cuore, avere passione. In una parola vorrei mettere al centro di Ravenna tutta l'esperienza maturata dall'87 ad oggi. Ho lavorato due anni con madre Teresa, a Roma, e ho fatto il volontariato in stazione Termini e nei luoghi della periferia romana. Ho studiato cinque anni di teologia ad Assisi e la spiritualità francescana ha caratterizzato la mia vita. Per questo i fratti Cappuccini hanno visto in me una sorta di continuità e mi hanno permesso di organizzare il progetto».
Cosa le ha insegnato Madre Teresa?
«Quando la conobbi ero un ragazzo e mi colpì il suo modo di parlare di solidarietà: non eravamo noi che vamo del bene agli altri, ma erano gli altri che ci permettevamo di partecipare al loro cammino di liberazione. Ho imparato che la carità cristiana non è una buona azione o una pacca sulle spalle, ma una concessione che l'altro ci fa, riconoscendoci come compagni di viaggio. Ho capito che le persone devono essere accompagnate e non portate e che i loro passi devono essere rispettati».
Cosa sarà il centro?
«Un luogo che ospiterà progetti diversi, quali quelli di cittadinanza attiva per riflettere sulla mafia, sui misteri italiani, sulla finanza etica. Ci saranno giornate di incontri biblici, confronti con testimoni della fede, escursioni, pellegrinaggi, giornate di «deserto», camminate emozionali, viaggi nei luoghi della memoria e dell’impegno. Ci sarà una video-biblioteca sulla legalità, sulla pace, sull’ambiente, sui diritti e sulla giustizia per conoscere ed educare alla cittadinanza attiva.
Il tentativo è quello di unire l'attività della parrocchia di San Michele con quella della Fraternità San Damiano, due case ed un unico progetto dove mettere insieme competenze esperienze di tutte le persone che ne vogliono far parte».
Come vede Ravenna?
«Ravenna è una città con tante risorse, che conta più di 120 associazioni di volontariato. Sembra addormentata, ma poi sulle grandi battaglie e sui diritti si fa sentire. Ha un cuore grande. A questa predisposizione, però, occorre aggiungere una parola usata da Antonio Caponnetto, ovvero 'continuità'. Per crescere occorre interrogarsi di continuo e Ravenna ha le capacità per farlo». (Federica Ferruzzi)
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