Sfide 2014, Saviotti (Fidas Advs): «Più difficile donare sangue con la crisi»

Ravenna | 31 Dicembre 2013 Cronaca
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Partecipazione alla vita pubblica della città (è loro la «casetta» che anima le feste natalizie in piazza del Popolo), passaparola e avere una sede operativa al centro trasfusionale del Santa Maria delle Croci. Questi, secondo l’attuale presidente Barbara Saviotti, sono i «segreti» della Fidas-Advs, l’associazione di donatori nata a metà degli anni ‘50 su iniziativa di un primario dell’ospedale (dalla quale poi all’inizio degli anni ’60 nacque la «cugina» Avis che  creò un centro trasfusionale autonomo) e che oggi associa 8.500 donatori, la maggior parte (5.500 nel 2012) attivi (per un totale di quasi 12mila donazioni l’anno), più altri 2mila che per ragioni d’età o di salute non donano più. Senza considerare gli 80 volontari (con una ventina di under 30), protagonisti da vari anni a questa parte dell’animazione in piazza del Popolo durante le festività natalizie e di tante altre iniziative. Ed è appunto anche attraverso la cosiddetta «casetta» allestita in piazza per tutto il periodo che l’Advs negli anni ha incontrato decine di nuovi donatori. Quest’anno un po’ di meno, ecco perché.
Dottoressa Saviotti, quanti nuovi donatori avete avuto nel 2013?
«Erano 370 a fine novembre, un centinaio in meno dell’anno scorso. Mancano ancora i dati dell’ultimo mese, ma dubito che li recupereremo, a causa della cosiddetta donazione differita».
Di cosa si tratta?
«Nel nuovo piano sangue, c’è una clausola che impedisce ai nuovi donatori, anche se idonei,  di donare già il giorno in cui vengono a fare le analisi; mentre fino alla primavera scorsa era possibile. Così rischiamo di perderne molti: occorrerà un gran lavoro di segreteria per sollecitarli a tornare. Abbiam presentato un ricorso al Tar ma al momento non ci è stata concessa nemmeno una sospensiva».
Qual è l’identikit del vostro donatore medio?
«In maggioranza sono donne, che però possono venire a donare una volta in meno all’anno rispetto agli uomini. L’età media è sui 50 anni. Nel 2012 abbiamo chiuso con 662 under 28 e abbiamo alcune decine di giovanissimi grazie al grande lavoro che facciamo di sensibilizzazione nelle scuole, mentre manca la fascia che va dai 30 ai 40 anni».
Come sono cambiate negli anni queste statistiche?
«La crisi ha certamente influito sulla capacità e sulla possibilità delle persone in età lavorativa di donare: chi è disoccupato ovviamente ha altro per la testa, e d’altro canto gli ambienti lavorativi sono sempre più difficili, ci sono meno persone e gli impieghi son sempre meno stabili. Chiedere del permessi per dandare a donare sta diventando un problema. A fronte di questo, abbiamo riscontrato un attaccamento sempre maggiore dei nostri volontari: ex dirigenti o ex donatori durante le festività natalizie si alternano per più di un mese al punto ristoro di piazza del Popolo, a preparare la colazione al punto prelievi e anche in altre attività di promozione come tornei di beach tennis o anche burraco».
Sono loro il segreto dell’Advs?
«Certo, anche. L’esserci nei momenti importanti della vita pubblica della città è importante: grazie alla casetta che allestiamo tutti gli anni in piazza del Popolo siamo riconoscibili. Ma può di tutto il resto, conta il passaparola: da noi vengono i figli di ex o attuali donatori. Infine l’essere presenti, nel cuore dell’ospedale, al centro trasfusionale, da quasi 50 anni dà più sicurezza, anche se ormai tutto il sangue donato è sicuro. Il nostro ambito è sempre stato locale, e questo è stata una carta in più».

Daniela Verlicchi
cronacaravenna@settesere.it
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