Bambi, sindaco di Castel Bolognese: «Avanti col progetto della variante»

Faenza | 12 Dicembre 2013 Cronaca
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La via Emilia, il nervo scoperto che solca Castel Bolognese, è stato nuovamente teatro di un incidente che ha mietuto un’altra vittima. La dinamica è la stessa di un mese fa: un pedone, l’86enne Maria Carati, che attraversa la strada e un’auto che l’investe (i dettagli nelle pagine di cronaca nera). Ma le soluzioni, per mettere in sicurezza un’arteria di questo genere, sono tutte in salita. Si lavora su vari fronti per rallentare il traffico e mettere in sicurezza gli attraversamebnti pedonali. E si torna a parlare in cosiglio comunale di variante, un progetto mai accantonato, ma difficile da realizzare, per fare qualche passo avanti verso la progettazione definitiva.
«Esprimo il mio cordoglio per la famiglia colpita da questo grave lutto – commenta il sindaco Daniele Bambi -. E’ il secondo episodio di questo tipo in un mese». La dinamica è la stessa: un’auto che ha investito una signora sulle strisce pedonali. La differenza è che il conducente, questa volta, s’è fermato ed ha allertato i soccorsi, purtroppo inutili. «A volte non è nemmeno colpa dell’alta velocità e non bastano i velox - afferma il sindaco Bambi -: oramai gli automobilisti si abbandonano a distrazioni, a partire dal telefono. E non è nemmeno possibile presidiare tutti gli attraversamenti pedonali, che nel tratto castellano della via Emilia sono una dozzina, con la Polizia municipale che, fino a pochi minuti prima dell’incidente, si trovava in piazza a due passi dal punto incriminato». Il comandande della Pm Stefano Manzelli partecipa al gruppo di lavoro voluto dalla Camera dei deputati sulle infrastrutture, che sta studiando dispositivi per rendere più sicuri e visibili gli attraversamenti pedonali con sensori che rilevano la presenza di pedoni ed avvertono gli automobilisti con segnali luminosi. Mercoledì 18 sarà a Castel Bolognese un rappresentante Anas per un sopralluogo. Ma il problema sta a monte. 
 «Da tempo lavoriamo per potenziare le infrastrutture a servizio del paese – commenta Bambi -. Con la Provincia stiamo lavorando alla nuova rotonda sulla via Emilia verso Imola, entro la primavera verrà completato il terzo sottopasso, seguiamo il progetto del casello autostradale in direzione Solarolo e spingiamo per giungere al progetto definitivo per la variante alla via Emilia».
L’8 agosto, ben prima che si verificassero questi episodi, il sindaco Bambi assieme ai rappresentanti degli altri enti interessati ha inconto il viceministro De Luca per discutere della situazione, esaminando gli esempi che arrivano da altri territori, dove l’Anas ha stretto accordi di programma con comuni, province e regioni, per giungere alla progettazione definitiva che, da sola, ha un costo che si aggira sui 600/700mila euro. Ma i soldi sono pochi. «Tra le fila di Anas – continua Bambi – vi sono le professionalità che potrebbero lavorare allo stesso progetto definitivo, ma l’ente oramai lavora solo sulle manutenzioni: in questi anni ha asfaltato tutto il tratto castellano della via Emilia, circa 5 chilometri, ma non ha fondi per le grandi infrastrutture».
La Regione ha stilato una classifica delle priorità per le infrastrutture viarie, e la variante di Castel Bolognese è seconda solo a Rimini, dove si parla di un progetto faraonico. La variante di Castel Bolognese costerebbe sui 40 milioni di euro: una cifra più esigua rispetto a Rimini, ma per Anas rappresenta uno scoglio difficile da sormontare. «In questi giorni - aggiunge il primo cittadino - ho ricontattao l’assessore regionale Alfredo Peri e quello provinciale Secondo Valgimigli, che si sono sempre dimostrati sensibili al problema, oltre al prefetto Bruno Corda. L’idea è quella di portare in consiglio comunale a gennaio l’Accordo di programma tra enti e Anas per spingere la progettazione definitiva».
 
Sessant’anni di variante
Si parla della variante di Castel Bolognese fin dagli anni ’50. Direttrici di questo calibro sono armi a doppio taglio. Se nel passato più remoto hanno favorito lo sviluppo delle cittadine che vi si affacciavano, nonchè gli insediamenti industriali, negli ultimi deceni, con volumi di traffico ben diversi, hanno portato problemi legati alla sicurerra e alla salubrità dell’ambiente. Oggi transitano ogni giorno per Castello 25mila mezzi in direzione Faenza e 18mila in direzione Imola, di cui almeno il 10% è costituito da mezzi pesanti: un nervo scoperto per la città.
Anas ha sempre ascoltato chi alzava la voce con forza: lo testimonia la Variante alla statale 16 di Alfonsine, dove il comitato cittadino non ha mai mollato la presa e dopo 30 anni ha portato a casa il risultato. I vicini di casa di Mezzano, dove la protesta aveva conosciuto fasi alterne, sono invece rimasti a bocca asciutta.
Della variante di Castello se ne parla da 60 anni, ma a fasi alterne e il problema non è stato sentito da tutti allo stesso modo. Se prima il progetto prevedeva una lingua di strada che dalla rotonda in via di realizzazione in direzione Imola sarebbe dovuta tornare sull’Emilia dopo Ponte di Castello, in direzione Faenza. Il progetto, per renderlo più «digeribile» alle casse dell’ente nazionale, è stato frazionato in due, con priorità al tratto castellano, che prevede il rientro sull’Emilia all’altezza delle Cupole.    
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