Tomaso Tarozzi (vice presidente ravennate di Confindustria Romagna): «Innovare e internazionalizzare per competere nei nuovi scenari»

Romagna | 04 Febbraio 2017 Economia
Innovazione e internazionalizzazione sono le parole chiave per il futuro del tessuto produttivo locale secondo Tomaso Tarozzi, vice presidente ravennate di Confindustria Romagna che affianca il numero uno degli Industriali, il riminese Paolo Maggioli insieme ad altri sei imprenditori.
Qual è l’andamento delle imprese ravennati associate a Confindustria Romagna?
«Per il ravennate e Romagna è stato un 2016 complesso. Ci sono imprese che hanno saputo evolvere, innovare e internazionalizzare raggiungendo risultati positivi anche di fronte a mercati più complessi che in passato. Di contro l’edilizia non ha risolto i suoi problemi e continua a subire gli impatti più importanti, mentre altri settori hanno avuto cambiamenti drastici. Serve una strategia per rimontare in un nuovo contesto».
Quali sono le sfide principali del 2017?
«La prima è il rilancio del settore offshore che è sempre stato in grado di mostrare imprese con grandi capacità di innovazione. Una tappa importante sarà Omc che si terrà a fine marzo al pala De Andrè. Un’altra sfida importante sarà fare leva strategica su infrastrutture chiave come il porto di Ravenna e la fiera di Rimini che deve attrarre più clienti e visitatori tramite specificità sempre maggiori. La Romagna ha alcuni grandi settori produttivi che bisogna riportare all’attenzione delle istituzioni: da un lato la manifattura e dall’altro il turismo. Bisogna focalizzare il sistema sulla voglia di crescita e sulle sinergie positive, riducendo la burocrazia per imprese: i nuovi investimenti sul territorio bisogna conquistarli, serve fare più sistema, favorire le tecnologie digitali e viversi all’interno di un contesto internazionale. Anche l’agroindustria ha leve di grande portata e non è da sottovalutare, ma da favorire, lo sviluppo di altri settori nascenti sui materiali innovativi».
Come giudica i primi passi del nuovo presidente dell’Autorità di sistema portuale Daniele Rossi?
«Come abbiamo espresso critiche costruttive al suo predecessore, non abbiamo alcun problema a riconoscere gli aspetti positivi mostrati nei primi passi dal presidente Rossi. Apprezziamo l’impegno per la manutenzione ordinaria dello scalo e la concretezza che ha mostrato ponendosi obiettivi realistici e realizzabili in tempi tutto sommato rapidi per un ente pubblico italiano. La rimodulazione del progetto di escavo ci pare rispondente alle esigenze di questa infrastruttura chiave per tutta la Romagna, oltre che per il ravennate. Ha incanalato la discussione su un binario diverso dal passato, crediamo più proficuo. Per questo non mancherà il nostro sostegno».
Un altro nodo fondamentale è il petrolchimico. Come vede il suo futuro?
«Ci sono diverse sfaccettature e quindi mostra luci e ombre: dobbiamo lavorare affinché prevalgano le prime. Le difficoltà dell’oil&gas sono note e importanti: bisogna lavorare, accompagnando il settore in una fase di trasformazione partendo dal rilancio dell’attività offshore. Gli investimenti promessi da Eni sono un altro elemento complementare che può dare luce al futuro di questo importante settore produttivo ravennate».
Tra i driver fondamentali per lo sviluppo ci sono l’innovazione e la ricerca. A che punto sono il ravennate e la Romagna?
«Il cambiamento dei sistemi di produzione sarà la leva competitiva che potrà dare vantaggio al nostro territorio. L’approvazione sul finire del 2016 da parte del Ministero dello Sviluppo economico di un pacchetto di misure che favoriscano l’innovazione in tutti i settori crediamo sia uno stimolo importante nella giusta direzione e un segno di discontinuità forte col passato. Vedo numerose aziende molto sensibili a questo argomento e oggi tutti gli imprenditori sono determinati a sviluppare nuovi investimenti per aumentare il bagaglio di conoscenze e differenziare le attività. La Romagna ha il vantaggio di essere inserita nel sistema dell’Università di Bologna che rappresenta un valore competitivo prospettico oggettivo, importante e quindi da sfruttare al massimo».
Nel 2016 è nata Confindustria Romagna. Come sono stati i primi passi e puntate a un completamento con Forlì-Cesena?
«La fusione di Ravenna e Rimini è stata importante e ci ha reso più forti e incisivi. La storia e l’attualità della Romagna non possono prescindere dal territorio di Forlì e Cesena. La porta è sempre aperta, la mano è tesa e la volontà è quella di costruire insieme. Mi auspico che si arrivi alla dimensione ottimale e quindi che si rimetta in moto un cammino di dialogo il prima possibile».
A Faenza è stato siglato la scorsa settimana il Patto per lo Sviluppo che vi ha visti attenti interlocutori. Come giudica il risultato?
«Come tutte le sintesi, anche questo patto è frutto di mediazioni, ma penso che il risultato sia positivo, credibile e possa rappresentare un documento operativo importante. Ci abbiamo creduto e pensiamo che il futuro si possa costruire con piani che possano favorire la crescita tenendo conto dell’importanza e delle specificità dei vari settori: agrindustria, meccanica, chimica e altre come turismo e commercio. La base di partenza è realistica: abbiamo cercato strumenti che potessero essere usati senza mobilizzare risorse pubbliche che non ci sono, con risultati raggiungibili. L’obiettivo è seminare e radicare nella popolazione l’importanza delle diverse imprese con un orizzonte di almeno 5-10 anni. Intanto l’amministrazione può favorire lo sviluppo attraverso la semplificazione burocratica e piccoli incentivi. Per questo abbiamo avviato un percorso di confronto costante sulla semplificazione che vada anche verso l’aumento del digitale che sarà una risorsa indispensabile per la crescita: ora servono infrastrutture adeguate, studio e focalizzazione. Un altro tema in un orizzonte di lungo periodo è l’evoluzione dello scalo merci».

Christian Fossi
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