Tamburini, il consigliere lughese: «Zaccheroni alla Juve durerà»
Alberto Zaccheroni alla guida Juventus quanto durerà? Che cosa ha provato il tecnico originario di Cesenatico? Il mister, che arriva alla squadra più blasonata d'Italia nel suo peggior momento da quando nel 1961-62 arrivò dodicesima in campionato, si trincera dietro un cauto riserbo. Qualcosa in più riesce a dirci Doriano Tamburini, allenatore lughese che fu vice di Zaccheroni sulla panchina del Baracca Lugo, ai tempi della serie C, negli anni '90.

Tamburini esordisce con una colorita iperbole: «Alberto adesso ha bisogno di iniziare a lavorare in pace. Di calcio non parla neanche con sua moglie».
Tamburini, quando ha parlato l'ultima volta con Zaccheroni prima della sua partenza?
«È stato il giorno che è partito per Torino. La sera gli avevo mandato un messaggio, poi lui ha richiamato e abbiamo parlato al telefono per diversi minuti».
Quale stato d'animo aveva? Come lo ha trovato?
«L'ho trovato motivatissimo, anche se in genere è sempre molto motivato, perché è una persona che vive per il calcio. Questa è una sistemazione che aspettava da molto tempo: aveva avuto qualche richiesta in passato ma non le aveva trovate soddisfacenti. Anche quando l'ho richiamato un'oretta fa, si sentiva che aveva motivazioni fuori dal comune».
Conoscendo il suo carattere, come affronterà l'incarico?
«Gli dà molto entusiasmo, è certo molto preoccupato, perché sarebbe fuori dal normale andare in una squadra che si chiama Juventus, di questi tempi, ed essere tranquilli. Però anche durante la conferenza stampa di presentazione, chi lo conosce bene ha capito che aveva già in mente quello che voleva fare. Zaccheroni come carattere è come ha detto in conferenza: non ha mai accettato compromessi e non è legato a nessun carro. Ecco però che quando si è così, nel mondo del calcio non è facile saltar fuori sempre. Come tem-peramento non è molto ansioso, anzi è lucido fino alla paranoia. La faccia tradisce a volte certi movimenti, lui però non cade mai in momenti di sconforto».
Dal punto di vista tattico, come opererà alla Juventus?
«Zaccheroni è una persona legata alle sue idee, ma solo finché non si accorge che un'altra idea può fare meglio: allora sa cambiare. Lui da quando ha inventato quel modulo che aveva quando allenava l'Udinese, qualche volta lo ripropone, ma non ha solo quello. Deve capire il materiale uma-no che ha a disposizione, diversamente adatta le sue idee, i suoi schemi al materiale che ha. E poi bisogna capire che sui comportamenti e sulle regole è abbastanza tedesco: non accetta compromessi neanche da quel lato lì».
Riemerge il lato umano. Ma quando ha saputo che c'era pos-sibilità di essere chiamato?
«Martedì 26 gennaio, di sera, gli ho mandato un messaggio e lui mi ha risposto: "Sono stato contattato, ma non so altro". Dopo la sconfitta della Juventus in Coppa Italia lo hanno chiamato subito. Però lui lo aveva intuito, se lo sentiva anche prima. Noi ci troviamo ogni anno a cena con quelli del Baracca Lugo, e que-st'anno mi diceva: "Forse c'è qualcosa che si muove, per me". Ma certo nessuno si aspettava la Juventus».
Che consiglio si sente di dargli?
«Non sono in grado di dare consigli a Zaccheroni: posso ascoltarlo e parlare ma non posso dargli consigli. Quando mi disse che aveva questa possibilità di andare alla Juventus gli dissi semplicemente che era gran cosa, e che faceva bene ad accettare».
08/02/2010 - pubblicato da: Fabrizio Pasi






